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"Salviamo il Bosco del Vaj": parte una raccolta firme per bloccare i lavori (e il cemento) sui sentieri dell'area protetta

Il bosco da qualche giorno è un cantiere. E attorno a quei sentieri che stanno cambiando forma nasce una protesta che, in poche ore, si è già trasformata in una raccolta firme

"Salviamo il Bosco del Vaj": parte una raccolta firme per bloccare i lavori (e il cemento) sui sentieri dell'area protetta

"Salviamo il Bosco del Vaj": parte una raccolta firme per bloccare i lavori (e il cemento) sui sentieri dell'area protetta

Il Bosco del Vaj a Castagneto Po è un cantiere. E attorno a quei sentieri che stanno cambiando forma nasce una protesta che, in poche ore, si è già trasformata in una raccolta firme.

Ma procediamo con ordine.

I sentieri del Bosco del Vaj sono oggi interessati da una serie di lavori non per abbellimento, ma per necessità. Da marzo 2026 è in corso un intervento strutturale che interessa buona parte della rete escursionistica della riserva, con chiusure già operative su alcuni dei percorsi più frequentati, tra cui il Sentiero Natura e il collegamento verso la Croce del Vaj.

Il progetto rientra in un piano finanziato con fondi europei del programma POR-FESR 2021/2027 e viene presentato come un intervento di “messa in sicurezza e sistemazione idrogeologica”. Tradotto: il problema non è estetico, ma fisico. Il bosco, negli ultimi anni, ha mostrato segni evidenti di cedimento. Erosione del terreno, canalizzazioni naturali dell’acqua sempre più instabili, tratti di sentiero deformati o consumati dal passaggio continuo.

Chi frequenta la zona lo sa: il Vaj non è mai stato un ambiente “facile”. Terreni argillosi, pendenze marcate, esposizioni diverse che reagiscono in modo opposto alle piogge. Ma oggi il punto è un altro. La pressione sul territorio è aumentata — escursionisti, trail runner, mountain bike — mentre gli eventi meteo sono diventati più violenti e concentrati. Il risultato è sotto gli occhi di chiunque ci sia passato negli ultimi mesi: solchi profondi al posto dei sentieri, tratti scivolosi, bordi che cedono.

È in questo contesto che partono i lavori. Interventi che puntano a stabilizzare i versanti, regolare il deflusso dell’acqua, ricostruire i tracciati nei punti più compromessi. Non operazioni rapide, né invisibili. Da qui le chiusure, i divieti, i cartelli di cantiere lungo i percorsi.

Il dato politico e territoriale, però, sta tutto qui: si interviene adesso perché non si poteva più rimandare. La manutenzione ordinaria non è bastata a contenere un problema che nel tempo si è stratificato, fino a diventare strutturale. E oggi il Vaj diventa un caso emblematico di un equilibrio fragile — tra fruizione e tutela — che sulle colline torinesi si gioca sempre più spesso.

La domanda, a questo punto, non riguarda solo quando riapriranno i sentieri. Ma come verranno gestiti dopo. Perché senza un cambio di passo — nei controlli, nella manutenzione e nell’uso stesso dei percorsi — il rischio è semplice: trovarsi tra qualche anno punto e a capo.

I lavori che stanno ridisegnando i sentieri del bosco del  Vaj

Una raccolta firme per salvare il bosco del Vaj

Una protesta che corre sui social e si trasforma, nel giro di poche ore, in una raccolta firme online. Da domenica 29 marzo, attorno ai lavori in corso nel Bosco del Vaj, a Castagneto Po, si sta muovendo una parte della comunità locale. E il tema, ancora una volta, è lo stesso: dove finisce la messa in sicurezza e dove inizia la trasformazione del paesaggio.

La mobilitazione corre sui social dalla serata di ieri e si è già trasformata in una raccolta firme online sulla piattaforma Change.org.

Il titolo è diretto: “Salviamo il Bosco del Vaj – Fermiamo interventi che stanno cambiando un patrimonio naturale”. E il contenuto non lascia spazio a equivoci: “Il Bosco del Vaj, a Castagneto Po, è uno di quei luoghi che non si dimenticano: un ambiente ancora autentico, fatto di sentieri naturali, acqua che scorre tra le rocce e un equilibrio costruito nel tempo. Qui, tra castagni e querce, sopravvivono anche popolazioni di faggio risalenti all’epoca glaciale: una rarità che rende questo bosco un patrimonio prezioso per tutto il territorio, anche per chi vive nei comuni vicini come Chivasso. Oggi però questo equilibrio sta cambiando. Sono in corso lavori che stanno trasformando i sentieri con pietra e cemento e stanno portando alla rimozione di grandi massi naturali, elementi che da sempre caratterizzavano il paesaggio e contribuivano a formare piccole cascatelle lungo il corso d’acqua. Non si tratta solo di un cambiamento estetico: è la perdita progressiva di un ambiente naturale così come lo abbiamo conosciuto. Molti cittadini hanno già segnalato la situazione alle istituzioni competenti. Ora è importante che anche la comunità faccia sentire la propria voce. Chiediamo: la sospensione dei lavori in corso; una verifica trasparente sugli interventi realizzati; il rispetto della natura e delle caratteristiche originarie della riserva; il coinvolgimento dei cittadini nelle scelte che riguardano questo luogo. Il Bosco del Vaj non è solo “di qualcuno”: è di tutti noi. Firmare questa petizione significa difendere un pezzo di territorio, di memoria e di natura che rischia di andare perduto. Non restiamo indifferenti.”

Le parole della petizione trovano un riscontro visivo nei lavori in corso. In uno dei tratti interessati, il sentiero appare completamente trasformato: una base in cemento ancora fresco, reti metalliche di armatura visibili, bordi contenuti da cordoli e sopra una pavimentazione in pietra già posata. Ai lati, scavi aperti, canalizzazioni per l’acqua e massi spostati. Il percorso naturale lascia spazio a una struttura costruita, stabile, ma profondamente diversa da quella che molti frequentatori erano abituati a percorrere.

Ed è proprio su questo che si concentra la discussione. Nei commenti social il tono è spesso netto: c’è chi parla di interventi “eccessivi”, chi li definisce uno “scempio”, chi invita a scrivere agli enti per fermare i lavori. Altri, più cauti, non contestano l’esigenza di mettere in sicurezza i sentieri ma criticano le modalità: “La cementificazione e la rimozione di massi potrebbero danneggiare l’ecosistema locale”, osserva un utente, proponendo soluzioni più leggere e compatibili con l’ambiente.

Il nodo è tutto qui. I lavori nascono da esigenze reali: erosione, instabilità del terreno, tratti ormai compromessi dal passaggio e dalle piogge sempre più intense. Ma l’impatto visivo e materiale degli interventi apre una frattura. Da una parte la sicurezza e la gestione del territorio. Dall’altra la percezione — diffusa — che il Vaj stia perdendo proprio quella naturalità che lo rende unico.

Non è una discussione nuova, ma qui si fa concreta. Perché il cambiamento non è teorico: si vede, si tocca, si percorre. E trasforma un sentiero in qualcosa di diverso.

La protesta è appena partita, ma il tema è destinato a restare. Perché il Bosco del Vaj oggi non è solo un’area protetta in manutenzione. È diventato un caso. Un punto di tensione tra due idee di territorio: quella che mette al centro la fruizione e quella che difende l’autenticità dei luoghi.

E la domanda, a questo punto, è inevitabile: dove si traccia il limite?

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