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Ponte del Canale Cavour, lavori al via: ma la Dora Baltea si svuota e scoppia il caso ambientale

La Regione interviene dopo la segnalazione di Aipo, ma il Wwf parla di danni gravi alla fauna ittica

Ponte del Canale Cavour, lavori al via: ma la Dora Baltea si svuota e scoppia il caso ambientale

Ponte del Canale Cavour, lavori al via: ma la Dora Baltea si svuota e scoppia il caso ambientale

Il cantiere parte, i fondi ci sono, la Regione rivendica la rapidità. Ma intanto il fiume si svuota e il Wwf parla di disastro. È tutto qui il nodo del ponte del Canale Cavour tra Verolengo e Saluggia.

Da un lato Alberto Cirio annuncia l’avvio dei lavori: «Appena ricevuta la segnalazione di Aipo siamo intervenuti subito». Dall’altro, negli stessi giorni, lungo la Dora Baltea c’è chi denuncia un tratto di fiume praticamente in secca e specie ittiche a rischio.

I lavori riguardano la messa in sicurezza del ponte ottocentesco sul Canale Cavour, infrastruttura che compie 160 anni e che resta centrale per il sistema agricolo del territorio. La Regione ha stanziato 350 mila euro dopo la segnalazione di criticità da parte di AIPo, legate alla soglia di fondo alveo tra la sesta e la nona arcata. Sono partiti i sopralluoghi, le verifiche tecniche, le operazioni preliminari, compresi i controlli sulla fauna ittica da parte della Città Metropolitana.

La linea della Regione è chiara: intervento rapido, risposta immediata, collaborazione tra enti. «Manteniamo l’impegno preso: mettere in sicurezza un’infrastruttura storica fondamentale per le aziende agricole», rivendica Cirio. Sulla stessa linea l’assessore Marco Gabusi: «Intervenire prima che le criticità si aggravino significa tutelare comunità e attività produttive».

Il punto però è un altro. Perché mentre si parla di sicurezza e prevenzione, il Wwf Italia accende i riflettori su ciò che sta accadendo nello stesso tratto di fiume, nel territorio di Saluggia. Secondo l’associazione, i lavori su opere irrigue della Coutenza Canali Cavour avrebbero deviato quasi tutta la portata della Dora nel canale Farini, lasciando un lungo tratto in secca.

«Un disastro ambientale», lo definiscono. In un’area che ricade nel Parco del Po piemontese e che ospita specie rare: trota marmorata, barbo canino, lasca, ghiozzo padano. Non una critica alla necessità degli interventi, ma alle modalità: «Se si prevede l’asciutta, i pesci vanno catturati e messi in sicurezza. È la normativa a dirlo».

Due piani che si sovrappongono. Da una parte la politica che rivendica efficienza e tempestività. Dall’altra l’ambiente che paga il prezzo operativo di quei cantieri. In mezzo, un’infrastruttura storica e un territorio che vive proprio di quell’equilibrio tra acqua, agricoltura e gestione del fiume.

La domanda resta sospesa: si può parlare di messa in sicurezza se, nello stesso momento, un tratto di fiume viene prosciugato? O il problema non è l’intervento, ma come viene fatto?

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