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Economia
30 Marzo 2026 - 18:29
Foto Archivio
Nuova mobilitazione per le lavoratrici e i lavoratori di Telecontact Center. Per il 1° aprile 2026 è stato proclamato uno sciopero con presidio a Ivrea, in via Jervis angolo via Montenavale, dalle ore 10, che coinvolgerà anche la sede di Aosta. Una protesta che arriva al termine di settimane di crescente tensione e che segna un ulteriore irrigidimento dello scontro tra azienda e organizzazioni sindacali.
A promuovere la mobilitazione è la SLC CGIL Piemonte, insieme alle RSU e alle altre sigle.
Al centro della vertenza c’è l’applicazione, da parte di Telecontact, della cosiddetta disciplina speciale CRM/BPO, giudicata dal sindacato “illegittima e lesiva dei diritti dei lavoratori”.
Si tratta di una sezione del contratto collettivo delle telecomunicazioni pensata per le aziende che operano in outsourcing, cioè per quei call center che lavorano in appalto per conto di altre società.
In questo regime contrattuale, normalmente, sono previste condizioni diverse e generalmente peggiorative rispetto al contratto standard del settore: maggiore flessibilità, minori tutele e un costo del lavoro più basso. Da qui nasce la contestazione sindacale.
Secondo la SLC CGIL Piemonte, si tratta infatti di una decisione “unilaterale e sbagliata nel merito e nel metodo”.
Nel merito, perché – sostengono – Telecontact non può essere equiparata a un’azienda di outsourcing: la sua storia, il legame diretto con TIM e le modalità con cui le attività vengono assegnate la collocano pienamente all’interno del perimetro del gruppo.
Nel metodo, perché durante il rinnovo contrattuale la stessa azienda era stata inserita tra quelle escluse dall’applicazione della disciplina speciale, una posizione condivisa al tavolo negoziale e ora completamente ribaltata.
La data dello sciopero non è casuale. Il 1° aprile viene indicato come un passaggio simbolico, il momento in cui – secondo i sindacati – lavoratrici e lavoratori rischiano concretamente di perdere diritti e salario conquistati in oltre vent’anni di contrattazione. Un arretramento che, denunciano, non ha precedenti recenti e che rischia di cambiare radicalmente le condizioni di lavoro all’interno dell’azienda.
La mobilitazione arriva in un contesto già segnato da forti tensioni. Negli ultimi mesi Telecontact è finita al centro del piano di riorganizzazione di TIM, con la prospettiva di una cessione che coinvolge oltre 1.500 addetti a livello nazionale, tra cui circa un centinaio tra Ivrea e Aosta. Una strategia che, secondo i sindacati, rischia di tradursi in una progressiva esternalizzazione di attività storicamente interne, con il risultato di scaricare sui lavoratori il peso delle scelte industriali del gruppo. Una gestione che, sempre secondo le organizzazioni sindacali, segna una rottura netta con il passato e apre interrogativi pesanti sul futuro del lavoro nel gruppo.

A pesare ulteriormente sul clima aziendale è anche la disdetta unilaterale della contrattazione di secondo livello, che riguarda aspetti centrali come il lavoro agile e il premio di risultato. Un intervento che viene letto come un ulteriore segnale di discontinuità rispetto al passato e che contribuisce ad alimentare un clima di forte incertezza tra i dipendenti.
Dal sindacato arriva quindi un appello alla partecipazione: “È fondamentale – sottolinea la SLC CGIL Piemonte – aderire numerosi allo sciopero per difendere i livelli contrattuali, la tutela occupazionale e contrastare le scelte aziendali”.
Una mobilitazione che punta a riportare al centro il tema delle garanzie e del futuro occupazionale, in un momento in cui la vertenza ha ormai assunto una dimensione nazionale.
In un comunicato diffuso in queste ore viene inoltre chiamata in causa direttamente TIM, proprietaria al 100% di Telecontact, accusata di aver gestito la vicenda senza una visione industriale chiara e senza il necessario confronto con le parti sociali.
Il sindacato chiede all’azienda di “tornare sui propri passi” e di ripristinare relazioni sindacali adeguate, riaprendo un dialogo che negli ultimi mesi si è progressivamente interrotto. Un appello che viene esteso anche a Poste Italiane, azionista di riferimento del gruppo, affinché intervenga su una partita che rischia di avere conseguenze rilevanti non solo sul piano occupazionale, ma sull’intero assetto del settore.
La richiesta del sindacato è chiara: fermare le decisioni unilaterali, riaprire il confronto e garantire stabilità a 1.591 lavoratrici e lavoratori che da oltre vent’anni rappresentano il servizio clienti del gruppo.
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