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31 Marzo 2026 - 00:06
La Russia lancia i satelliti anti-Starlink: cosa cambia davvero nella guerra delle comunicazioni?
La sera del 23 marzo 2026, dal cosmodromo militare di Plesetsk, nella regione di Arcangelo, un razzo Soyuz-2.1b ha portato in orbita sedici satelliti. Sono i primi elementi operativi della costellazione Rassvet (“alba”), sviluppata dalla società Bureau 1440 con il supporto dell’agenzia spaziale russa Roscosmos. Con questo lancio la Russia è passata dalla fase di prova all’avvio di una rete destinata a fornire connettività a banda larga dallo spazio.
L’obiettivo dichiarato è costruire un sistema nazionale alternativo a Starlink, il servizio della società americana SpaceX, per ridurre la dipendenza da infrastrutture straniere nelle comunicazioni civili e militari. Il piano prevede circa 250 satelliti entro il 2027 e fino a 900 entro il 2035. Il progetto è sostenuto con fondi pubblici nell’ambito del programma federale sull’economia dei dati. Le informazioni tecniche disponibili indicano l’uso delle bande di frequenza Ku e Ka e collegamenti laser tra satelliti, tecnologie pensate per abbassare i tempi di risposta e rendere la rete meno vulnerabile.

La spinta a sviluppare una rete autonoma nasce anche da quanto accaduto sul fronte ucraino. Tra la fine del 2025 e l’inizio del 2026, diverse inchieste giornalistiche e fonti di intelligence hanno documentato l’uso di terminali Starlinkda parte di unità russe, acquistati attraverso canali paralleli in paesi terzi. Questi dispositivi sono stati impiegati per le comunicazioni sul campo e per il controllo dei droni, diventando uno strumento operativo diffuso.
All’inizio di febbraio 2026 SpaceX ha introdotto restrizioni più severe, limitando l’uso dei terminali non autorizzati nelle aree di conflitto. In parallelo, le autorità di Kyiv hanno imposto un sistema di autorizzazione dei dispositivi. Nei giorni successivi osservatori sul campo hanno segnalato difficoltà nelle comunicazioni russe e nella gestione dei flussi video dei droni. In questo contesto il lancio di Rassvet rappresenta una risposta a una vulnerabilità emersa sul terreno.
La costellazione è progettata per operare in orbita terrestre bassa, tra i 500 e i 600 chilometri di quota. I test preliminari, avviati con le missioni Rassvet-1 nel 2023 e Rassvet-2 nel 2024, hanno riguardato i carichi utili, i protocolli di telecomunicazione compatibili con le reti mobili di quinta generazione e i collegamenti ottici tra satelliti. Bureau 1440, che guida il progetto, fa parte del gruppo industriale ICS Holding e ha già siglato accordi per portare la connettività su treni e aerei russi.
Il confronto con Starlink resta sbilanciato. Il sistema americano conta già migliaia di satelliti in orbita e continua a espandersi. La rete russa è all’inizio e dovrà affrontare sfide industriali rilevanti: produzione in serie dei satelliti, disponibilità di componenti resistenti alle radiazioni, cadenza dei lanci. I rinvii registrati tra la fine del 2025 e l’inizio del 2026 hanno già mostrato le difficoltà.
La costruzione della rete richiede anche infrastrutture a terra, terminali accessibili per utenti civili e sistemi di sicurezza per proteggere le comunicazioni. Senza questi elementi la costellazione rischia di restare limitata all’uso governativo. Gli accordi con Ferrovie Russe e Aeroflot indicano il tentativo di creare un mercato interno stabile.
Nel frattempo la competizione nello spazio si intensifica. In Europa il gruppo Eutelsat-OneWeb rivendica il proprio ruolo come alternativa già operativa, mentre nuovi progetti avanzano in Cina e negli Stati Uniti. Le orbite basse si stanno affollando e cresce il rischio di interferenze radio e congestione. L’Unione internazionale delle telecomunicazioni (ITU) è chiamata a gestire l’assegnazione delle frequenze e dei diritti d’uso.
Per la Russia il punto centrale resta politico oltre che tecnologico. Le comunicazioni satellitari sono diventate un’infrastruttura critica, capace di influenzare operazioni militari, trasporti e servizi civili. Il lancio dei primi satelliti Rassvet non colma il divario con Starlink, ma segna l’inizio di un percorso per riportare il controllo delle reti entro i confini nazionali.
Il risultato finale dipenderà dalla capacità industriale, dalla tenuta economica del progetto e dall’evoluzione del contesto internazionale. La tabella di marcia fino al 2035 indica un percorso lungo, esposto a vincoli tecnologici e politici. Ma dopo le restrizioni di febbraio 2026, la necessità di una rete autonoma è diventata per Mosca una priorità concreta.
Fonti: Roscosmos, Bureau 1440, SpaceX, Eutelsat-OneWeb, ITU (Unione internazionale delle telecomunicazioni), stampa specializzata internazionale, fonti di intelligence e inchieste giornalistiche sul conflitto in Ucraina.
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