AGGIORNAMENTI
Cerca
Attualità
13 Aprile 2026 - 14:08
La vita nello spazio raccontata da chi la conosce direttamente
La navetta spaziale Orion, della quale si è tanto parlato nelle scorse settimane, è ora tornata sulla Terra. Se n’era parlato anche a Pont perché, nel suo viaggio verso la Luna, insieme ai quattro astronauti ha portato con sé anche una targhetta che ricorda Alberto Valle, ingegnere di Thales Alenia Space, che al Progetto Orion aveva lungamente lavorato.
Alberto Valle era di Pont e nel suo paese è arrivato, pochi giorni prima che la missione Artemis 2 avesse inizio, l’astronauta Umberto Guidoni. L’idea di invitarlo era venuta qualche tempo fa ad uno dei consiglieri di maggioranza, Bruno Pecolatto. Visto che questa primavera (per la precisione il 21 aprile) Alberto avrebbe compiuto 60 anni, la presenza di Guidoni è diventata l’occasione per rendergli omaggio.
L’astronauta era accompagnato da due manager della Thales Alenia Space: Franco Fenoglio e Marcella Salussolia, moglie del defunto ingegnere pontese. Hanno tenuto una conferenza serale per il pubblico adulto al salone polivalente mentre il giorno successivo è stato dedicato agli studenti: al mattino hanno incontrato gli alunni di quinta elementare delle scuole di Pont, Sparone e Locana e gli allievi di terza media di Pont, Locana e Cuorgnè; nel pomeriggio si sono spostati a Rivarolo.
L’accoglienza verso l’astronauta è stata calorosa ed accompagnata da una serie di sorprese: il titolare del Bed & Breakfast in cui ha dormito (in un edificio ristrutturato di Via Sparone, nel centro storico) aveva preparato un breve video di benvenuto incentrato ovviamente sul tema dello spazio mentre il dottor Franco Bosio, medico in pensione ed esperto di enigmistica di fama nazionale, gli ha dedicato un rebus illustrato dall’artista pontese Ylenia Querio.
Introducendo la serata, il sindaco di Pont Paolo Coppo ha dichiarato: “E’ un privilegio avere qui un uomo che ha visto la terra da un punto di vista che a noi non è concesso” aggiungendo “Virtualmente è presente anche un nostro concittadino scomparso troppo presto e che tutti ricordiamo”.
E’ stata una serata interessante, servita a chi vi ha assistito per capire meglio e seguire con maggior interesse e maggiori conoscenze la missione Artemis 2. Insieme agli accenni sulla storia e sulle prospettive future delle spedizioni spaziali, Guidoni ha infatti raccontato la vita nello spazio come può fare solo chi l’ha vissuta direttamente: emozioni, sensazioni e naturalmente problemi.
Vedere il sole bianco anziché giallo ed un cielo nero anche di giorno; assistere a fenomeni naturali di ogni genere (“Il più spettacolare è l’aurora boreale”); scrutare la Terra , che dalla cupola della navetta è possibile osservare molto bene e fotografare: sono alcune delle esperienze concesse a chi viaggia nello spazio. Sin dagli esordi delle missioni Apollo, una delle cose che più avevano colpito gli astronauti era stata la visione del nostro pianeta dall’alto e succede anche oggi: “Si vedono benissimo – ha confermato Guidoni - le tempeste di sabbia, gli uragani, le eruzioni vulcaniche, lo smog; spicca in modo vistoso la differenza tra le aree verdi e quelle devastate dalla deforestazione. Ciò che di giorno non si riesce a scorgere sono le città ma di sera le loro luci artificiali coprono distese immense. Naturalmente la situazione cambia in modo radicale a seconda della densità abitativa e delle condizioni di vita nelle diverse aree del pianeta: il Nordafrica è praticamente buio mentre l’Europa continentale ed in modo particolare la Pianura Padana presentano una concentrazione luminosa impressionante”.
La vita in orbita è tutt’altro che semplice ed uno degli aspetti che più colpisce l’immaginazione dei profani – accade fin dalle missioni di fine Anni Sessanta - è l’assenza di gravità. “Dentro una navicella spaziale – ha spiegato Guidoni- vengono effettuati esperimenti impossibili sulla Terra. E’ un laboratorio davvero unico: si può lavorare sul soffitto, galleggiare nell’aria… Certo per la vita quotidiana le cose sono un po’ più complicate”. Nelle ore diurne occorre proteggere il viso indossando una particolare visiera; i sedili non sono esattamente delle comode poltrone; mangiare e dormire non è facile. “Il cibo può essere solo disidratato e contenuto in confezioni di plastica. Si è provato a coltivare delle piantine di verdura ma il sapore lasciava a desiderare”. Il lavoro a bordo è molto intenso: non esistono giorni di festa ed anche nei momenti di relax occorre fare i conti con gli spazi ristretti, la necessità di ancorarsi, la scarsità di oggetti che è possibile portare con sé. Rilassarsi però è indispensabile e “qualche miglioramento c’è stato rispetto alle prime missioni. Allora tutte le attività erano programmate momento per momento; oggi c’è maggior flessibilità, ferma restando la necessità di portare a termine quanto stabilito”.
Per il corpo il momento più critico è quello del rientro in atmosfera, con le gambe che diventano via via sempre più pesanti. Una volta riapprodati al suolo, è difficile riprendere a camminare perché i muscoli si sono intorpiditi. D’altra parte l’esperienza di viaggiare nello spazio vale i sacrifici richiesti… “Lo spazio fa sempre più parte della nostra vita – ha sottolineato Guidoni – Pensate ai navigatori, ai telefoni cellulari. Con Artemis 2 gli esseri umani tornano ad orbitare intorno alla Luna ma l’obiettivo è riprendere gli sbarchi e stabilire sul nostro satellite delle basi in cui installarsi e lavorare. Le future missioni punteranno a raggiungere il Polo Sud, che non conosciamo perché le navicelle Apollo atterravano nella zona dell’Equatore. Si comincerà con una permanenza di qualche giorno per poi arrivare a vari mesi, con la possibilità di utilizzare le ingenti risorse lunari. In realtà si era pensato di raggiungere Marte ma - oltre agli altri problemi – ci sarebbe quello della distanza: "Il pianeta rosso si trova in un’altra orbita ed occorrerebbero sei mesi per andare e sei per tornare. Considerando un anno di permanenza, il viaggio durerebbe complessivamente un biennio. Pensare alla Luna è più realistico: tutto quello che si sperimenterà lì servirà per compiere il passo successivo”. La sua fiducia nel futuro l’ha espressa concludendo con una citazione: “La Terra è la culla dell’umanità ma non si può rimanere sempre nella culla!”.

Gli ingegneri Franco_Fenoglio e Marcella Salussolia
Gli ingegneri Franco Fenoglio e Marcella Salussoglia di Thales Alenia Space hanno approfondito gli aspetti tecnici, com’era naturale visto il loro ruolo.
Fenoglio, Manager dei Programmi di Esplorazione Planetaria Umana ed in particolare dei Progetti Lunari attinenti al Programma Artemis, lavora in Thales dal 1990, quando ancora si chiamava Aeritalia. “Da allora abbiamo cambiato nome 6 o 7 volte – ha detto – ma l’azienda è rimasta la stessa. Fin dagli Anni Ottanta siamo un centro di eccellenza mondiale per infrastrutture e moduli e, nell’ambito dell’accordo tra l’Agenzia Spaziale Italiana (ASI) e la NASA, stiamo progettando il Modulo Abitativo Multiuso, che permetterà agli astronauti di vivere sulla Luna in sicurezza, proteggendoli dalle condizioni estreme di quell’ambiente (le temperature giornaliere variano fra +135° e – 250°) e con il maggior confort possibile: non è facile riuscirci!”. Una presenza continuativa sul nostro satellite comporterebbe problemi logistici, con la necessità di rifornimenti regolari e di recupero dei materiali di scarto: sarà il compito svolto dal Modulo Cargo Pressurizzato Cygnus, altro progetto cui sta lavorando Thales. Ribadendo il peso della presenza italiana nel settore aerospaziale, Fenoglio ha sottolineato che “su 135 voli Shuttle effettuati, 63 hanno trasportato hardware sviluppato dai nostri team. Ci è capitato di lavorare per mesi direttamente al Kennedy Space Centre e di farlo in completa autonomia”. Anch’egli ha ribadito che “La luna è uno step intermedio: l’obiettivo ultimo è Marte. Siamo già pronti per i nuovi sviluppi, che coinvolgeranno piccole e medie imprese del territorio. La tecnologia conta ma la vera forza sono la passione ed il lavoro svolto insieme”.
Marcella Salussoglia, Program Manager di <Lunar I-Hab>, ha messo in evidenza il legame anche simbolico tra il programma Apollo di sessant’anni fa ed il progetto Artemis: “Artemide è la sorella gemella di Apollo ed un nome femminile è appropriato visto che gli equipaggi saranno composti da uomini e donne. Il programma Apollo però era figlio della Guerra Fredda e di una sola nazione mentre Orion è frutto di una collaborazione fra più Paesi”.
Con i tempi che corrono, suona confortante pensare che almeno in alcuni settori la cooperazione internazionale continui a sussistere!
Passando a spiegare le caratteristiche di Orion ha spiegato che dev’essere “più piccolo e più leggero delle navette precedenti e questo significa anche avere spazi interni ancora meno ampi degli attuali. Non potremo arredarlo però per funzionare dovrà essere abitabile… per questo è molto importante che ci confrontiamo con gli astronauti – e lo stiamo facendo - perché sono loro che li utilizzano e loro che in base all’esperienza possono fornire suggerimenti preziosi. Gli esseri umani devono essere al centro sin dalle prime fasi: non bisogna aspettare di aver progettato tutto e speso grosse cifre in prototipi. Oggi poi è possibile testare gli equipaggiamenti con materiali che costano poco ma danno i medesimi risultati”.
Edicola digitale
Ultimi Video
LA VOCE DEL CANAVESE
Reg. Tribunale di Torino n. 57 del 22/05/2007. Direttore responsabile: Liborio La Mattina. Proprietà LA VOCE SOCIETA’ COOPERATIVA. P.IVA 09594480015. Redazione: via Torino, 47 – 10034 – Chivasso (To). Tel. 0115367550 Cell. 3474431187
La società percepisce i contributi di cui al decreto legislativo 15 maggio 2017, n. 70 e della Legge Regione Piemonte n. 18 del 25/06/2008. Indicazione resa ai sensi della lettera f) del comma 2 dell’articolo 5 del medesimo decreto legislativo
Testi e foto qui pubblicati sono proprietà de LA VOCE DEL CANAVESE tutti i diritti sono riservati. L’utilizzo dei testi e delle foto on line è, senza autorizzazione scritta, vietato (legge 633/1941).
LA VOCE DEL CANAVESE ha aderito tramite la File (Federazione Italiana Liberi Editori) allo IAP – Istituto dell’Autodisciplina Pubblicitaria, accettando il Codice di Autodisciplina della Comunicazione Commerciale.