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06 Aprile 2026 - 11:34
Beppe Bava, sindaco di San Sebastiano da Po. Sullo sfondo una delle frane che ha colpito il paese
Un post su Facebook, nel giorno di Pasquetta, per convocare un paese che da un anno aspetta risposte. A San Sebastiano da Po l’amministrazione comunale prova a rimettere ordine nella narrazione dopo l’alluvione del 16 e 17 aprile 2025. E lo fa fissando una data: venerdì 10 aprile, assemblea pubblica alla ex scuola dell’infanzia di Saronsella.
A firmare l’invito è il sindaco Beppe Bava, che parla di un lavoro lungo, fatto di pratiche e interlocuzioni con Prefettura, Città Metropolitana, Regione e Protezione Civile. “Dopo innumerevoli pratiche burocratiche si iniziano a vedere le prime ricostruzioni”, scrive. E aggiunge: “Riteniamo sia giunto il momento di presentare a tutti la mole di lavoro svolta e cosa ci riserva il futuro”.
Il punto però è un altro. Questa assemblea arriva adesso, dopo mesi di attesa e soprattutto dopo la nascita di un comitato civico che ha iniziato a raccogliere firme e a chiedere un confronto pubblico.
A San Sebastiano da Po, infatti, la questione non è mai uscita davvero dall’emergenza. La collina continua a muoversi, le strade restano fragili, la quotidianità è fatta di deviazioni e carreggiate ristrette. E soprattutto di una domanda che si trascina da mesi: perché molti interventi non sono ancora partiti?
È dentro questo vuoto che è nato il gruppo Cittadinanza Sansebastianese Attiva, coordinato da Cristina Crovella e Luigi Rabaglino. Non una protesta episodica, ma un’organizzazione strutturata che ha già raccolto decine di firme e che chiede una cosa semplice: chiarezza su lavori, fondi e tempi.
“Vogliamo risposte reali, non aggiornamenti sui social”, è il senso della posizione espressa dai promotori nelle scorse settimane.
E allora il post del sindaco cambia significato. Non è solo un aggiornamento. È anche una risposta politica a una pressione che sta crescendo dal basso.
Nel frattempo qualcosa si è mosso anche sul fronte delle risorse. La Regione ha comunicato la ripartizione dei fondi ministeriali: a San Sebastiano da Po arriveranno circa 800 mila euro. Interventi mirati su alcuni versanti critici: Torrero lungo via Credola, l’area tra via Ricca e il rio Bellavalle, due punti a valle di via Valpiana e l’attraversamento di via Ritana sul rio Abramo.
Interventi necessari, ma parziali. Perché il quadro complessivo resta più ampio: circa 25 frane censite e danni stimati attorno agli 8 milioni di euro. I fondi disponibili coprono solo una parte del problema.
E infatti è proprio qui che si gioca la partita. Tra ciò che viene annunciato e ciò che i cittadini vedono ogni giorno.
Da una parte l’amministrazione che rivendica il lavoro fatto e prova a ricostruire un rapporto diretto con la comunità. Dall’altra un comitato che nasce proprio dalla sensazione opposta: quella di essere rimasti troppo a lungo senza risposte.
Venerdì sera, nella sala di Saronsella, queste due linee si incroceranno per la prima volta in modo esplicito.
Non sarà solo un aggiornamento tecnico. Sarà un passaggio politico. Perché dopo un anno il problema non è più solo il dissesto. È la fiducia.
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