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06 Aprile 2026 - 09:58
E' morta Giuseppina Poletto, anima dell’Hotel Blanchetti e memoria viva di Ceresole Reale
A Ceresole Reale non è morta solo un’albergatrice. Se n’è andata Giuseppina Poletto, 79 anni, e con lei un pezzo concreto della storia turistica della valle.
È morta il 2 aprile, dopo una vita passata dentro e attorno a quello che, per generazioni, non è stato solo un hotel ma un presidio: l’Hotel Blanchetti, una delle attività più longeve dell’alta Valle Orco.
Nata nel 1946, rimasta orfana a 11 anni, cresce con la zia Emma Rolando, che gestiva l’albergo. È lì che impara il mestiere, senza retorica: camere da sistemare, ospiti da accogliere, stagioni da reggere. Nel 1964 sposa Donato Circio, futuro sindaco di Ceresole, e si sposta a Torino, dove per anni gestisce un negozio di abbigliamento. Ma il legame con la montagna non si interrompe mai: ogni estate torna, ogni estate lavora.
La svolta arriva nel 1972, alla morte della zia. Non una semplice successione, ma una scelta. Continuare o fermarsi. Giuseppina e il marito decidono di investire, costruire, ripartire. Nasce così la nuova sede dell’hotel, inaugurata nel Natale del 1975. Da lì in avanti, cinquant’anni di presenza quotidiana, senza mai uscire davvero di scena.
L’Hotel Blanchetti non è un albergo qualunque. È un’attività che affonda le radici nel 1832, fondata dai fratelli Blanchetti e tramandata di generazione in generazione fino a oggi . Una gestione familiare che ha attraversato quasi due secoli, adattandosi al turismo che cambia ma restando legata alla stessa idea: ospitalità di montagna, essenziale, continua, riconoscibile .
Nel tempo la struttura si è trasformata, con camere, ristorante, centro benessere e servizi per il turismo alpino . Ma il punto non è l’elenco dei comfort. Il punto è la continuità. Tre generazioni ancora oggi dentro la stessa insegna. E un riconoscimento non formale: il marchio di qualità del Parco Nazionale del Gran Paradiso, che certifica un modo di lavorare legato al territorio, non solo al mercato .
Giuseppina Poletto è stata il ponte tra queste epoche. Tra l’albergo ottocentesco e quello contemporaneo. Tra la gestione familiare “di una volta” e il turismo organizzato di oggi.
I funerali si terranno martedì 7 aprile alle 10 nella chiesa parrocchiale di Ceresole Reale. Il rosario sarà recitato lunedì sera. Lascia il marito Donato e i figli Massimo e Fabrizio.
Il dato resta: mezzo secolo dietro un bancone, in una valle che vive di stagioni e presenze. E una domanda, inevitabile: cosa resta oggi di quel modello di ospitalità costruito sulle persone, più che sulle strutture?
Perché alberghi così non sono solo attività economiche. Sono memoria viva. E quando se ne va chi li ha tenuti in piedi per una vita intera, il rischio è che a mancare non sia solo una persona. Ma un modo preciso di stare dentro un territorio.

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