La Gronda Est torna al centro dello scontro politico a Gassino Torinese, e questa volta non è più solo il consigliere Maurizio Gazzara a intervenire. Le minoranze consiliari unite hanno depositato una mozione che segna un salto di livello nel confronto: non più una critica isolata, ma una presa di posizione condivisa che punta direttamente il dito contro la gestione politica del dossier da parte del sindaco Cristian Corrado.
Il cuore del documento è netto. Secondo l’opposizione, il Comune sarebbe stato assente nei momenti decisivi e, allo stesso tempo, privo di una linea definita su uno dei progetti più discussi degli ultimi trent’anni nella collina torinese. Una doppia accusa che si innesta su un dibattito riacceso nelle ultime settimane, dopo la ripresa degli incontri istituzionali in Città metropolitana e in Regione.
«In tali sedi, il Comune di Gassino Torinese non risulta essere stato adeguatamente rappresentato», si legge nella mozione, che parla esplicitamente di una «assenza politicamente rilevante in un momento decisionale cruciale». Un passaggio che richiama quanto già denunciato da Gazzara dopo la riunione in Regione, ma che ora assume un peso diverso perché condiviso da tutte le opposizioni.
Ma il punto più politico arriva subito dopo. Per le minoranze, il problema non è soltanto la presenza o meno ai tavoli, ma l’assenza di una posizione chiara. «Non risulta, ad oggi, una posizione ufficiale, chiara e formalmente condivisa del Comune», si legge ancora nel documento. Da qui la richiesta esplicita: uscire da una fase di ambiguità che, secondo i firmatari, rischia di tradursi in una perdita di rappresentanza.
La frase che chiude la mozione è destinata a pesare nel dibattito: «Su un’opera come questa non si può restare nel mezzo. O si guida il cambiamento, o lo si subisce». Una sintesi politica che segna il passaggio da una fase di discussione tecnica a una richiesta di assunzione di responsabilità.

La Gronda Est è infatti molto più di un progetto sulla carta. È un’infrastruttura pensata per alleggerire il traffico che oggi grava sulla collina torinese, in particolare lungo direttrici come la SP590 della Val Cerrina, attraversata ogni giorno da mezzi pesanti diretti verso il Chierese. Dopo decenni di studi, rinvii e ipotesi mai realizzate, il progetto è tornato recentemente al centro del confronto con una nuova impostazione: non una tangenziale sul modello autostradale, ma un potenziamento della rete esistente, con interventi mirati e alcuni tratti nuovi, come previsto nella variante A/A’, considerata la più sostenibile in termini di costi e benefici.
Proprio questa ripartenza ha riaperto le divisioni tra i Comuni coinvolti. Castiglione Torinese ha espresso una posizione favorevole, con il sindaco Loris Lovera che vede nell’opera una risposta necessaria a un traffico che da anni soffoca il centro abitato. Più prudente San Raffaele Cimena, che ha chiesto modifiche per ridurre l’impatto ambientale, ottenendo in alcuni casi soluzioni meno invasive come il passaggio in galleria. Gassino, invece, resta su una linea più cauta. Il sindaco Corrado ha più volte sottolineato i dubbi sull’efficacia dell’infrastruttura e i rischi per il paesaggio collinare, in particolare nelle aree più sensibili come Bussolino e Villa Bria.
Una posizione che s'inserisce anche in un contesto politico più ampio e che, nei mesi scorsi, era già stata oggetto di attacco da parte di Gazzara, che aveva evocato una vicinanza alle posizioni dei movimenti contrari alle grandi opere.
Il documento presentato dalle minoranze segna però un passaggio ulteriore perché non si limita alla critica, ma prende posizione nel merito: «Per quanto riguarda il territorio di Gassino Torinese, la realizzazione dell’opera rappresenta una risposta concreta alle criticità viabilistiche esistenti», si legge. Una presa di posizione che riconosce la natura strategica della Gronda e che spinge il dibattito oltre la contrapposizione tra favorevoli e contrari, portandolo sul terreno della responsabilità politica.
Allo stesso tempo, le opposizioni denunciano una carenza di confronto interno. Il Consiglio comunale non sarebbe stato adeguatamente coinvolto né aggiornato sugli sviluppi del progetto, mentre la Commissione dedicata alla Gronda, annunciata nei mesi scorsi, non sarebbe mai stata convocata. Un elemento che, nelle parole dei firmatari, contribuisce ad alimentare incertezza e a indebolire il confronto istituzionale.
Le richieste rivolte al sindaco e alla giunta sono puntuali. Le minoranze chiedono di chiarire la presenza del Comune agli ultimi incontri, di spiegare su quali basi siano stati utilizzati i dati sul traffico, ritenuti non coerenti con quelli presentati dalla società META, e di indicare quale tracciato l’ente ritenga preferibile tra quelli discussi nei tavoli tecnici. Ma soprattutto chiedono che venga espressa una posizione formale e definitiva in Consiglio comunale, assumendosi la responsabilità politica di una scelta che avrà conseguenze sul futuro del territorio.
La sensazione è che il tema della Gronda Est stia diventando qualcosa di più di una questione infrastrutturale. È diventato un banco di prova sulla capacità del Comune di stare nei processi decisionali metropolitani e di rappresentare gli interessi del territorio: «Il ruolo del Comune in processi decisionali di tale rilevanza non può essere marginale, intermittente o privo di una linea definita», si legge ancora nella mozione.
Dopo anni di immobilismo, il progetto è tornato a muoversi. E proprio per questo, a Gassino, il confronto si fa più duro. Non si discute più solo del tracciato, ma della posizione politica di chi governa. Restare nel mezzo, oggi, potrebbe non essere più un’opzione.