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Costume e Società
28 Marzo 2026 - 17:31
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Un lungo viaggio nei palasport, chiuso con 19 date e oltre 200mila spettatori. Poi l’annuncio di nuovi appuntamenti estivi e il capitolo finale di “G-Last Call”, tra Jesolo, la Reggia di Caserta e l’Arena di Verona, fino al gran finale: Roma (24 settembre, per la sesta volta in un anno) e Milano (3 ottobre, quarto appuntamento). Il bilancio è imponente: 43 concerti in un anno e mezzo e circa 300mila spettatori complessivi. L’equivalente di almeno sei o sette stadi.
Eppure Giorgia ridimensiona subito ogni suggestione da record. «No, lo stadio non è mai stato un’ambizione», racconta. «L’ho vissuto da ospite, con Elisa a San Siro: un’energia pazzesca. Ma il mio sogno sarebbe tornare nei club». Un desiderio che lei stessa definisce “malinconico”, più legato alla dimensione intima che a una reale strategia live. «Alla fine non cambia molto: stadio, palazzetto, teatro o club. È la musica che ti lega, quello che senti a fare la differenza».
L’artista romana sta vivendo un momento particolarmente felice, mentre celebra i 30 anni di carriera. Un nuovo slancio arrivato dopo la partecipazione al Festival di Sanremo con La cura per me — secondo singolo più venduto del 2025 — e l’esperienza alla conduzione di X Factor. «È un momento meraviglioso», confessa. «Mi sorprendo ogni giorno. Dopo 30 anni così intensi, ritrovarsi a vivere tutto come un nuovo inizio è qualcosa di totalmente inaspettato, soprattutto in un periodo complicato».
Una fase che lei stessa riconosce come rara: «Senza voler sembrare egocentrica, credo sia una situazione poco comune per la mia generazione. Ripartire così, con una carriera alle spalle e senza avere vent’anni, è qualcosa di particolare, quasi unico».
La svolta, ammette, è arrivata proprio da Sanremo. «Dopo La cura per me ho ritrovato fiducia. Mi è tornata la voglia. In una carriera lunga ci sono onde: cambi idea, ti chiedi anche se abbia ancora senso continuare. Io stessa mi sono chiesta se fosse ancora necessario che cantassi. Due anni fa non volevo nemmeno fare un album».
E invece la macchina si è rimessa in moto, più forte di prima. «Dopo il tour nei palazzetti pensavo di fermarmi. Invece è nato un tour estivo che non era previsto: quindici date per andare dove di solito non si va. Andiamo noi a casa del pubblico».
La nuova energia ha riacceso anche la scrittura. «Era da un po’ che non scrivevo. Quando non sai cosa cantare, non sai neanche cosa scrivere: nel frattempo è cambiato tutto, dalla metrica alle armonie. Ma ora mi sono sbloccata, ho ritrovato il coraggio. Sto lavorando a nuova musica. Altro che riposo».
Sul possibile ritorno a Sanremo, però, frena: «Febbraio? No, prima… ho una certa età, mica posso aspettare», scherza, evitando di sbilanciarsi. «Dopo La cura per me direi che sto a posto. Se mi chiamassero, magari farei altro».
Dopo l’esperienza televisiva, non esclude nuove incursioni sul piccolo schermo. «Quest’anno qualche proposta è arrivata», dice senza entrare nei dettagli. E su Stefano De Martino sorride: «Ci siamo incrociati appena. Ma conosce bene Emanuel, il mio compagno. Tra ballerini si capiscono, hanno un linguaggio tutto loro».
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Intanto promette che Milano segnerà davvero una chiusura, almeno per ora. «Per chiudere il cerchio — anche se in questi mesi ne abbiamo chiusi tanti», sorride. «All’Unipol Dome celebrerò questo anno e mezzo straordinario, invitando tutti gli artisti che mi sono stati accanto».
Da Blanco a Eros Ramazzotti, da Annalisa — con cui ha condiviso il palco di Sanremo — a Elisa, «perché ormai siamo un classico», fino a Irama ed Emma. «Con lei condivido, oltre all’amore per Pino Daniele, anche qualche notte brava».
E per il sogno internazionale, non ha dubbi: «Mi piacerebbe avere Raye».
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