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Per chi suona la campana
05 Aprile 2026 - 07:00
Monsignor Salera, Vescovo di Ivrea
Avremmo voluto dedicare queste brevi note alla pregevole omelia che il vescovo di Ivrea monsignor Daniele Salera ha tenuto alla Messa crismale del Giovedì santo ma l'episodio di Cuceglio, dove egli ha negato il santuario alla preghiera dei fedeli della Fraternità San Pio X (lefebvriani), già commentato dal nostro direttore, ci impone qualche riflessione.
Il video del portone sbarrato è diventato virale ed è comparso sui siti italiani e di mezzo mondo. Sicuramente la posizione dei seguaci di monsignor Lefebvre nella Chiesa è irregolare e rasenta lo scisma, però sono cattolici e non chiedevano di celebrare la Messa Tridentina ma solo di dire qualche preghiera.
Se fossero stati ortodossi, luterani, calvinisti, o anglicani non ci sarebbero stati problemi e crediamo che anche islamici ebrei o buddisti sarebbero stati ben accolti.
Siamo certi, avendolo conosciuto e interrogato a suo tempo su questo problema (quello del rapporto con Montalenghe) che monsignor Luigi Bettazzi non avrebbe chiuso loro le porte in faccia, ma li avrebbe lasciati pregare in pace con la saggezza tipica della Chiesa di un tempo, ferma nei principi ma tollerante anche con i dissidenti. Ai lefebriani che lo avevano invitato più volte a Montalenghe a celebrare la Messa di San Pio V lui, vescovo del Concilio più di nessun altro, rispondeva, con impareggiabile arguzia, che lo avrebbe fatto volentieri se avesse potuto celebrare anche quella di Paolo VI, ( che invitava loro a celebrare) mettendo così in luce le contraddizioni della Fraternità, che peraltro non sono poche. Altro stile, altri uomini.
Oggi, come avvenuto per il cardinale Michele Pellegrino a Torino, i suoi epigoni sono gli ideologi alla monsignor Lorenzo Santa ai quali il vescovo, noto per decidere da solo, presta invece ascolto. Un punto però è diventato chiaro a tutti e cioè che d'ora in poi quando monsignor Salera parlerà di inclusione, accoglienza, condivisione etc. tali affermazioni andrano relativizzate.
Nostro Signore nella parabola della zizzania ai servi che chiedevano al padrone di estirpare l'erba cattiva rispondeva con Sinite crescere, lasciatela crescere insieme a qualle buona, perchè Dio non distrugge il male con immediatezza ma sa pazientare, come invitò a fare Gamaliele davanti al sinedrio : «...perchè se questo disegno o quest'opera è degli uomini sarà distrutta ; ma se è di Dio voi non potete distruggerla, se non volete combattere contro Dio» (At. 5, 39). Che era poi il modo di operare di Benedetto XVI che toglieva sì ai vescovi lefebvriani la scomunica, ma sapeva dialogare con fermezza sui limiti e le ambiguità della loro teologia.
Giusti sono stati i richiami del vescovo alla Messa del Crisma, soprattutto quelli riferiti alla presenza del demonio (all' opera in questi giorni attraverso i social contro un prete della diocesi linciato prima ancora di essere giudicato ) e alla vita fraterna dei sacerdoti perche «la comunione nasce dalla riconciliazione e questa dal perdono». Virtù che spesso mancano anche nella Chiesa.
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