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Tagliati i tigli all’ingresso del paese del Canavese: esplode la polemica sui social

Il sindaco difende la scelta: “Decisione necessaria per la sicurezza”. Ma non tutti sono d'accordo sulle modalità dell'intervento

Tagliati i tigli all’ingresso del paese, esplode la polemica sui social

Tagliati i tigli all’ingresso del paese, esplode la polemica sui social

Sei tigli all’ingresso di Rocca Canavese non ci sono più. Tagliati, uno dopo l’altro, lungo la SP23. "Erano il biglietto da visita per chi arrivava a Rocca. E ora non resta più nulla...".

Oggi, oltre al vuoto lasciato dagli alberi, a pesare è quello tra l'amministrazione comunale del sindaco Alessandro Lajolo e i cittadini.

La reazione infatti è arrivata subito, soprattutto sui social.

Domande, accuse, sospetti nei gruppi facebook del paese.

I tigli che oggi non ci sono più sulla SP 23

“Hanno tagliato tutti i tigli di Rocca, qualcuno ne sapeva qualcosa?” scrive un utente nel gruppo locale. E poi: “Assolutamente subdolo averlo fatto così di nascosto. Alberi sani, maestosi, davano il benvenuto e ora restano dei tristi monconi…”. Il punto non è solo il taglio, ma il modo. O almeno così la leggono in molti.

Nel mezzo, la voce del primo cittadino che prova a riportare la vicenda su un piano tecnico e di responsabilità. “Quella di oggi è stata una scelta molto dolorosa, ma necessaria ed inevitabile”, scrive. E ancora: “Le piante risultavano gravemente ammalorate, instabili e potenzialmente pericolose per le persone e le cose”. Non una decisione improvvisata, insomma, ma il risultato di relazioni fitostatiche accumulate negli anni.

Le immagini pubblicate dallo stesso sindaco — un ceppo svuotato all’interno, ma c'è chi sostiene sia l'unico — servono a rafforzare la linea: alberi apparentemente sani, ma in realtà compromessi. “Queste piante, esternamente belle, celavano al loro interno malore irrimediabile causa di instabilità molto preoccupante”. E insiste: “Abbiamo scelto di assumerci la responsabilità di una decisione difficile ma necessaria: prevenire oggi un possibile incidente di domani”.

Ma la spiegazione non basta a spegnere la polemica. Per molti cittadini il problema resta politico prima ancora che tecnico. “Le decisioni andrebbero prese dichiarandole precedentemente alla comunità… non dicendosi dispiaciuto a danno fatto”, scrive un concittadino. E c’è chi allarga il discorso: “Quando c’è da fare bello il centro si leva tutto. Quando c’è da tagliare le piante che cadono nelle borgate invece non c’è mai tempo o denaro”.

Quel che resta oggi di uno degli alberi tagliati

Altri attaccano frontalmente: “Una vergogna!”, contestando la logica della sicurezza: “Sulla base di questo ragionamento bisognerebbe abbattere tutti gli alberi lungo le strade del comune”. È una critica che va oltre il singolo intervento e mette in discussione il criterio con cui si decide.

Il sindaco prova a chiudere sul futuro: “Sono già pronti nuovi alberi da mettere a dimora per ricreare un viale alberato nuovo, bello e sicuro”. Ma il presente racconta altro: un ingresso paese improvvisamente spoglio e una comunità che si divide tra chi parla di prevenzione e chi di perdita — non solo estetica, ma identitaria.

Perché quei tigli non erano solo alberi. Erano un segno. E quando spariscono, la domanda resta: sicurezza o scelta calata dall’alto?

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