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12 Aprile 2026 - 22:12
Giuseppe Damato ce l'ha fatta: a 90 anni fa il record del mondo alla Maratona di Milano
C’è un’età in cui molti rallentano, e poi c’è Giuseppe Damato, che a 90 anni corre una maratona, batte un record mondiale e all’arrivo si concede perfino il lusso di dire di non essere troppo stanco.
È una di quelle storie che colpiscono perché non parlano soltanto di sport, ma di disciplina, tenacia e capacità di reinventarsi quando la vita cambia direzione.
A Milano, il 90enne torinese ha fermato il cronometro a 4 ore 30 minuti e 30 secondi, stabilendo il nuovo record mondiale di maratona per un atleta ultra novantenne. Un risultato di assoluto rilievo, ancora più significativo se confrontato con il precedente primato: 6 ore 14 minuti e 44 secondi, detenuto dall’italiano Antonio Rao, che aveva completato i 42 chilometri e 195 metri alla Maratona di Roma nel 2023.
Il numero, da solo, impressiona. Ma a rendere davvero straordinaria l’impresa di Damato è il contesto umano che la accompagna. Intervistato al traguardo, ha raccontato di non sentirsi neppure troppo affaticato, attribuendo parte del merito ai suoi “angeli custodi”: i nipoti, che lo hanno seguito e vegliato per tutta la durata della gara. È un dettaglio che restituisce il senso più autentico di questa impresa. Dietro il record non c’è soltanto la prestazione atletica, ma una rete familiare, un sostegno affettuoso e concreto, la presenza silenziosa di chi accompagna senza togliere nulla al merito di chi corre.
Se il record lascia a bocca aperta, c’è un altro particolare che rende la vicenda ancora più sorprendente: Giuseppe Damato ha iniziato a correre soltanto a 73 anni. Un’età in cui, per molti, l’idea di cominciare una nuova disciplina appare improbabile. Per lui, invece, è stata l’alba di una seconda vita sportiva. Prima della corsa, la sua grande passione era la bicicletta. Poi un incidente ha cambiato il corso delle cose. “Mia moglie mi disse che dovevo smettere. Così ho lasciato la bici e ho iniziato a correre”, ha raccontato con semplicità. Una decisione nata quasi per necessità, diventata nel tempo una straordinaria opportunità. E i risultati si videro subito: alla sua prima maratona chiuse in 3 ore e 40 minuti, un tempo che già allora raccontava molto della sua struttura fisica, della sua resistenza e di una predisposizione naturale alla fatica ben gestita.
Quella di Milano è stata la sua 17ª maratona. Un traguardo che da solo basterebbe a definire una carriera sportiva tardiva ma eccezionale. Damato, però, non è il simbolo di un exploit isolato: è l’esempio di una continuità rara, costruita giorno dopo giorno. Da quando ha iniziato, non si è più fermato. Continua a correre con regolarità e non ha mai abbandonato neppure il tennis, che pratica ancora un paio di volte alla settimana. Una routine che racconta molto più di qualsiasi slogan sull’invecchiamento attivo: qui non c’è retorica, c’è una quotidianità fatta di movimento, abitudine e volontà.
In realtà, lo sport accompagna Damato da sempre. Già da ragazzo si era distinto in bicicletta con imprese di tutto rispetto: il viaggio da Torino a Napoli in quattro giorni e le scalate dei principali passi dolomitici, luoghi ai quali è rimasto legato fin dall’infanzia. Il suo fisico asciutto da scalatore — 1 metro e 60 per 49 chili — sembra raccontare una coerenza rimasta intatta nel tempo. Anche nella vita professionale, del resto, Damato non è mai stato fermo: per anni ha guidato una piccola azienda di parquet, mantenendo uno stile di vita dinamico e operativo. È forse proprio qui uno degli aspetti più interessanti della sua storia: il record di Milano non appare come un miracolo improvviso, ma come il frutto naturale di un’esistenza trascorsa in movimento, con il corpo allenato alla resistenza e la mente abituata a non arrendersi.
Chi immagina che un record del genere possa bastare a saziare l’ambizione sportiva di Damato, probabilmente, lo conosce poco. Il suo sguardo è già rivolto al prossimo appuntamento: il 19 correrà una mezza maratona a Torino. E non solo. L’obiettivo dichiarato è tornare a Milano nel 2027 per migliorare ancora il suo stesso record. È questo, forse, il passaggio più potente della sua impresa: non il tempo finale, non il confronto con il primato precedente, ma la naturalezza con cui un uomo di 90 anni parla del futuro. In un tempo spesso ossessionato dai limiti, Giuseppe Damato ricorda che l’età può segnare un dato anagrafico, non necessariamente il confine delle possibilità. La sua corsa milanese vale come record, certo, ma anche come lezione pubblica. Misurata, concreta, senza enfasi inutile. Perché a volte le storie più forti non hanno bisogno di essere gridate: basta guardare il cronometro, e poi l’uomo che lo ha battuto.
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