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02 Aprile 2026 - 18:02
Da sinistra, Barengo, Bianco e Caldera
All’Ospedale di Ivrea l’epidurale non è più una possibilità legata alla disponibilità del momento, ma un servizio strutturato e continuo. Nel Punto Nascita la partoanalgesia è oggi garantita 24 ore su 24, sette giorni su sette. Una scelta organizzativa che, al di là dell’aspetto sanitario, racconta un cambio di impostazione: mettere davvero al centro la donna, non solo a parole.
Dietro questo risultato c’è un lavoro di squadra che coinvolge anestesisti, ginecologi e ostetriche, e che trova una nuova spinta con l’arrivo del direttore di Anestesia e Rianimazione, Antonio Toscano. Insieme a Fabrizio Bogliatto, che guida Ostetricia e Ginecologia e il Dipartimento Materno Infantile, si consolida un modello che punta sulla collaborazione tra reparti, superando quella frammentazione che spesso, altrove, finisce per pesare proprio nei momenti più delicati.

Il tema non è secondario. In Italia l’accesso alla partoanalgesia resta ancora a macchia di leopardo: ci sono strutture dove è garantita sempre e altre dove dipende dagli orari, dalle risorse o dalla disponibilità del personale. A Ivrea si è scelto di fare un passo in più, rendendo l’epidurale parte integrante del percorso nascita e non un’opzione eventuale.
Un passaggio che ha anche un impatto culturale. Per molte donne il parto è associato a un dolore intenso, spesso dato per inevitabile, quasi “necessario”. Negli ultimi anni, però, è cresciuta la consapevolezza che affrontare il travaglio con un adeguato controllo del dolore non significa snaturare l’esperienza, ma viverla con maggiore lucidità e partecipazione. La partoanalgesia va esattamente in questa direzione: non sostituisce il parto naturale, ma offre uno strumento in più per affrontarlo.
Il percorso, peraltro, non si decide all’ultimo momento. Già alla 35esima settimana, durante il bilancio di salute, la donna può esprimere la propria volontà all’ostetrica. Segue poi la valutazione dell’anestesista, che verifica le condizioni cliniche e accompagna la futura madre nella scelta. Un iter che consente di arrivare preparati al momento del parto, senza improvvisazioni.
Ma Ivrea potrebbe rappresentare solo il primo tassello. L’obiettivo dichiarato dalla Direzione Strategica è quello di estendere il servizio anche agli altri punti nascita aziendali, a partire da Chivasso e Ciriè, dove le strutture di Anestesia e Rianimazione sono guidate rispettivamente da Carlo Frangioni e Marco Fadde. Il traguardo è fissato entro l’autunno.
Se il progetto andrà in porto, si tratterà di un passo significativo verso un’assistenza più uniforme sul territorio. Ma soprattutto di un segnale chiaro: il modo in cui si nasce, e si accompagna la nascita, non è un dettaglio organizzativo. È una scelta che riguarda la qualità della sanità pubblica e il rispetto delle persone. Anche – e forse soprattutto – in uno dei momenti più importanti della vita.
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