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01 Aprile 2026 - 11:39
Turismo all’aria aperta, il Piemonte cresce ma i fondi non bastano: escluso oltre il 70% delle imprese
I numeri raccontano una crescita solida, ma le risposte istituzionali non sembrano tenere il passo. Il turismo all’aria aperta in Piemonte vive una fase di espansione, trainata da flussi internazionali e da una domanda sempre più orientata verso natura e sostenibilità. Eppure, proprio nel momento più favorevole, si apre uno scontro politico sui finanziamenti regionali.
A sollevare il caso è la consigliera regionale del Partito Democratico Laura Pompeo, che parla di una scelta “miope” da parte della Regione. Il punto è chiaro: a fronte di 1009 imprese risultate idonee, solo 302 sono state finanziate, lasciando fuori oltre il 70% delle realtà del settore.
“Il Piemonte cresce, ma la Regione frena”, sintetizza Pompeo, annunciando un’interrogazione in Consiglio regionale per chiedere chiarimenti e, soprattutto, un intervento immediato. Il contesto, però, è tutt’altro che negativo. Nei primi nove mesi del 2025 gli arrivi turistici sono aumentati di quasi il 5%, mentre le presenze hanno superato il +7% rispetto all’anno precedente. A trainare sono soprattutto i visitatori stranieri — in particolare da Germania, Francia, Benelux, Svizzera, Regno Unito e Stati Uniti — ma cresce anche il turismo interno, in controtendenza rispetto al dato nazionale.
Un segnale chiaro: il Piemonte si sta affermando come destinazione competitiva, soprattutto per chi cerca esperienze legate all’ambiente e al territorio. In questo scenario, il comparto del turismo all’aria aperta — che comprende campeggi, villaggi turistici e strutture immerse nella natura — rappresenta uno dei segmenti più dinamici. Nel 2024 ha attirato circa 1,9 milioni di visitatori, confermando una domanda in crescita costante.
Ed è proprio qui che si concentra la critica politica. Secondo Pompeo, la dotazione economica messa a disposizione dalla Regione, pari a 15,87 milioni di euro, non è stata sufficiente a sostenere un settore in pieno sviluppo. Molte imprese, sottolinea, avevano già predisposto progetti concreti, legati alla riqualificazione delle strutture, alla digitalizzazione dei servizi e alla transizione ecologica. Interventi che avrebbero potuto rafforzare la competitività del Piemonte, soprattutto in un contesto europeo dove il turismo sostenibile è sempre più centrale.

“Lasciare senza sostegno queste realtà significa rallentare un processo virtuoso”, osserva la consigliera, evidenziando il rischio di perdere terreno rispetto ad altre regioni italiane ed europee. La richiesta è articolata. Da un lato, reperire nuove risorse per finanziare le 707 imprese escluse. Dall’altro, avviare una revisione strutturale delle politiche di settore, con un incremento stabile dei fondi e criteri più flessibili nei bandi futuri. Tra le proposte, anche un piano straordinario dedicato al turismo all’aria aperta, con incentivi mirati alla sostenibilità ambientale e all’innovazione digitale, oltre a misure di semplificazione urbanistica per agevolare gli investimenti.
Il nodo, però, non è solo economico. Riguarda anche la visione strategica. Il turismo all’aria aperta viene indicato come un comparto chiave per il futuro, capace di coniugare sviluppo economico e valorizzazione del territorio. Un settore che intercetta nuove abitudini di viaggio, sempre più orientate verso esperienze autentiche, contatto con la natura e sostenibilità.
La questione ora si sposta sul piano istituzionale. La Giunta regionale dovrà rispondere all’interrogazione e chiarire quali siano le intenzioni per il futuro. Nel frattempo, gli operatori restano in attesa. Con la bella stagione alle porte, il tempo delle decisioni si riduce. E il rischio, come sottolineato dall’opposizione, è che una crescita già in atto possa rallentare proprio nel momento in cui avrebbe bisogno di essere sostenuta.
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