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13 Aprile 2026 - 11:42
Quando la musica racconta il razzismo: a Valperga una serata tra emozione e jazz
C’è un modo diverso per raccontare la storia. Non attraverso i libri, non solo con le parole, ma con la forza immediata della musica. È quanto accaduto sabato 11 aprile a Valperga, dove una serata culturale ha scelto di affrontare il tema della discriminazione razziale utilizzando il linguaggio universale del canto e del jazz, trasformando un evento artistico in un momento di riflessione collettiva.
L’iniziativa, ospitata dal circolo Arci “Spazi di Società”, nasce da un’idea precisa: riportare al centro la figura di Sonny Taylor, musicista originario di Trinidad che per anni ha vissuto a Ivrea, lasciando un segno profondo nel panorama musicale locale. Taylor non era solo un interprete, ma un ponte tra culture, capace di fondere il patrimonio jazz americano con una forte componente ritmica e identitaria. La sua musica era già, di per sé, un racconto di migrazione, incontro e trasformazione.
A raccogliere questa eredità è oggi la figlia Maya Taylor, impegnata in un lavoro di divulgazione che va oltre la memoria familiare. Il suo obiettivo è trasformare quell’esperienza in uno strumento educativo, coinvolgendo le nuove generazioni. Non a caso, il progetto ha trovato terreno fertile nella collaborazione con il liceo Gramsci di Ivrea, dove studenti e docenti hanno contribuito a costruire una serata capace di unire conoscenza e sensibilità.
Il risultato è stato un evento articolato, costruito su più livelli. Alla cena iniziale è seguita una parte più propriamente culturale, in cui si sono alternati interventi di studiosi e momenti musicali. Un dialogo continuo tra parole e note, tra analisi e emozione.
La professoressa Laura Bonato, docente di Antropologia culturale all’Università di Torino, ha offerto una chiave di lettura storica e sociale del fenomeno della discriminazione. Il suo intervento ha messo in luce come il razzismo non sia un fatto isolato o episodico, ma un processo radicato nelle dinamiche culturali e nei rapporti di potere che hanno attraversato i secoli.
Accanto a lei, lo psicologo Francesco Martorana ha affrontato il tema da un punto di vista diverso, più vicino alla dimensione individuale e collettiva. Il suo contributo ha analizzato il legame tra pregiudizio, discriminazione e costruzione sociale dell’identità, evidenziando come questi elementi siano spesso il risultato di paure e meccanismi inconsci, alimentati nel tempo da contesti storici e culturali complessi.
Ma è stata la musica, come previsto, a diventare il filo conduttore della serata. Gli interventi vocali, curati da Erika Pea, hanno visto protagonisti giovani studenti del liceo Gramsci: Emma Leomagno, Simone Lucca Barbero, Celeste Moschetta e Sveva Rosotto. Le loro interpretazioni hanno dato voce a un repertorio che affonda le radici nel blues e nel gospel, generi nati proprio dall’esperienza storica della discriminazione e della schiavitù.
Non semplici esecuzioni, ma momenti intensi, capaci di trasmettere emozioni profonde. Perché in quelle canzoni c’è una memoria collettiva, fatta di dolore, resistenza e speranza. E portarla sul palco, attraverso le voci dei giovani, significa anche restituirle una nuova attualità.
La serata ha raggiunto il suo apice con il concerto finale del gruppo di improvvisazione dell’associazione Liceo Musicale di Rivarolo Canavese, guidato dal chitarrista Claudio Lodati, uno dei nomi più autorevoli del jazz italiano.
Il gruppo rappresenta un’esperienza didattica unica nel suo genere. Sette musicisti, età diverse, percorsi formativi differenti, uniti da un progetto comune. Il più giovane, il quattordicenne Nicholas Bellone, alla batteria, accanto a musicisti già avviati a percorsi accademici nei conservatori. Un insieme eterogeneo che trova nella musica un punto di incontro.
Sul palco si sono alternati strumenti e voci, in una costruzione sonora che ha saputo fondere tecnica e sensibilità. Il chitarrista Lorenzo Filipozzi, il bassista Andrea Guido, il flautista Sem Panero, la pianista Alessia Petrocca, insieme alle voci di Ilaria Guido e Fabiana Beneitone, hanno dato vita a una narrazione musicale capace di attraversare epoche e significati.
Il repertorio, ispirato al blues e al gospel, ha accompagnato il pubblico in un viaggio che parte dalla storia della colonizzazione e arriva fino alla nascita del jazz. Un percorso che mostra come la musica sia stata, e continui a essere, uno strumento di espressione e di riscatto.
Ciò che ha colpito non è stata solo la qualità dell’esecuzione, ma la capacità di trasformare un concerto in un racconto. Ogni brano, ogni improvvisazione, contribuiva a costruire un filo narrativo coerente, in cui la dimensione artistica si intrecciava con quella storica e sociale.
Il pubblico ha seguito con attenzione, partecipando non solo con l’ascolto, ma con una presenza emotiva evidente. In sala si percepiva la consapevolezza di essere di fronte a qualcosa di diverso: non un semplice evento musicale, ma un’esperienza culturale completa.
In un tempo in cui il dibattito sul razzismo rischia spesso di ridursi a slogan o contrapposizioni, iniziative come questa dimostrano che esiste un’altra strada. Quella della conoscenza, dell’ascolto e della condivisione. La musica, in questo senso, diventa un linguaggio privilegiato. Non impone, non divide, ma invita a riflettere. E lo fa in modo diretto, senza filtri.
La serata di Valperga si inserisce così in un percorso più ampio, che vede sempre più spesso il mondo culturale e quello educativo collaborare per affrontare temi complessi. Non a caso, il progetto proseguirà: il gruppo del Liceo Musicale tornerà sul palco il 7 giugno al teatro Belloc di San Giorgio Canavese, con un programma diverso, capace di spaziare dal jazz al pop.
Un appuntamento che promette di confermare quanto visto a Valperga: la capacità della musica di unire, raccontare e far pensare.





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