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13 Aprile 2026 - 23:00
“Siamo stanchi”. Due parole, secche, senza fronzoli. E questa volta non arrivano da un comunicato dell’Opposizione di centrodestra (quei fascistoni cattivi che ce l'hanno con la sindaca e non sono costruttivi), né da un’interpellanza in Consiglio comunale. Arrivano da una cittadina qualunque, una di quelle che fino a ieri magari condivideva le foto degli eventi, dei festival, dei sorrisi istituzionali. Oggi è un altro giorno e condivide "topi". Tanti. Troppi.
L’ultima iniziativa è un volantino fai-da-te: emergenza topi, pericolo sanitario, invito a mandare foto e video al Comune. Un crowdsourcing del degrado. Manca solo l’hashtag ufficiale "#SegnalaIlTuoRatto" e ce lo aggiungiamo noi.

Dito puntato su Via Brofferio. Si segnalano topi nelle isole ecologiche. Sei. Non una svista, non un episodio isolato: un sistema. O meglio, un ecosistema. E i cittadini che diventano sentinelle, cronisti, documentaristi di una realtà che l’Amministrazione continua a raccontare come se non esistesse.
Lo fa sempre: i cittadini segnalano, i topi proliferano, il Comune… osserva. E nel frattempo chiede “più prove”. Come se servisse un processo penale per certificare che un ratto che ti passa tra i piedi esiste davvero.
Ma la verità è che questa storia non nasce oggi. È un film che va avanti da almeno due anni. E ogni volta il copione è lo stesso: stupore, rassicurazioni, qualche intervento spot e poi di nuovo da capo. Solo che nel frattempo i topi non sono rimasti fermi. Hanno generato nuove vite, hanno messo su famiglia. Da 10 sono diventato 100, mille, 3 mila...
Marzo 2026, pochi giorni fa. Via Cascina Nuova. Non un cassonetto sporco, non una siepe trascurata. Un campo. Apparentemente innocuo. Poi ti avvicini e scopri decine di tane, centinaia di top. Una metropoli sotterranea a pochi metri da una scuola.
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Bambini, famiglie, studenti. E accanto, una colonia stabile di roditori che si muove con la precisione di un orologio svizzero. Visibili a occhio nudo. E sono topi che scavano, si rincorrono, si azzuffano. Vivono. Meglio di tanti cittadini.
E mentre il consigliere Giorgio Zigiotto lanciava l’allarme, la domanda vera restava sospesa: quanto tempo ci vorrà perché qualcuno a Palazzo Civico capisca che non è più una segnalazione, ma un fenomeno strutturale?
L'ultima volta che se n'è parlato in consiglio comunale (s'intende di topi) correva il novembre dello scorso anno.
“È un fenomeno globale”, aveva sentenziando l'assessore Arnaldo Cirillo. Tradotto: tranquilli, siamo messi male… ma anche gli altri non stanno benissimo.
Una consolazione che funziona più o meno come dire a uno che ha la casa allagata: “Guarda che anche a Venezia succede”.
Poi arrivano le giustificazioni (che sono un marchio di fabbrica di questa amministrazione comunale) con il dito puntato sul clima e infatti in quella mattina dell'agosto del 2025 in centro città faceva un caldo atroce.
"Aiuto" urla una signora. "C'è un topo che attraversa la strada". Con calma. Senza fretta. Senza paura. Direzione: bar. Forse per un caffè con brioche. E lì si è capito tutto. Non è più emergenza. E' normalità.
"Era Ratatouille in vacanza a Settimo Torinese...." dirà qualcuno nel frattempo, la narrazione ufficiale non è cambiata di una virgola. Settimo continua a essere raccontata come laboratorio di futuro, città modello, esempio di innovazione.
Peccato che nel laboratorio siano entrati i topi. E abbiano preso il controllo dell’esperimento.
Domanda? La visionaria "Elena Piastra" i topi li aveva previsti? Nei suoi racconti ci entreranno pure loro, magari in uno dei racconti sulla città "attrattiva"?
Perché il punto è tutto qui: puoi raccontare la città che vuoi, ma poi c’è quella reale. Quella dei cassonetti pieni, delle aree abbandonate, delle fognature fuori controllo. Quella dove i topi non leggono i comunicati stampa. Non partecipano ai festival.
Non condividono i post. Non votano. Ma vincono.
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