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03 Aprile 2026 - 22:55
Maurizio Marrone e Alberto Cirio
Il Bonus Vesta Piemonte 2026 si prepara a tornare con una dotazione raddoppiata – circa 20 milioni di euro – e una platea potenziale fino a 20mila famiglie. La misura, destinata a rimborsare spese per attività sportive e servizi per i minori, dovrebbe prevedere contributi variabili tra circa 800 e 1.200 euro in base all’ISEE, con soglia massima fissata a 40mila euro.
Tra le novità annunciate c’è la suddivisione in fasce di reddito – fino a una ventina – pensata per rendere più equa la distribuzione. Resta però confermato il meccanismo del click day, atteso per la primavera 2026: una finestra di poche ore (circa 12) in cui presentare domanda, con assegnazione dei fondi fino a esaurimento. Una modalità che già nel 2025 aveva portato all’esaurimento delle risorse in tempi rapidissimi, lasciando escluse molte famiglie.
La nuova edizione si inserisce nel solco del primo bando, che nel 2025 aveva assegnato 10 milioni di euro a 10mila famiglie piemontesi. Secondo la Regione, il sistema ha permesso di attivare rapidamente il sostegno: i voucher sono stati utilizzabili già da novembre 2025 e i rimborsi diretti sul conto corrente sono partiti da marzo 2026.
Per il 2026, l’obiettivo dichiarato è rafforzare ulteriormente la misura, con particolare attenzione al ceto medio. Il nuovo click day, confermano dalla Regione, resterà aperto per dodici ore e sarà articolato per fasce ISEE, con l’intento di garantire una distribuzione più equilibrata delle risorse e ampliare il numero complessivo dei beneficiari, che con questa edizione dovrebbe arrivare a 30mila famiglie complessive sostenute dalla misura.
“Con Vesta la Regione Piemonte ha aperto una strada nuova nelle politiche per le famiglie – avevano dichiarato qualche tempo fa il presidente Alberto Cirio e l’assessore alle Politiche sociali Maurizio Marrone – Per la prima volta un voucher diretto, semplice e a burocrazia zero, capace di arrivare davvero alle famiglie con bambini e di sostenere concretamente le spese di accesso ai servizi per l’infanzia”.
“Vesta ha dimostrato che quando la politica sceglie la semplicità e la concretezza, le famiglie rispondono – avevano aggiunto –. Con questo strumento abbiamo rotto il muro dei vecchi modelli, lenti e farraginosi, dando una risposta immediata a migliaia di genitori. Grazie anche al lavoro portato avanti a Bruxelles, le risorse e i beneficiari sono stati raddoppiati, ponendo le basi per un ulteriore salto di qualità della misura”.
de
Deambrogio
Ed è proprio su questo impianto che si concentra la critica politica.
“La Giunta Cirio non impara dai propri errori e insiste nel trasformare i diritti sociali in una scommessa digitale”, attacca Alberto Deambrogio, segretario regionale di Rifondazione Comunista Piemonte. Secondo il PRC, anche il nuovo bando – pur introducendo correttivi come le fasce ISEE – conferma una “logica discriminatoria e inefficace”.
“Una umiliante lotteria sociale”, la definisce Deambrogio, ricordando come nella precedente edizione migliaia di famiglie siano state costrette a una corsa online, dove “la velocità della connessione conta più del bisogno reale”.
La Regione rivendica il raddoppio delle risorse e l’ampliamento della platea come segnali di maggiore inclusività. Ma per Rifondazione si tratta di un intervento ancora insufficiente e strutturalmente iniquo: “Si continua a distribuire briciole attraverso un meccanismo che premia la fortuna e le competenze digitali, non l’equità”.
Nel mirino anche l’estensione della soglia ISEE fino a 40mila euro, che secondo il PRC rischia di essere “uno specchietto per le allodole” senza un reale rafforzamento del diritto allo sport. “Spezzettare i fondi in venti sottogruppi non risolve il problema: se le risorse non bastano per tutti, il criterio non può essere l’ordine di arrivo”, sottolinea Deambrogio.
Da qui la proposta alternativa: superare bonus una tantum e click day, investendo in modo strutturale. “Servono impianti sportivi pubblici, sostegno alle società del territorio e graduatorie basate sul bisogno sociale. Lo sport è un diritto, non un premio per chi ha la fibra ottica più veloce”, conclude.
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