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09 Aprile 2026 - 16:16
Torino polo dei caccia, Rifondazione Comunista attacca: “Priorità sbagliate”
Il rafforzamento del ruolo di Torino all’interno del programma internazionale Gcap, legato allo sviluppo dei caccia di nuova generazione, accende lo scontro politico in Piemonte. Dopo le notizie sui nuovi investimenti e sulla centralità del capoluogo come hub industriale e tecnologico, arriva la presa di posizione di Rifondazione Comunista, che attacca duramente quello che definisce un cambio di modello produttivo.
A intervenire è il segretario regionale Alberto Deambrogio, che parla apertamente di una deriva verso una “economia di guerra”. Secondo l’esponente politico, mentre il territorio affronta criticità strutturali – dalla sanità pubblica alle difficoltà economiche delle famiglie – le scelte industriali e politiche starebbero privilegiando investimenti nel settore della difesa, come quelli legati ai nuovi caccia Gcap e ai contratti assegnati alla joint venture Edgewing.
Nel mirino finiscono soprattutto le priorità di spesa. Deambrogio sostiene che si stia scegliendo di destinare risorse ingenti a progetti militari invece che a settori come la transizione ecologica, il trasporto pubblico o la messa in sicurezza del territorio. Una critica che si inserisce in un dibattito più ampio, già aperto a livello nazionale ed europeo, sul ruolo dell’industria della difesa nelle politiche economiche.
Il punto sollevato riguarda anche il futuro del sistema produttivo piemontese. Secondo Rifondazione Comunista, la crescente centralità del comparto militare rischia di ridefinire l’identità industriale della regione, storicamente legata a produzioni civili e manifatturiere. Una trasformazione che, nella lettura del partito, coinvolgerebbe anche università, centri di ricerca e piccole e medie imprese, sempre più inseriti nella filiera della difesa.

Deambrogio, PRC
Nel comunicato si contesta inoltre il ricorso al concetto di “sovranità tecnologica”, utilizzato – secondo Deambrogio – per giustificare investimenti pubblici rilevanti nel settore militare. Una visione che, per il partito, rischierebbe di subordinare le scelte industriali a logiche legate al complesso militare-industriale, a scapito di altre priorità sociali.
Rifondazione Comunista rilancia quindi la proposta di una riconversione civile della produzione, chiedendo che le competenze tecnologiche e industriali presenti sul territorio vengano orientate verso ambiti considerati strategici per il benessere collettivo, come la sostenibilità ambientale, i servizi pubblici e l’innovazione in settori non legati alla difesa.
Il tema, tuttavia, resta complesso e divisivo. Da una parte c’è chi vede nel programma Gcap e negli investimenti collegati un’opportunità per rafforzare il ruolo industriale e tecnologico del Piemonte a livello internazionale. Dall’altra, emergono posizioni critiche che mettono in discussione l’impatto sociale e le priorità di questo modello di sviluppo.
Il confronto è destinato a proseguire, anche alla luce delle ricadute economiche e occupazionali che progetti di questa portata possono generare. Ma il nodo politico è già chiaro: quale direzione deve prendere il sistema industriale piemontese nei prossimi anni.
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