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15 Aprile 2026 - 10:43
Tigli abbattuti in Canavese, la Regione difende il sindaco: “Polemiche surreali”
La vicenda dei tigli abbattuti a Rocca Canavese esce dai confini del paese e arriva fino in Regione. E cambia scala. Non è più solo uno scontro tra amministrazione e cittadini: diventa un caso politico.
A intervenire è Roberto Ravello, vice capogruppo di Fratelli d’Italia in Regione Piemonte, che prende posizione in modo netto a sostegno del sindaco Alessandro Lajolo. «Polemiche surreali», le definisce. E aggiunge: «Pieno sostegno a chi amministra con responsabilità e coraggio». Una presa di posizione che non spegne il dibattito, ma lo irrigidisce ulteriormente.
Per capire perché, bisogna tornare a quei sei tigli che fino a pochi giorni fa segnavano l’ingresso del paese lungo la SP23. Alberi grandi, visibili, riconoscibili. «Erano il biglietto da visita», scrivono i cittadini. Oggi non ci sono più. Al loro posto, ceppi e vuoto.
Il consigliere regionale Ravello
Il taglio è stato rapido. Senza un passaggio pubblico evidente. E questo, più ancora dell’intervento in sé, ha acceso la miccia. Nei gruppi social locali si sono accumulate domande, accuse, sospetti. «Qualcuno ne sapeva qualcosa?», chiede un utente. «Assolutamente subdolo averlo fatto così di nascosto». Il tono è quello di chi non contesta solo la decisione, ma il metodo.
Il sindaco Alessandro Lajolo ha provato subito a riportare la vicenda su un piano tecnico. «Una scelta molto dolorosa, ma necessaria ed inevitabile», ha spiegato. Le piante, secondo le relazioni fitostatiche, erano gravemente ammalorate, instabili, potenzialmente pericolose. Non un intervento improvvisato, ma il risultato di valutazioni accumulate negli anni.
A supporto, anche immagini: tronchi svuotati all’interno, segni di degrado non visibili dall’esterno. «Esternamente belle, ma compromesse», insiste il sindaco. Il ragionamento è lineare: prevenire oggi per evitare incidenti domani.
Ma la linea tecnica non basta a ricucire lo strappo. Per molti cittadini il nodo resta politico. «Le decisioni andrebbero dichiarate prima alla comunità», scrive qualcuno. Non è solo una questione di sicurezza, ma di rapporto tra istituzioni e territorio.
E infatti la discussione si allarga. Non riguarda più solo quei sei alberi. «Quando c’è da fare bello il centro si leva tutto. Quando c’è da tagliare nelle borgate invece non c’è mai tempo». Il sospetto è quello di scelte selettive, non sempre coerenti.
C’è anche chi contesta il principio. «Con questo ragionamento bisognerebbe abbattere tutti gli alberi lungo le strade». Una critica che mette in discussione il criterio stesso della prevenzione applicata in modo radicale.
È in questo clima che il sindaco decide di esporsi direttamente. Non solo con note ufficiali, ma con una diretta. E il tono cambia. Diventa più duro. «Si è detto di tutto: interessi personali, guadagni sulla legna, comportamenti mafiosi». Parole pesanti, che segnano il livello dello scontro. «Sono stato definito dittatore, pirla». Il passaggio dalla critica politica all’attacco personale è evidente.
Ma Lajolo non arretra. Ribadisce la linea: «Quegli alberi erano malati. Più perizie lo certificano». E rilancia sul piano della responsabilità: amministrare significa anche prendere decisioni impopolari.
Qui si innesta l’intervento della Regione. Ravello non entra nel dettaglio tecnico, ma sceglie un piano più ampio. Difende il principio. «Amministrare significa assumersi responsabilità, spesso difficili, nell’interesse della sicurezza e del bene collettivo». E attacca indirettamente i critici: «È troppo facile contestare senza conoscere i fatti».
Il punto politico è chiaro: legittimare la scelta dell’amministrazione e spostare il dibattito dalla dimensione locale a quella generale. Non più “i tigli di Rocca”, ma il tema della prevenzione. E della responsabilità pubblica.
Per rafforzare questa linea, arriva anche il riferimento a un fatto di cronaca nazionale: la morte di una bambina in Puglia, colpita dalla caduta di un albero. Un episodio tragico, che viene usato come argomento per sostenere la necessità di interventi preventivi. Il messaggio è implicito: meglio un taglio oggi che una tragedia domani.
Ma è proprio questo passaggio a segnare una frattura. Perché per una parte della comunità il problema non è la sicurezza in sé, ma come viene gestita. Informazione, trasparenza, condivisione. Elementi che, secondo molti, sono mancati.
Nel frattempo, l’amministrazione guarda avanti. È previsto un progetto di riqualificazione dell’area: nuova viabilità, ampliamento della sede stradale, piantumazione di nuovi alberi. «Un viale nuovo, bello e sicuro», promette il sindaco.
Ma il presente racconta altro. Un ingresso paese improvvisamente spoglio. Un’immagine cambiata da un giorno all’altro. E una comunità divisa.
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