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L'ecumenismo e l'accoglienza si fermano a Cuceglio

Monsignor Salera, Vescovo di Ivrea

Monsignor Salera, Vescovo di Ivrea

Avremmo voluto dedicare queste brevi note alla pregevole omelia che il  vescovo di Ivrea monsignor Daniele Salera ha tenuto alla Messa crismale del Giovedì santo  ma l'episodio  di Cuceglio,  dove  egli  ha negato  il santuario alla preghiera  dei fedeli della Fraternità San Pio X (lefebvriani), già commentato dal nostro direttore, ci impone qualche riflessione.

Il video del portone sbarrato è diventato virale ed è  comparso sui siti  italiani e di mezzo mondo. Sicuramente la  posizione dei seguaci  di monsignor Lefebvre nella Chiesa è irregolare e rasenta lo scisma, però sono cattolici e non chiedevano di celebrare la Messa Tridentina ma solo di dire qualche preghiera.

Se fossero stati ortodossi, luterani,  calvinisti, o anglicani non ci sarebbero stati problemi e crediamo che anche islamici ebrei  o buddisti  sarebbero stati ben accolti.

Siamo certi, avendolo  conosciuto e interrogato a suo tempo su questo problema (quello del rapporto con Montalenghe) che monsignor Luigi Bettazzi  non avrebbe chiuso loro le porte in faccia,  ma li avrebbe lasciati pregare in pace con la saggezza tipica della Chiesa di un tempo, ferma nei principi ma tollerante  anche  con i dissidenti. Ai lefebriani che lo avevano invitato più volte a Montalenghe a celebrare la Messa di San Pio V lui, vescovo del Concilio più di nessun altro,  rispondeva, con impareggiabile arguzia,  che lo avrebbe fatto volentieri se avesse  potuto celebrare  anche quella di Paolo VI,  (  che invitava loro a celebrare) mettendo  così in luce le   contraddizioni della Fraternità, che peraltro non sono poche.  Altro stile, altri uomini.

Oggi, come avvenuto per il cardinale Michele Pellegrino a Torino,  i suoi epigoni sono gli ideologi alla monsignor Lorenzo Santa ai quali il vescovo,  noto per decidere da solo,  presta invece  ascolto. Un punto però  è diventato chiaro a tutti e cioè che d'ora in poi quando monsignor Salera  parlerà  di inclusione, accoglienza, condivisione etc. tali affermazioni andrano relativizzate.

Nostro Signore nella parabola della zizzania  ai servi che  chiedevano  al padrone  di  estirpare l'erba cattiva rispondeva  con  Sinite crescere, lasciatela crescere insieme a qualle buona,  perchè Dio non distrugge il male con immediatezza ma sa  pazientare,  come invitò a fare Gamaliele davanti al sinedrio : «...perchè se questo disegno o quest'opera è degli uomini sarà distrutta  ; ma se è di Dio voi non potete distruggerla, se non volete combattere contro Dio» (At. 5, 39). Che era poi il modo di operare di Benedetto XVI che toglieva sì ai  vescovi lefebvriani la scomunica,  ma  sapeva dialogare con fermezza sui limiti e le ambiguità della loro teologia.

Giusti sono stati i richiami del vescovo alla Messa del Crisma, soprattutto quelli riferiti alla presenza  del demonio (all' opera in questi giorni attraverso i social contro  un prete della diocesi linciato  prima ancora di essere giudicato ) e alla vita fraterna dei sacerdoti  perche «la comunione nasce dalla riconciliazione e questa dal perdono». Virtù che spesso mancano anche nella Chiesa.    

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