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08 Aprile 2026 - 19:08
lontano
Ci sono storie che iniziano con un “forse faccio una domanda stupida” e finiscono per raccontare molto più di quello che sembra. Succede a Settimo Torinese, città "bella da vivere", amministrata dalla "visionaria" sindaca Elena Piastra, dove una semplice notifica da ritirare diventa il pretesto per scoprire che, a volte, tra teoria e pratica c’è di mezzo qualche centinaio di metri di troppo.
La scena è questa: nuova residente, nuova città, nuova sede della Polizia Locale in via Schiapparelli. Tutto nuovo, insomma. Peccato che la domanda sia vecchia come il mondo: “se non hai la macchina, come ci arrivi?”.
E lì si apre il sipario. Perché la risposta non è esattamente immediata. Non è più il tempo della vecchia sede in via Ariosto, dove il 49 ti portava praticamente sotto casa. Qui invece si entra nel magico mondo dei percorsi alternativi: linea che passa in via Fantina, poi un tratto a piedi, magari via Montenero, oppure il sottopassaggio, oppure ancora “sono solo 150 metri” – che, tradotto dal linguaggio amministrativo a quello reale, diventano una bella passeggiata, soprattutto se hai qualche anno sulle spalle.
E mentre nei commenti qualcuno prova a costruire itinerari tratti da "google Maps", qualcun altro – con una lucidità disarmante – continua a dire la cosa più semplice: certi uffici dovrebbero stare in centro, o comunque essere facilmente raggiungibili da tutti. Non è nostalgia, è buon senso. Non è polemica, è vita quotidiana.
Il paradosso è che questa nuova sede nasce anche con le migliori intenzioni. Parliamo di un edificio moderno, costruito al posto di un ex supermercato demolito, in una zona – Borgo Nuovo – che si vuole riqualificare. Tre piani, materiali sostenibili, spazi pensati per unificare servizi che prima erano sparsi. Un investimento da circa 2,8 milioni di euro, con tanto di fondi pubblici giunti grazie al Pnrr e progetto di rilancio urbano. Sulla carta, tutto perfetto. Anzi, perfettissimo.
Poi però arriva la realtà. Quella in cui, a lavori finiti, si scopre che manca un’armeria – dettaglio non proprio secondario per un comando di polizia – e che in alcuni punti, quando piove, l’acqua s'infiltra. E già qui l’ironia si scrive da sola.
Oggi s'aggiungono le difficoltà di chi deve andarci, senza auto, magari con difficoltà, magari semplicemente contando su un servizio pubblico che dovrebbe essere, appunto, pubblico davvero.
E allora la domanda della signora smette di essere una domanda e diventa una lente d’ingrandimento. Perché mentre qualcuno risponde “basta cercare su internet”, come se il problema fosse la connessione e non la distanza, lei continua a tenere il punto: non è complicato capire come arrivarci, è complicato arrivarci davvero. Che è tutta un’altra cosa.

In fondo, la questione è tutta qui. Puoi avere un edificio nuovo, sostenibile, ben progettato, simbolo di riqualificazione. Puoi avere anche le migliori intenzioni del mondo. Ma se poi per raggiungerlo serve una combinazione di autobus, tratti a piedi e buona volontà, qualcosa si è perso per strada, a cominciare dalla "visione" della "visionaria".
E allora sì, forse la domanda iniziale era tutto tranne che stupida. Era la più concreta possibile. Quella che ogni amministrazione dovrebbe farsi prima ancora di inaugurare. Perché una città è davvero bella da vivere quando funziona anche senza macchina, quando non costringe i cittadini a fare metri e metri di strada, tra marciapiedi scassati e strisce pedonali che non si vedono.
E in mezzo a consigli non richiesti, sarcasmi delle solite truppe "cammellate" che di più stupide non se ne trovano in tutto l'universomondo, resta lei, la signora. Che non chiede privilegi, non alza i toni, non fa politica. Chiede solo una cosa semplicissima: poter arrivare. E, a ben vedere, è chiedere già abbastanza.
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