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31 Marzo 2026 - 09:35
I predatori dell’ambiente: progetto centrale idroelettrica di Chialamberto
“Il fiume scendeva dalla montagna, limpido e fresco, tra le rocce e i cespugli, con un mormorio dolce e monotono. La sua acqua era così trasparente che si vedevano i sassi del fondo e i pesci che nuotavano lenti e silenziosi...”
"Il sentiero dei nidi di ragno" di I. Calvino.
La magia dell’immagine evocata da Calvino è a grave rischio nel comune di Chialamberto e precisamente nella zona paesaggistica più iconica e suggestiva della valle, dove i fianchi boschivi delle montagne scendono con un dolce declivio e si adagiano sulla prateria solcata dal torrente Stura, mentre sullo sfondo domina l’imponente verticalità delle Alpi.
Questo scorcio di paesaggio, là dove la valle si apre e respira, è l’immagine cult fissata nelle cartoline, dalla nascita della fotografia fino ai nostri giorni, prima in bianco-nero poi a colori; l’immagine simbolo di un territorio e della sua storia, di un sentimento di appartenenza e di rispetto.quasi religioso, suscitato dalla meraviglia e dalla sacralità della natura.
Ed è proprio in questo scorcio panoramico più emblematico che L’Amministrazione Comunale ha recentemente deliberato la realizzazione di un nuovo impianto idroelettrico il cui progetto, presentato dalla società Balma S.r.l, è al momento in fase di Valutazione di Impatto Ambientale presso il Dipartimento della Città Metropolitana di Torino.

É noto che, contro il progetto, fortemente appoggiato dalla Giunta Comunale con una decisione unilaterale, si è costituito un fronte di opposizione attiva, sostenuto da circa 700 firmatari della petizione online denominata “Salvaguardia ambientale di Chialamberto e della Val Grande di Lanzo”, in difesa dei valori ambientali e culturali del nostro territorio.
Alla documentazione tecnico-progettuale depositata da Balma S.r.l al Dipartimento della Città Metropolitana, hanno fatto seguito le nostre Osservazioni che sollevano sostanziali obiezioni al progetto, ritenendo sia basato su dati erronei e ometta la specificità del territorio e degli eventi idrogeologici che lo hanno interessato, sottostimando i rischi già evidenziati nel Piano Regolatore proprio in corrispondenza dell’area interessata dal progetto.
A fronte della grave situazione che si delinea, è importante ancora sottolineare che, in assenza della garanzia di una reale produzione di energia, causa la scarsa portata della Stura per effetto del cambiamento climatico, il progetto non soddisfa i requisiti della “pubblica utilità” e conseguentemente, le ricadute economiche nelle casse del Comune sono aleatorie, né sono previsti vantaggi a favore degli abitanti i quali non godranno di compensazioni tariffarie sui consumi di energia.
Studi scientifici resi noti dal Rapporto 2017 dell’Agenzia Europea per l’Ambiente e ripresi da numerosi documenti pubblicati dalle Associazioni Ambientaliste, segnalano che i cambiamenti climatici obbligano ad una attenta valutazione del contesto ambientale in cui si intende intervenire,soprattutto se si tratta di risorse idriche nell’arco alpino. Gli studi evidenziano come la progressiva riduzione del volume dei ghiacciai con la conseguente scomparsa dell’acqua e l’aumento del rischio di frane e valanghe, siano la causa della costante, forte riduzione del potenziale idroelettrico. In questo contesto di allerta, lo sfruttamento di una risorsa così preziosa richiede l’assunzione di pesanti responsabilità a diversi livelli decisionali. Di qui la necessità di prevedere anche una valutazione degli interessi ambientali ed economici della comunità attraverso processi partecipativi allargati che comprendono i soggetti portatori di interesse e tutti i cittadini sensibili al tema, con il coinvolgimento delle associazioni ambientaliste fin dalle fasi preliminari del progetto. (LEGAMBIENTE, L’idroelettrico: impatti e nuove sfide al tempo dei cambiamenti climatici, gennaio 2018).
Un processo partecipativo democratico completamente disatteso dall’Amministrazione Comunale.
A fronte della situazione di emergenza in cui versano le nostre valli: il calo demografico e l’incremento dell’età media, lo spopolamento e la conseguente progressiva perdita di servizi, attività commerciali e ricettive a danno della popolazione residente, dei villeggianti e dei turisti, ormai in fuga verso località più attrattive, l’attenzione dei Sindaci dovrebbe concentrarsi sulla promozione di misure capaci di contrastare questa tendenza, anziché avventurarsi in progetti ormai anacronistici, come l’idroelettrico nei torrenti montani, o improbabili, come la realizzazione di una “pista agro-pastorale” nel Vallone di Sea.
La bellezza che oggi ammiriamo non è scontata, è il risultato di un’ illuminata difesa preventiva messa in atto da amministratori, contadini, cittadini... che ci hanno preceduti, saggi custodi “del bene comune”, dotati di una lungimiranza che ha saputo guardare ai diritti delle generazioni future. Oggi, di fronte alle sfide climatiche e ambientali, riscoprire la lezione di chi ci ha preceduti è importante, perché amministrare un territorio significa preservarlo, non sfruttarlo in vista di un ipotetico, irrisorio vantaggio economico.
Non si tratta di una battaglia ambientalista ideologica, non è pregiudizio contro le energie rinnovabili, ma piuttosto una posizione supportata dalla valutazione scientifica multidisciplinare dell’impatto sull’ambiente e la comunità. La posta in gioco è alta: opere idroelettriche non necessarie rappresentano un’appropriazione indebita di beni comuni, un’azione predatoria delle risorse ambientali con conseguenti gravi alterazioni all’ecosistema come il deterioramento del flusso del torrente e della fauna ittica, la perdita di biodiversità e rischi idrogeologici.
Siamo disposti a correre questo rischio?
di Marina Rudà
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