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13 Aprile 2026 - 13:12
Boccardo di San Mauro, ex soci sul piede di guerra: “Vogliono portarci via anche i mobili”
A San Mauro Torinese continua il braccio di ferro tra il direttivo del centro sociale Boccardo e alcuni ex soci. L'associazione legata alla rete nazionale Arci ha infatti minacciato negli scorsi giorni di portare via anche i mobili dalla vecchia sede di via Del Porto, lasciando sì i locali in mano ai membri usciti dal circolo, ma consegnando a loro le stanze completamente vuote.
La vicenda ha avuto inizio lo scorso dicembre, quando il Boccardo ha vinto il bando per trasferirsi nella ex sede del Cral al parco Einaudi, di proprietà del Comune ma rimasta sfitta dal 2022. Lo storico circolo sanmaurese era stato infatti costretto a chiudere i battenti in seguito ai forti aumenti dei costi dell'energia e di gestione dopo lo scoppio della guerra in Ucraina.
Il Boccardo ha trovato quindi una nuova sede, ma questo spostamento ha provocato un'ondata di malcontento tra diversi iscritti del circolo. Si tratta infatti di un'associazione rivolta prevalentemente a persone anziane, alcune ultraottantenni, spesso in difficoltà a spostarsi in un'altra zona della città.
La polemica si trascina ormai da mesi e ha segnato una frattura profonda all’interno del circolo. Già nelle fasi iniziali del trasferimento, diversi soci avevano contestato il metodo con cui era stata presa la decisione, ritenuta troppo calata dall’alto e senza un reale coinvolgimento dell’assemblea. Il voto favorevole allo spostamento, arrivato a inizio dicembre, non ha ricomposto le tensioni: al contrario, ha portato all’uscita di decine di iscritti e alla nascita di un gruppo di ex soci deciso a proseguire altrove l’esperienza associativa. Nel frattempo, il confronto si è spostato dal piano politico e statutario a quello più concreto della gestione degli spazi e dei beni, con accuse reciproche e un clima sempre più teso.
Una possibile soluzione, almeno temporanea, è arrivata negli scorsi mesi. Il regolamento comunale non prevede infatti che un'associazione possa avere più di una sede nei locali pubblici. Per un periodo di tempo limitato, però, gli ex soci del Boccardo verrebbero accolti dal SEA (Servizio Emergenza Anziani), associazione di volontariato per la Terza età guidata da Anna Mazzucco. Per sei mesi, gli “ex Boccardo” potrebbero così restare all'interno dei locali di via Del Porto, con l'obiettivo di fondare una nuova associazione e di partecipare a un futuro bando per l'assegnazione del locale pubblico.

La vecchia sede di via Del Porto
Ma è proprio sugli arredi che lo scontro si è riacceso con forza. Nei giorni scorsi, un gruppo di ex soci guidato da Massimo Bovolenta ha inviato al Comune una comunicazione formale indirizzata alla sindaca, alla giunta e ai consiglieri comunali. Nel documento ,si contesta l’intenzione del direttivo del Boccardo di trasferire nella nuova sede anche mobili, attrezzature e il bancone del bar, svuotando di fatto i locali di via Del Porto. Una scelta giudicata inaccettabile, anche alla luce delle rassicurazioni che sarebbero state fornite dall’amministrazione durante un incontro avvenuto a fine marzo.
«Il Boccardo – ha fatto sapere Bovolenta – non ha alcun titolo per portarsi via anche i mobili. Questo non è previsto da nessun regolamento». Nella lettera, gli ex soci chiedono esplicitamente un intervento del Comune per impedire la rimozione degli arredi, ritenuti parte di un patrimonio destinato alla collettività e indispensabili per garantire continuità a un servizio sociale attivo da oltre quarant’anni.
La partita, dunque, è tutt’altro che chiusa. Il trasferimento al parco Einaudi è ormai definito, ma resta aperto il nodo della vecchia sede e del suo futuro. Da una parte il direttivo del Boccardo, deciso ad andare avanti nel nuovo corso; dall’altra un gruppo di ex soci che rivendica il diritto di mantenere vivo uno spazio storico di socialità per la città. In mezzo, il Comune, chiamato ora a prendere posizione su una vicenda che non riguarda più solo un circolo, ma il destino di un presidio sociale costruito negli anni.

La lettera inviata al Palazzo Civico
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