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Torino trasforma quattro ex scuole in poli sociali: spazi restituiti ai quartieri

Dagli asili dismessi nuovi centri per inclusione, famiglie e giovani: investimenti e progetti fino al 2027

Torino trasforma quattro ex scuole in poli sociali: spazi restituiti ai quartieri

Torino trasforma quattro ex scuole in poli sociali: spazi restituiti ai quartieri (immagine di repertorio)

Da simbolo del calo demografico a occasione di rinascita per i quartieri. A Torino quattro ex scuole dell’infanzia, chiuse negli ultimi anni per la diminuzione degli iscritti, tornano a vivere con una nuova funzione: diventare poli dedicati al sociale, all’inclusione e alla comunità.

La Giunta comunale ha approvato la concessione degli immobili, distribuiti nelle circoscrizioni 2, 3, 5 e 8, ad altrettanti enti del terzo settore: Consulta per le Persone in Difficoltà (Cpd), Fondazione Specchio dei Tempi, Aps Chicco di Grano e Cngei Scout Torino. Un passaggio che segna un cambio di prospettiva nella gestione del patrimonio pubblico, trasformando edifici dismessi in presidi attivi sul territorio.

Secondo quanto spiegato dall’amministrazione, la trasformazione demografica è una realtà con cui la città deve fare i conti. In questo contesto, gli spazi scolastici inutilizzati diventano una risorsa da ripensare, senza perdere il legame con i quartieri e con i bisogni della popolazione.

I progetti sono diversi tra loro ma condividono una stessa direzione. In via Guidobono, l’ex scuola ospiterà la nuova sede della Cpd, con l’obiettivo di creare un vero e proprio villaggio dell’inclusione, dedicato a servizi sociali, culturali e aggregativi. L’investimento previsto è di circa un milione di euro, con avvio delle attività entro il secondo semestre del 2027.

In via Invernizio, la Fondazione Specchio dei Tempi realizzerà la sua prima sede stabile: un centro polifunzionale dedicato al contrasto della povertà educativa, al sostegno delle famiglie, alla promozione della salute e alle attività per la terza età. Il progetto parte da 791mila euro e punta a crescere fino a sfiorare i 2 milioni nei prossimi anni, con le prime attività previste nel 2027.

L’immobile di via Venaria sarà invece affidato al Cngei, che lo trasformerà in un polo educativo per bambini e ragazzi dagli 8 ai 19 anni, basato sui valori dello scoutismo e sulla partecipazione attiva. In via Brissogne, infine, l’associazione Chicco di Grano realizzerà un centro socio-culturale aperto e inclusivo, ispirato a un approccio educativo di matrice steineriana.

L’operazione, sottolineano dal Comune, conclude un percorso lungo e articolato che ha coinvolto più soggetti istituzionali e realtà del territorio. L’obiettivo è riportare vita in edifici rimasti vuoti, restituendoli ai quartieri con nuove funzioni e rafforzando la presenza di servizi di prossimità.

Anche i soggetti coinvolti vedono in questa trasformazione un passaggio strategico. Per la Consulta per le Persone in Difficoltà, il nuovo spazio rappresenta un’occasione per ampliare l’impatto delle proprie attività, mentre per Specchio dei Tempi si tratta della prima sede stabile, in un’area della città dove il bisogno sociale è particolarmente evidente. Gli scout del Cngei sottolineano la dimensione educativa e civica del progetto, mentre Chicco di Grano punta a consolidare e ampliare il lavoro già svolto negli anni.

Al di là dei singoli interventi, il significato complessivo dell’operazione è più ampio. In una città che cambia, dove il numero di bambini diminuisce e gli equilibri sociali si trasformano, anche gli spazi devono trovare nuove funzioni. Le ex scuole diventano così luoghi di incontro, supporto e partecipazione, capaci di rispondere a bisogni diversi rispetto al passato.

È una riconversione che parla di presente e di futuro insieme. Da un lato affronta il tema, spesso delicato, degli edifici pubblici inutilizzati. Dall’altro prova a costruire una rete di servizi più vicina ai cittadini, soprattutto nelle aree più fragili.

In questo senso, la scelta di affidare questi spazi al terzo settore non è casuale. Sono realtà radicate nei territori, capaci di intercettare bisogni concreti e di attivare percorsi di inclusione che vanno oltre la semplice assistenza.

Quattro edifici, quattro quartieri, quattro progetti diversi. Ma una stessa idea di città: quella in cui gli spazi non restano vuoti, ma tornano a essere vissuti. E in cui anche un ex asilo può diventare il punto di partenza per nuove forme di comunità.

Palazzo di Città

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