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15 Aprile 2026 - 11:00
Dalle partigiane a Gaza: a Verrua una serata che unisce memoria e impegno civile
Non è stata una semplice serata teatrale. A Verrua Savoia, domenica 12 aprile, si è visto qualcosa di più: un pezzo di memoria che torna a farsi presenza, e una rete di persone che prova a tenere insieme passato e presente.
Nel salone polivalente, pieno, il Collettivo Statale 590 insieme alla Biblioteca Civica “Mauro Rostagno” ha aperto il percorso verso il 25 Aprile con lo spettacolo delle Donne R/esistenti della Lomellina. In scena, le storie di chi la Resistenza l’ha fatta davvero: Dea Rota Melotti, Carla Ferro, Clotilde Giannini, Enrica Morbello Core, Gisella Floreanini, Teresa Noce. Nomi che non stanno nei manuali, ma dentro le vite.
«Pane, pace e libertà» non è stato solo teatro. È stato un modo per riportare la storia dentro i luoghi, senza retorica. Esattamente la linea che da tempo caratterizza il lavoro del collettivo: portare le grandi questioni dentro i paesi, nelle sale comunali, tra le persone.
E il punto, infatti, non è solo la memoria.
Perché mentre si raccontavano le donne della Resistenza, il filo si è allungato fino a oggi: Ilaria Alpi, Felicia Impastato, fino ai conflitti contemporanei. Fino a Gaza. Fino ai bambini palestinesi, destinatari delle offerte raccolte per il progetto “Oltre le parole”.
È qui che il Collettivo Statale 590 smette di essere un semplice organizzatore di eventi e diventa qualcosa di diverso.

Il pubblico intervenuto
Non è un’associazione strutturata, non ha una sede rigida, non cerca visibilità istituzionale. È una rete informale che si muove lungo l’asse della ex statale 590, tra collina e pianura torinese, costruendo incontri, presìdi, serate culturali e momenti di solidarietà.
Una linea chiara: rompere il silenzio. Portare dentro comunità piccole e periferiche temi che altrove restano confinati nei dibattiti astratti. Palestina, guerra, diritti, memoria.
Non a caso, negli ultimi mesi, lo stesso collettivo ha promosso iniziative dedicate proprio a Gaza, scegliendo linguaggi diversi – libri, musica, testimonianze – ma con lo stesso obiettivo: non lasciare che la distanza geografica diventi distanza morale.
A Verrua, questo approccio si è visto tutto. Prima l’intervento dell’ANPI sulle vicende locali della Resistenza, poi il teatro, poi il collegamento con il presente.
Nessuna celebrazione vuota. Nessun rituale stanco.
Piuttosto un messaggio preciso: la Resistenza non è finita. Cambiano i contesti, cambiano i nomi, ma il nodo resta lo stesso. E riguarda anche qui, anche oggi.
Il Collettivo Statale 590 si muove esattamente su questo crinale. Tra memoria e attualità. Tra territorio e mondo.
E il punto, alla fine, è tutto lì: trasformare la cultura in presa di posizione.
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