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Celestino Vietti secondo negli USA: il pilota di Cirié torna protagonista in Moto2

Ad Austin una gara complicata e gestita con maturità: segnali di continuità per il talento cresciuto nella VR46 Academy

Celestino Vietti secondo negli USA: il pilota di Cirié torna protagonista in Moto2

Celestino Vietti secondo negli USA: il pilota di Cirié torna protagonista in Moto2

Celestino Vietti torna dagli Stati Uniti con un secondo posto che pesa, e non solo per la classifica. Sul circuito di Austin, nel Gran Premio di Moto2, il pilota di Cirié ha chiuso alle spalle di Senna Agius al termine di una gara complicata, interrotta dopo una caduta multipla e poi ripartita su distanza ridotta. In un contesto così incerto, Vietti ha fatto quello che negli ultimi tempi gli si chiede con sempre maggiore continuità: restare dentro la gara, evitare errori e capitalizzare.

Il risultato conferma un avvio di stagione solido. Dopo le prime uscite del 2026, il piemontese si sta stabilizzando nelle posizioni che contano, lontano da quei passaggi a vuoto che avevano caratterizzato alcune fasi recenti della sua carriera. Non è un dettaglio, perché Vietti non è più un esordiente: classe 2001, cresciuto a Cirié, è ormai da anni dentro il Motomondiale e ha già attraversato momenti molto diversi tra loro.

La sua formazione passa dalla VR46 Academy, il progetto voluto da Valentino Rossi che negli ultimi anni ha rappresentato una vera e propria scuola per il motociclismo italiano. È lì che Vietti ha affinato non solo la tecnica, ma soprattutto l’approccio mentale alle gare. Dopo gli inizi brillanti tra Premoto3 e Moto3, il salto in Moto2 lo ha messo di fronte a una categoria più complessa, dove la velocità pura non basta e la gestione diventa decisiva.

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Negli ultimi anni il suo percorso è stato meno lineare di quanto si potesse immaginare agli inizi. Vittorie importanti si sono alternate a periodi più complicati, con difficoltà di adattamento e risultati altalenanti. Proprio per questo il secondo posto di Austin assume un significato diverso: non è l’exploit isolato, ma l’indizio di una continuità che sta prendendo forma.

A colpire non è tanto il piazzamento in sé, quanto il modo in cui è arrivato. In una gara spezzata, con equilibri continuamente rimessi in discussione, Vietti è rimasto lucido, senza forzare oltre il necessario. Un segnale di maturità in una categoria dove spesso basta poco per compromettere tutto.

Nel panorama italiano della Moto2, resta uno dei riferimenti più osservati, anche per il legame con il territorio. La sua storia parte da una realtà di provincia, tra officine e passione per i motori, e continua oggi su palcoscenici internazionali. È una traiettoria che negli anni ha mantenuto una certa coerenza: crescita graduale, senza scorciatoie, dentro un sistema – quello della VR46 – che ha costruito un’intera generazione di piloti.

Il Mondiale è ancora lungo e le gerarchie possono cambiare rapidamente, ma questo inizio di stagione restituisce un’immagine più definita di Vietti. Non più soltanto un talento da aspettare, ma un pilota che sta cercando di costruire stabilità dentro un campionato estremamente competitivo. Austin, in questo senso, è meno un punto d’arrivo e più una conferma.

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