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Pasqua da record per Torino Caselle, ma sull’estate si allunga l’ombra dell’Iran

Attesi 115 mila passeggeri nella settimana festiva e marzo chiude oltre quota 500 mila. Lo scalo cresce, ma il caro-kerosene e la tensione sul mercato aereo aprono un fronte di incertezza

Pasqua da record per Torino Caselle, ma sull’estate si allunga l’ombra dell’Iran

Pasqua da record per Torino Caselle, ma sull’estate si allunga l’ombra dell’Iran

Torino Airport corre, e corre forte. Nella settimana di Pasqua lo scalo di Caselle si prepara a gestire oltre 115 mila passeggeri, con una crescita stimata del 20% rispetto allo stesso periodo del 2025. È il segnale più immediato di un avvio d’anno molto brillante, che ha già portato l’aeroporto torinese a superare per la prima volta una soglia simbolica: quella dei 500 mila viaggiatori in un solo mese, raggiunta a marzo con 518.999 passeggeri. Nel complesso, il primo trimestre 2026 si chiude a 1.426.300 passeggeri, in aumento del 15,6% sull’analogo periodo dello scorso anno.

Non è solo un buon dato stagionale. È la fotografia di uno scalo che sta cambiando passo e che, dopo aver sfondato nel 2025 il tetto dei 5 milioni di passeggeri annui, prova ora a consolidarsi come una delle realtà aeroportuali più dinamiche del Nord Italia. A trainare la crescita, ancora una volta, è soprattutto il traffico internazionale, salito del 17% nel trimestre, mentre il segmento domestico cresce del 14%. E poi c’è l’effetto-neve: la stagione invernale 2025-2026 si è chiusa con 404.512 passeggeri, in aumento del 21,9%, con il mercato britannico e irlandese sempre fortissimo e altri Paesi, come Danimarca e Belgio, in netta crescita.

Il risultato pasquale si inserisce in questa traiettoria. In arrivo ci saranno soprattutto passeggeri da Spagna, Danimarca e Irlanda, mentre in uscita i flussi si concentreranno da un lato sulle regioni del Sud e le isole, per i ricongiungimenti familiari e le vacanze, e dall’altro sulle grandi città europee come Londra, Parigi e Madrid, oltre a mete sempre più richieste come Marrakech e Copenaghen. Funzionano bene anche le nuove rotte del network estivo, da Budapest a Sofia fino a Tirana, segno che Caselle sta riuscendo ad allargare il proprio raggio d’azione.

Fin qui, i numeri raccontano una storia di crescita piena. Ma sarebbe un errore fermarsi all’entusiasmo della fotografia di aprile. Perché proprio mentre l’aeroporto torinese si gode una Pasqua molto promettente, il quadro generale del trasporto aereo internazionale si sta complicando. E il nodo ha un nome preciso: Iran.

La guerra in Medio Oriente sta infatti alimentando una fortissima instabilità sul fronte del jet fuel, il carburante per aerei. In queste settimane il mercato ha registrato un’impennata dei prezzi e una crescente preoccupazione per la disponibilità fisica di combustibile nei prossimi mesi, soprattutto se la crisi dovesse protrarsi. Il segnale più chiaro è arrivato direttamente dal numero uno di Ryanair, Michael O’Leary, che ha parlato apertamente del rischio che il Regno Unito sia il Paese europeo più esposto a possibili carenze di carburante, in un contesto in cui il prezzo del jet fuel ha superato i 195 dollari al barile, più che raddoppiando rispetto all’anno scorso.

Il tema, per ora, non è tanto la Pasqua. Su questo punto il messaggio delle compagnie resta relativamente rassicurante: non si prevedono nell’immediato cancellazioni diffuse dovute alla mancanza di carburante. Il problema, piuttosto, è il dopo. Diverse ricostruzioni internazionali indicano che le eventuali tensioni sulla disponibilità di jet fuel potrebbero diventare più concrete tra maggio e giugno, se il conflitto con l’Iran non dovesse allentarsi. Ryanair stessa ha spiegato che l’esposizione riguarda soprattutto la quota di carburante non coperta da hedge finanziari, mentre la parte più protetta consente per ora di gestire la fase acuta senza shock immediati.

È in questo contesto che va letta anche la voce, riportata in questi giorni dal Corriere della Sera, secondo cui l’ultimo carico di kerosene “tranquillo” o già programmato arriverebbe intorno al 9 aprile. Quello che emerge con chiarezza da fonti internazionali è un quadro di forte vulnerabilità del mercato europeo del carburante aereo, legato alle tensioni sullo Stretto di Hormuz e alla possibile stretta sulle forniture mediorientali. Gli operatori parlano di rischio di carenza “entro poche settimane” se la situazione non si normalizza.

Per Torino Airport questo significa una cosa molto semplice: il record di oggi non mette al riparo dall’incertezza di domani. Anzi. Più cresce il traffico, più aumenta anche la sensibilità dello scalo a ciò che accade fuori dai suoi confini. Se nelle prossime settimane il costo del carburante continuerà a salire, le compagnie potrebbero scaricare almeno una parte dell’aumento sui biglietti, come già sta succedendo in diversi mercati internazionali, oppure rivedere frequenze e strategie commerciali sulle rotte meno redditizie.

Il paradosso è che proprio i buoni risultati di Caselle arrivano in una fase in cui la domanda esiste, il network cresce e lo scalo ha finalmente trovato una propria massa critica. Il traffico internazionale vale ormai la maggioranza del movimento e si regge anche su un equilibrio delicato: rotte low cost, incoming turistico, neve d’inverno, city break e collegamenti verso mercati emergenti. Se il prezzo del volo diventa più pesante o se alcune compagnie iniziano a proteggersi riducendo l’offerta, quell’equilibrio potrebbe farsi più fragile.

Per ora, però, la settimana di Pasqua resta una buona notizia piena. I 115 mila passeggeri attesi confermano che Torino Airport sta vivendo una delle sue fasi più vivaci. Ma sarebbe miope leggerla come una traiettoria garantita. Lo scalo cresce, sì, e lo fa con numeri che fino a pochi anni fa sarebbero sembrati fuori portata. Solo che questa crescita si sta giocando in un cielo molto più instabile del previsto.

La vera domanda, allora, non è se Caselle farà bene a Pasqua. Quello, ormai, sembra già scritto. La domanda è un’altra: quanto potrà reggere questa spinta se il mercato del carburante entrerà davvero in sofferenza tra la primavera avanzata e l’estate? È lì che si capirà se il record di oggi è l’inizio di una nuova fase strutturale o il picco di una stagione fortunata arrivata nel momento più turbolento del trasporto aereo globale.

Per adesso, Torino Airport festeggia. Ma festeggia guardando il tabellone delle partenze con un occhio, e il prezzo del kerosene con l’altro.

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