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30 Marzo 2026 - 21:59
Rogo nella riserva della Vauda, le immagini satellitari svelano l’estensione dei danni (foto di repertorio)
Dalle fiamme visibili a chilometri di distanza alle immagini dettagliate dallo spazio. A distanza di alcuni giorni dal vasto incendio che ha colpito la Riserva Naturale della Vauda, emergono ora dati precisi sull’entità del disastro. A fornirli sono le immagini ad alta risoluzione del satellite Sentinel-2 del programma Copernicus, che permettono di quantificare con esattezza l’area devastata.
Il bilancio è pesante: 172 ettari di territorio bruciati, pari a oltre 1,7 chilometri quadrati di superficie. Un’area estesa che coinvolge i territori di Nole, Vauda Canavese e San Carlo Canavese, a circa 25 chilometri a nord-ovest di Torino.
Un dato che conferma quanto già appariva evidente nelle ore dell’emergenza, quando il rogo, alimentato dal vento, era visibile anche dal capoluogo piemontese, disegnando una linea di fuoco all’orizzonte.
L’incendio si è sviluppato tra il pomeriggio di mercoledì 25 marzo e la mattinata di giovedì 26 marzo, in concomitanza con un violento episodio di foehn, che ha spinto le fiamme con raffiche di vento superiori agli 80 km/h.
Secondo le prime ricostruzioni, l’innesco sarebbe avvenuto intorno alle ore 18 lungo la SP23 Strada Buretta, nel territorio di Nole. Da lì, il fuoco si è rapidamente propagato all’interno della Riserva della Vauda, favorita dalla vegetazione secca e dalla conformazione aperta del territorio.
Una combinazione di fattori che ha trasformato in pochi minuti un punto di innesco in un incendio esteso e difficile da contenere.
Le immagini satellitari, elaborate anche grazie al contributo tecnico di piattaforme specializzate, mostrano con chiarezza l’areale interessato dalle fiamme, evidenziando le zone completamente bruciate e quelle solo lambite dal fronte del fuoco.
Durante le ore più critiche, la situazione era apparsa fuori controllo. Le fiamme, alte e irregolari, avanzavano rapidamente spinte dal vento, creando nuovi focolai e costringendo le squadre di intervento a continui riposizionamenti.
Sul posto hanno operato senza sosta i vigili del fuoco, le squadre Aib, la polizia locale e i carabinieri, impegnati in una vera e propria corsa contro il tempo per contenere l’incendio e proteggere le abitazioni sparse e i cascinali presenti nell’area.
La priorità, nelle fasi più delicate, è stata proprio la messa in sicurezza delle strutture e delle persone, in un contesto reso ancora più complesso dal vento e dalla scarsa prevedibilità della direzione delle fiamme.
L’incendio è stato definitivamente domato solo nella tarda mattinata del 26 marzo, al termine di ore di lavoro continuo.
Resta ora il nodo delle cause. L’ipotesi più accreditata è quella di un incendio doloso, una pista che torna ciclicamente ogni volta che la Vauda viene colpita da roghi di questo tipo.
La Riserva Naturale della Vauda, infatti, è da anni un’area particolarmente esposta al rischio incendi, soprattutto durante i periodi ventosi. La presenza diffusa di erba secca e la conformazione del territorio rendono l’area estremamente vulnerabile.
Non è la prima volta che episodi simili si verificano in questa zona. Negli anni passati, più volte il fuoco ha interessato la riserva, spesso in condizioni meteorologiche analoghe.
Un elemento che rafforza l’attenzione degli inquirenti, chiamati ora a chiarire se anche in questo caso vi sia stata una mano dolosa.
Oltre all’impatto immediato, restano le conseguenze ambientali. La perdita di centinaia di ettari di vegetazione rappresenta un danno significativo per l’ecosistema locale, con effetti che si protrarranno nel tempo.
La ricostruzione dell’area, infatti, richiederà anni, mentre nel breve periodo aumenteranno i rischi legati all’erosione del suolo e alla perdita di biodiversità.
Le immagini satellitari, in questo contesto, non sono solo uno strumento di analisi, ma anche una testimonianza concreta della portata dell’evento. Un modo per trasformare l’emergenza in dati, e i dati in consapevolezza.
La Vauda, ancora una volta, si conferma un territorio fragile. E quanto accaduto riapre una questione più ampia: quella della prevenzione, del controllo e della tutela di un’area che continua a essere esposta a rischi elevati.


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