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Torna “Il Borgo dei Borghi”: venti gioielli italiani in sfida tra storia e bellezza. Quale sarà il borgo del Piemonte?

Tra storia, paesaggi e identità locali, la televisione racconta il fascino dei piccoli centri

Torna “Il Borgo dei Borghi”

Torna “Il Borgo dei Borghi”: venti gioielli italiani in sfida tra storia e bellezza. Quale sarà il borgo del Piemonte?

C’è un’Italia che non corre, che non urla, che non si consuma nella frenesia delle grandi città. È un’Italia fatta di pietra, silenzi, piazze e tradizioni. È l’Italia dei borghi. Ed è proprio questa dimensione, sempre più ricercata e riscoperta, a tornare protagonista con una nuova edizione de “Il Borgo dei Borghi”, il programma di Rai3 che domenica 5 aprile accompagnerà il pubblico in un viaggio lungo tutta la penisola.

Alla guida, ancora una volta, Camila Raznovich, volto ormai familiare per chi segue la narrazione dei territori italiani. Un viaggio televisivo che, negli anni, è diventato molto più di un semplice format: una vera e propria vetrina per quei luoghi che spesso restano ai margini dei grandi circuiti turistici, ma che custodiscono un patrimonio straordinario fatto di storia, cultura e identità locale.

Sono venti i borghi in gara, uno per ogni regione. Una selezione che racconta la varietà geografica e culturale del Paese, mettendo insieme realtà molto diverse tra loro ma accomunate da un elemento: la capacità di rappresentare un modello di vita alternativo, più lento e radicato. Dalla Liguria con Arenzano fino alla Campania con Zungoli, passando per il Piemonte rappresentato da Villar San Costanzo, ogni borgo porta con sé una storia unica, fatta di architetture antiche, tradizioni secolari e paesaggi che resistono al tempo.

L’elenco dei partecipanti restituisce un mosaico affascinante: località lacustri come Passignano sul Trasimeno, centri collinari come Lucignano, borghi marittimi come Margherita di Savoia, realtà montane come Baselga di Pinè. Un’Italia diffusa, fatta di piccoli centri che negli ultimi anni stanno vivendo una nuova stagione di attenzione, anche grazie a programmi come questo.

Ma “Il Borgo dei Borghi” non è solo racconto: è anche competizione. La serata culminerà infatti con la classifica finale, determinata da un sistema di voto che unisce il giudizio del pubblico e quello di una giuria di esperti. A esprimersi saranno tre figure provenienti da ambiti diversi ma complementari: l’archeologa Tiziana D’Angelo, il regista ed esploratore Fabio Toncelli e lo storico dell’arte Jacopo Veneziani. Un mix di competenze pensato per valorizzare non solo la bellezza estetica, ma anche il valore storico e culturale dei luoghi.

Il pubblico, dal canto suo, ha già avuto un ruolo determinante attraverso il voto online. Un elemento che contribuisce a rendere il programma partecipativo, trasformando gli spettatori in protagonisti attivi della narrazione. Non si tratta solo di scegliere il borgo più bello, ma di esprimere una preferenza che spesso nasce da legami personali, ricordi o desideri di scoperta.

Il successo del format si inserisce in un contesto più ampio. Negli ultimi anni, infatti, i borghi italiani sono diventati sempre più centrali nelle politiche turistiche e culturali. Complice anche la pandemia, che ha modificato le abitudini di viaggio, cresce l’interesse per destinazioni meno affollate, capaci di offrire qualità della vita, autenticità e contatto con la natura.

In questo scenario, i piccoli centri rappresentano una risposta concreta alla ricerca di un turismo sostenibile. Non solo mete da visitare, ma luoghi da vivere, dove il tempo sembra scorrere in modo diverso. Una tendenza che si riflette anche nei numeri, con un aumento delle presenze turistiche in molte realtà minori e un rinnovato interesse per il patrimonio diffuso.

C’è poi un aspetto culturale più profondo. I borghi sono spesso depositari di tradizioni che rischierebbero altrimenti di scomparire: dialetti, feste popolari, artigianato, gastronomia. Raccontarli significa anche preservare una parte fondamentale dell’identità italiana. In questo senso, programmi come “Il Borgo dei Borghi” svolgono una funzione che va oltre l’intrattenimento, contribuendo a costruire una narrazione condivisa del territorio.

Il riferimento al contesto internazionale non è casuale. In un periodo segnato da tensioni geopolitiche e incertezze globali, i borghi assumono anche un valore simbolico. Diventano luoghi di rifugio e serenità, spazi in cui ritrovare un senso di comunità e appartenenza. Un bisogno sempre più diffuso, che spiega in parte il crescente interesse verso queste realtà.

La competizione televisiva, dunque, si intreccia con dinamiche più ampie. Vincere il titolo di “Borgo dei Borghi” significa ottenere visibilità, attrarre visitatori, generare opportunità economiche. Ma significa anche entrare in un racconto collettivo che valorizza l’Italia meno conosciuta.

Per il Piemonte, la candidatura di Villar San Costanzo rappresenta un’occasione importante per mettere in luce un territorio ricco di storia e paesaggi. Ma al di là del risultato finale, ciò che emerge è la forza di un patrimonio diffuso, capace di competere non tanto per dimensioni o numeri, quanto per qualità e autenticità. Domenica sera, dunque, non sarà solo una gara. Sarà un viaggio dentro un’Italia che resiste e si rinnova, che conserva e si trasforma. Un’Italia che, nei suoi borghi, continua a raccontare se stessa.

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