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«Gli alberi in paese sono troppi, non ne piantiamo più»: ma chi li ha visti?

La minoranza attacca: “Gli alberi non sono un problema ma una risorsa”

«Gli alberi in paese sono troppi, non ne piantiamo più»: ma chi li ha visti?

«Gli alberi in paese sono troppi, non ne piantiamo più»: ma chi li ha visti?

Gli alberi a Caluso diventano “troppi”. E da simbolo civico si trasformano in un problema da ridimensionare. È da qui che parte lo scontro politico sollevato dalla lista civica Caluso per un futuro comune, guidata da Beppe Ferrero, contro l’amministrazione della sindaca Mariuccia Cena.

Il punto è semplice, ma politicamente pesante: per anni il Comune ha piantato un albero per ogni nuovo nato. Poi lo stop, o meglio la riduzione. «Gli alberi sono diventati troppo numerosi», ha spiegato la sindaca, annunciando il passaggio a un albero all’anno. Una frase che la minoranza definisce una “gaffe grossolana”, soprattutto perché stride con quanto scritto nero su bianco nel programma elettorale 2024, dove si prometteva esattamente il contrario: un albero per ogni nuovo nato, nel capoluogo e nelle frazioni.

Non è solo una questione simbolica. È qui che la polemica si sposta dal piano delle dichiarazioni a quello delle scelte. Perché se il verde urbano non è più una priorità, allora il problema non è quanti alberi ci sono, ma quale idea di territorio si vuole costruire.

Le immagini diffuse dalla civica raccontano più di tante parole. Una targa in legno ricorda i bambini nati nel 2021 e 2022: un segno concreto, quasi fisico, di un legame tra comunità e ambiente. Poi c’è la ciclopedonale verso Arè: lunga, diritta, completamente esposta al sole. Nessuna ombra. Nessuna protezione. Un’infrastruttura utile, certo, ma lasciata a metà rispetto a quello che potrebbe diventare.

È qui che la critica diventa proposta. La minoranza lo dice chiaramente: perché non piantare alberi proprio lì, lungo la ciclopedonale, per creare ombra e mitigare il caldo? Non è solo estetica, è qualità della vita. È lotta alle isole di calore. È progettazione urbana, non semplice manutenzione.

Sul tavolo c’è anche un altro elemento, che rende la vicenda meno lineare di quanto sembri. L’amministrazione ha scelto di investire su iniziative diverse, come i corsi di disostruzione pediatrica. Utili, condivisibili. Ma il punto sollevato dall’opposizione resta: davvero le due cose si escludono a vicenda? Davvero piantare alberi è diventato un lusso?

Intanto, qualcosa si muove. Il 19 marzo il circolo Legambiente Pasquale Cavaliere, insieme al Comune, ha piantato un tiglio nel giardino della scuola materna. E altri alberi arriveranno. Un segnale positivo, certo. Ma che non basta a chiudere la questione.

Perché il nodo, alla fine, è politico prima ancora che ambientale. Non quanti alberi piantare, ma quale coerenza tra promesse e scelte. Tra quello che si dice e quello che si fa.

E allora la domanda resta lì, sospesa ma inevitabile: a Caluso gli alberi sono davvero troppi, o è cambiata la priorità di chi governa?

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