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Il defibrillatore “sparito” non era un furto: a Ciriè il colpevole è il vento

Allarme rientrato dopo giorni di polemiche: il DAE è salvo e custodito dalla polizia locale, ma resta il tema della sicurezza dei presidi salvavita

Il defibrillatore “sparito"

Il defibrillatore “sparito” non era un furto: a Ciriè il colpevole è il vento

Per giorni è sembrato l’ennesimo segnale di degrado, un gesto incomprensibile e grave ai danni della comunità. Un defibrillatore scomparso, una teca vuota in mezzo alla piazza, la rabbia dei cittadini e il sospetto di un furto mirato. Poi la verità, arrivata quasi in punta di piedi, ha ribaltato tutto: nessun ladro, nessun mercato nero, ma semplicemente il vento.

Il caso del DAE di piazza Vittime del Lavoro, in Borgo Rossetti, si è risolto così, dopo giorni di ipotesi e polemiche. Una vicenda che ha tenuto banco in città e sui social, trasformando un episodio apparentemente banale in un piccolo “giallo” urbano.

A chiarire la dinamica è stato l’assessore Fabrizio Fossati, mettendo fine alle congetture. Le raffiche di vento che hanno colpito la zona nei giorni scorsi hanno abbattuto il palo su cui era installato il dispositivo salvavita. La struttura ha ceduto, la teca è finita a terra e il defibrillatore è rimasto esposto, fuori dalla sua protezione.

Una scena che, a un primo sguardo, ha fatto pensare al peggio. Quel vuoto improvviso, in un punto sensibile del quartiere, ha immediatamente acceso l’allarme. Il timore era che qualcuno avesse sottratto l’apparecchio, magari per rivenderne i componenti o le batterie, come purtroppo accade in altri contesti.

In realtà, il dispositivo non è mai stato rubato. A intervenire sono stati gli agenti della polizia locale, che durante un controllo hanno notato la situazione. Di fronte a un defibrillatore incustodito, potenzialmente esposto alle intemperie o a danneggiamenti, hanno deciso di metterlo al sicuro. Il DAE è stato quindi prelevato e portato al comando, dove si trova tuttora in custodia.

Una scelta dettata dalla prudenza e dalla necessità di preservare uno strumento fondamentale. I defibrillatori automatici esterni rappresentano infatti un presidio essenziale per la sicurezza sanitaria dei cittadini, soprattutto in aree pubbliche e frequentate. La loro presenza può fare la differenza in caso di arresto cardiaco, riducendo drasticamente i tempi di intervento.

Proprio per questo, la notizia della scomparsa aveva generato una forte reazione. Molti residenti avevano espresso preoccupazione e indignazione, temendo di essere stati privati di un dispositivo salvavita. In un quartiere popoloso come Borgo Rossetti, il DAE non è un semplice oggetto, ma una garanzia di intervento rapido in situazioni di emergenza.

Le ipotesi circolate nei primi giorni parlavano di un possibile furto mirato, legato al valore dei componenti interni, in particolare delle batterie. Un fenomeno che, in alcune realtà, ha già colpito infrastrutture pubbliche e dispositivi elettronici. Ma a Ciriè, questa volta, la realtà si è rivelata molto diversa.

Il “colpevole” è stato il maltempo. Le raffiche di vento, particolarmente intense, hanno compromesso la stabilità della struttura, provocandone il cedimento. Un evento che evidenzia un aspetto spesso sottovalutato: la vulnerabilità delle installazioni urbane di fronte a fenomeni atmosferici sempre più frequenti e intensi.

Ora l’attenzione si sposta sul ripristino. La colonnina che sosteneva il defibrillatore dovrà essere sistemata e messa nuovamente in sicurezza, prima che il dispositivo possa tornare al suo posto. L’obiettivo è ripristinare nel più breve tempo possibile la piena operatività del presidio.

La vicenda lascia però anche una riflessione più ampia. Da un lato, mette in evidenza la rapidità con cui un episodio può trasformarsi in allarme pubblico, alimentato da informazioni parziali e dalla percezione di insicurezza. Dall’altro, sottolinea l’importanza di comunicazioni tempestive e precise, per evitare fraintendimenti e tensioni inutili.

Alla fine, resta un sospiro di sollievo. Il defibrillatore è integro, funzionante e pronto a essere reinstallato. La comunità non ha perso un presidio fondamentale, e la paura di un gesto deliberato lascia spazio a una realtà meno inquietante.

Ma resta anche la consapevolezza che strumenti come questi devono essere non solo presenti, ma anche protetti e monitorati. Perché, al di là del “giallo” risolto, il valore di un DAE si misura nella sua disponibilità immediata, nel momento in cui serve davvero. A Ciriè, per fortuna, quella disponibilità non è mai venuta meno. E il defibrillatore di piazza Vittime del Lavoro tornerà presto al suo posto, pronto a fare ciò per cui è stato installato: salvare vite.

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