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Galline destinate al macello: possono vivere 10 anni ma vengono uccise dopo 2. Ecco come fare per salvarle

In Piemonte nasce una rete di adozioni che salva le galline ovaiole dallo sfruttamento industriale

Lauriano

Adottare galline in pensione

Gallina vecchia fa buon brodo? Non in questo caso. Gallina vecchia diventa una buona amica. È la realtà raccontata da Chiara Grasso, etologa di Lauriano e presidente dell’associazione ETICOSCIENZA, che guida il progetto “Galline in pensione”, nato per offrire una seconda vita alle galline ovaiole considerate “scarto” dall’industria.

“Loro sarebbero state tritate insieme a decine di migliaia di altre galline ogni giorno – racconta Grasso – ma grazie al progetto Galline in pensione, hanno la possibilità di iniziare una nuova vita. Possono vivere libere, rispettate e amate, circondate dall’affetto delle famiglie che le adottano”.

 

Nell’industria delle uova, dopo circa due anni, le galline sono giudicate non più produttive e vengono uccise: tritate insieme a migliaia di altre ogni giorno. Non perché siano malate o vecchie, ma solo perché la loro produzione non è più sufficiente agli standard industriali. “Non si tratta di malattia o vecchiaia – spiega Grasso – ma di logiche industriali che scartano vite vive, pronte a dare ancora tanto”.

Così animali che potrebbero vivere fino a 8-10 anni vengono destinati alla macellazione, una realtà cruda e poco conosciuta dai consumatori, nascosta dietro ciò che ogni giorno troviamo sugli scaffali dei supermercati.

Il progetto nasce proprio per cambiare questo destino. “Sono galline che arrivano dagli allevamenti e che per due anni hanno vissuto producendo uova – continua Chiara Grasso – Oggi, grazie a centinaia di famiglie, possono vivere una vita libera, rispettata e circondata da amore”.

Adottare galline in pensione

Perché adottare

Il progetto permette alle galline di lasciare l’allevamento e vivere libere, rispettate e amate dalle famiglie adottive. “Adottare una gallina in pensione non significa prendere qualcosa ‘gratis’ – spiega Grasso – Significa assumersi la responsabilità della sua salute, della sua sicurezza e del suo benessere per tutti gli anni che le restano da vivere. È un gesto di grande valore, che dà dignità a vite che altrimenti sarebbero scartate”.

Adottare è anche una scelta etica e politica. “Perché comprare galline ornamentali di moda o far nascere nuovi pulcini, quando milioni di galline vengono uccise ogni anno solo perché considerate non abbastanza produttive? Adottare è una piccola grande presa di posizione contro lo sfruttamento animale”, sottolinea Grasso.

Come partecipare

L’allevamento che cede le galline non riceve alcun compenso. Tutto è gestito su base volontaria, senza incentivare in alcun modo l’industria ovaiola.

Chi desidera adottare deve leggere, compilare e firmare il regolamento e il modulo entro il 20 aprile, inviandolo alla veterinaria coordinatrice del progetto (Clicca qui). La consegna delle galline avverrà il 29 maggio a Cafasse (Piemonte).

“Se anche voi avete l’opportunità di ospitare delle galline anziane in pensione – spiega Grasso – potete farlo fino a fine aprile, aderendo al progetto. In questo modo possiamo salvare quante più galline possibile e regalar loro una nuova chance”.

Ogni famiglia può adottare fino a cinque galline, con un massimo di 15 animali per auto durante eventuali staffette. Tutti i dettagli sono contenuti nel regolamento ufficiale.

L’invito di Chiara Grasso: “Unitevi alle centinaia di famiglie che hanno già adottato – conclude Grasso – e lasciatevi conquistare dall’amore, dall’intelligenza e dalla curiosità di queste galline. Adottare non è solo un gesto di cura: è un atto di civiltà e rispetto per la natura, un’opportunità per cambiare il destino di un animale e il nostro modo di guardare al mondo”.

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