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07 Aprile 2026 - 13:57
Italia sempre più longeva: si vive fino a 83,4 anni, ma la vera incognita sono i giovani (immagine di repertorio)
L’Italia si conferma uno dei Paesi più longevi al mondo. Secondo l’ultimo report Istat, la speranza di vita alla nascita ha raggiunto in media gli 83,4 anni, un dato che colloca il nostro Paese ai vertici globali per longevità. Un risultato che racconta una trasformazione profonda, costruita nel tempo grazie ai progressi della medicina, al miglioramento delle condizioni di vita e all’evoluzione del sistema sanitario.
Guardando indietro, il salto è evidente: dal 1990 a oggi, la speranza di vita è cresciuta di circa 8 anni per gli uomini e 6,5 anni per le donne, arrivando rispettivamente a 81,5 e 85,6 anni. Numeri che testimoniano un percorso lungo decenni, in cui il fattore determinante è stato soprattutto il drastico calo della mortalità infantile. Se nell’Ottocento si registravano circa 230 decessi ogni mille nati vivi, oggi il dato è sceso a 2,7 per mille, tra i più bassi al mondo.
A contribuire a questo risultato sono stati diversi fattori: il miglioramento dell’alimentazione, condizioni igienico-sanitarie più avanzate, la diffusione dei vaccini e l’istituzione di un sistema sanitario universalistico che ha garantito accesso alle cure su larga scala. Parallelamente, si è assistito a una trasformazione delle cause di morte: le malattie infettive, che per decenni hanno rappresentato una delle principali minacce, oggi incidono per circa l’1% dei decessi, anche se la pandemia da Covid ha temporaneamente riportato il dato a livelli più alti.
Anche altre patologie, come quelle respiratorie e digestive, hanno visto una riduzione significativa nel tempo, contribuendo a stabilizzare la mortalità generale nonostante l’invecchiamento della popolazione. Un risultato che, letto nel complesso, racconta un sistema capace di allungare la vita, ma non senza contraddizioni.
Perché accanto a questo quadro positivo emergono forti differenze territoriali. L’età mediana alla morte varia sensibilmente tra le regioni: si passa da meno di 82 anni in Campania a oltre 86 nelle Marche, con un evidente svantaggio per gran parte del Mezzogiorno. Un divario che riflette disuguaglianze nell’accesso ai servizi sanitari, nelle condizioni socio-economiche e nella qualità della vita.

Ma il vero nodo, oggi, non è solo vivere più a lungo. È capire come sostenere un Paese che invecchia sempre di più. Perché mentre cresce la longevità, diminuisce la base demografica giovane. E questo squilibrio sta iniziando a produrre effetti concreti sul piano sociale ed economico.
Le nuove generazioni si trovano infatti a fare i conti con un contesto complesso: difficoltà a trovare lavoro stabile, precarietà diffusa, stipendi spesso insufficienti a garantire autonomia. Mettere su famiglia diventa una scelta sempre più rinviata, se non impossibile. E a questo si aggiunge un altro elemento: la crescente responsabilità di prendersi cura di genitori e familiari anziani, in un sistema di welfare che fatica a tenere il passo con l’invecchiamento della popolazione.
Il risultato è un equilibrio fragile. Da un lato un numero crescente di anziani, dall’altro una popolazione attiva sempre più ridotta. Un rapporto che mette sotto pressione anche il sistema pensionistico, già oggi in difficoltà e destinato a diventare sempre più oneroso nei prossimi anni. Senza un adeguato ricambio generazionale, il modello rischia di diventare insostenibile.
In questo scenario, le politiche a sostegno della natalità diventano centrali. Il governo Meloni ha introdotto misure come l’assegno unico rafforzato e incentivi alla genitorialità, ma i risultati, almeno per ora, appaiono limitati. Il calo delle nascite prosegue e il cosiddetto “inverno demografico” resta una delle principali sfide del Paese. Le politiche adottate hanno prodotto alcuni segnali, ma non ancora un’inversione di tendenza capace di incidere in modo strutturale.
Il paradosso italiano è tutto qui: si vive sempre di più, ma nascono sempre meno bambini. Una conquista, quella della longevità, che rischia di trasformarsi in un problema se non accompagnata da politiche efficaci sul lavoro, sulla famiglia e sull’equilibrio generazionale.
Perché allungare la vita è un successo. Ma senza i giovani, quel successo rischia di non avere futuro. E un Paese che invecchia senza rinnovarsi non solo fatica a crescere, ma mette in discussione le basi stesse della propria sostenibilità sociale ed economica.
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