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28 Marzo 2026 - 14:37
Con il vescovo di Ivrea
Un gesto carico di memoria, dolore e rinascita attraversa l’Italia e arriva a Torino: l’olio degli ulivi di Capaci, cresciuti sulla terra segnata dalla strage del 23 maggio 1992, diventa simbolo di fede e impegno civile. A consegnarlo è stato il questore Massimo Gambino, che lo ha donato all’arcivescovo di Torino Roberto Repole e agli altri vescovi della provincia, tra cui Monsignor Domenico Salera della Diocesi di Ivrea, per le benedizioni del Giovedì Santo.
L’olio proviene dal Giardino della Memoria ‘Quarto Savona Quindici’, nato su iniziativa di Tina Montinaro, vedova di una delle vittime della strage. In quel luogo, dove l’esplosione devastante uccise il giudice Giovanni Falcone, la moglie Francesca Morvillo e gli agenti della scorta, oggi crescono ulivi dedicati a ciascuna vittima innocente della mafia. Il giardino, inaugurato il 23 maggio 2017, prende il nome dalla sigla radio dell’auto di scorta travolta dall’attentato.

Strage di Capaci: L'autostrada A29 subito dopo l'attentato.
Proprio da quegli alberi viene estratto l’olio che, in occasione della Pasqua, viene inviato alle Diocesi italiane per essere consacrato e trasformato in Crisma Santo, utilizzato per l’amministrazione dei sacramenti. Un passaggio che trasforma un simbolo di tragedia in un segno concreto di vita e spiritualità, definito come un gesto dal valore “alto simbolico e spirituale”.
L’iniziativa si inserisce nel percorso di memoria condivisa che, anche quest’anno, nel trentaquattresimo anniversario delle stragi di Capaci e via D’Amelio, viene rinnovato dalla Questura di Torino. Un impegno che vuole tenere viva la coscienza collettiva e ribadire il significato della legalità attraverso azioni concrete e simboliche.
Il dono dell’olio non è soltanto un rito religioso, ma un ponte tra passato e presente, tra il sacrificio delle vittime e la responsabilità quotidiana delle istituzioni e dei cittadini. Un segno che trasforma il ricordo in testimonianza viva, capace di attraversare il tempo e arrivare fino agli altari, nel cuore delle comunità.

Con il cardinale di Torino
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