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13 Aprile 2026 - 14:48
San Giusto in festa: 29 anni di carri e passione. “Il sogno? Vedere sempre più giovani coinvolti”
San Giusto Canavese ha risposto presente. Domenica 12 aprile il Carnevale ha riportato in paese quell’atmosfera fatta di colori, musica e partecipazione che da anni rappresenta uno dei momenti più sentiti dalla comunità. Non solo una sfilata, ma un evento capace di riunire famiglie, gruppi e generazioni diverse attorno a una tradizione che, nonostante le difficoltà, continua a rinnovarsi.
Lo ha sottolineato anche la sindaca sui canali ufficiali del Comune, parlando di una giornata riuscita, partecipata, simbolo di una comunità viva. Ma per capire davvero cosa c’è dietro il Carnevale, bisogna spostarsi lontano dai riflettori, nei mesi precedenti, nei capannoni e nei cortili dove prendono forma i carri allegorici.
Tra i protagonisti di questa storia ci sono i “Farinei dal Carlevè”, gruppo nato alla fine degli anni Novanta e oggi guidato da Sergio Leone, che rappresenta la memoria storica del progetto. Il suo racconto è quello di una passione che dura da quasi trent’anni e che non si è mai fermata.
“Noi siamo partiti nel 1997, con un carro molto semplice”, spiega. “All’inizio erano cose piccole, quasi improvvisate. Poi, anno dopo anno, siamo cresciuti. Abbiamo migliorato le strutture, le scenografie, i dettagli. Oggi arriviamo a fare carri importanti, ma dietro c’è un lavoro enorme”.
Un lavoro che, come racconta, non si concentra solo nei mesi immediatamente precedenti alla sfilata. “Il Carnevale per noi non finisce mai. Appena chiudiamo le sfilate, pensiamo già all’anno dopo. Si parte dall’estate, si progettano le idee, si recuperano i materiali. Poi si lavora nei fine settimana. Non tutti, ma tanti sì. È un impegno continuo”.
Eppure, a costruire materialmente quei carri sono sempre gli stessi. “Alla fine, a lavorare siamo sempre sette, otto persone. È così da anni. Poi quando si sfila siamo in cinquanta, tutti in costume, ma la parte più pesante è quella della costruzione. E lì siamo pochi”. Una dinamica che racconta bene una delle difficoltà principali: trovare persone disposte a dedicare tempo ed energie alla parte più impegnativa.
“I giovani ci sono, partecipano, si divertono, ed è giusto così. Però la parte lavorativa è più difficile da trasmettere. Costruire un carro richiede tempo, manualità, pazienza. Non è semplice coinvolgere nuove persone in questo”. Eppure, la volontà di andare avanti resta forte. Anche perché, come sottolinea Serigio, il Carnevale è qualcosa che va oltre il singolo evento.
“Per me è importante mantenere viva questa tradizione. Io sono rimasto l’unico del gruppo iniziale del ’97. Gli altri sono arrivati negli anni, qualcuno è andato via. Ma il gruppo c’è ancora, ed è questo che conta”. Il lavoro sul carro è una vera e propria sfida tecnica.
“La parte più difficile è assemblare tutto. Devi far stare i pezzi nella sagoma giusta, perché poi il carro deve girare sulle strade. Ci sono misure da rispettare, altezze, larghezze. E poi c’è il montaggio, che deve essere preciso. È un lavoro che richiede esperienza”. A questo si aggiunge il problema dei costi. “Le difficoltà economiche ci sono. I materiali costano sempre di più. I comuni fanno quello che possono, ma non è semplice. Ogni anno bisogna inventarsi qualcosa per andare avanti”.
Nonostante tutto, il gruppo continua a crescere. E lo fa anche introducendo elementi nuovi, capaci di coinvolgere il pubblico. “Quest’anno abbiamo fatto una cosa nuova: abbiamo scritto una nostra canzone, si chiama I Farinei dal Carlevè. L’abbiamo portata in tutte le sfilate e ha avuto successo. Quando la gente la canta vuol dire che funziona, che entra nella testa”.
La musica diventa così parte integrante dello spettacolo, insieme ai costumi e alle coreografie. Ma forse il segnale più importante arriva dalle nuove generazioni. “Abbiamo fatto anche un mini carro per mio figlio. Lui è appassionato, voleva guidarlo, e allora abbiamo creato qualcosa per lui. È un modo per far entrare i bambini in questo mondo, per farli crescere con questa passione”.
Un passaggio che, per Leone, è fondamentale. “Il mio sogno è vedere arrivare nuove leve, persone che vogliono dare una mano. Perché alla fine sono i giovani che fanno crescere il gruppo. Sarebbe bello vedere ogni anno sempre più gente coinvolta”. Guardando al futuro, l’orizzonte è già segnato. “L’anno prossimo facciamo 30 anni. È un traguardo importante. E credo che saremo ancora lì, nelle piazze, con un carro nuovo. Non ci fermiamo”.
Il Carnevale di San Giusto, visto da dentro, è questo: passione, sacrificio, continuità. Una tradizione che si regge su poche persone, ma che riesce ancora a coinvolgere un intero paese.
Domenica 12 aprile, tra coriandoli e musica, tutto questo è diventato visibile. Ma dietro ogni carro c’è molto di più: mesi di lavoro, notti passate a sistemare dettagli, discussioni, idee, prove. E soprattutto, una convinzione che resiste nel tempo: che il Carnevale non sia solo una festa, ma una storia da portare avanti.

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