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Annunziata al Castello: tra storia e leggenda rivive la festa di Viù

Si è rinnovata la festa alla cappella sorta sulle rovine del castello con un appuntamento che continua a custodire e tramandare tradizione e identità locale

I priori Luca Teghillo e Valentina Bergagna, Federico Durando e Francesca Versin

I priori Luca Teghillo e Valentina Bergagna, Federico Durando e Francesca Versino

Ci sono tradizioni che non si limitano a essere ricordate, ma continuano a vivere, anno dopo anno, nei gesti e nella memoria di una comunità. È il caso della festa dell’Annunziata, che mercoledì 25 marzo ha riportato i viucesi nella suggestiva cornice della cappella omonima, in Borgata Castello, dove storia, fede e identità si intrecciano da secoli.

La Cappella dell’Annunziata di Viù sorge in un luogo carico di significato, là dove un tempo dominava il Castello dei Visconti di Baratonia, arroccato sul poggio sopra il Versino. Nel Medioevo era una fortezza strategica e inespugnabile, presidio dei passaggi della valle. Le fonti storiche raccontano che venne occupato dai francesi nel 1551 e successivamente demolito nel 1556 per ragioni militari, durante i conflitti contro gli spagnoli.

Accanto alla storia documentata, però, sopravvive una tradizione orale altrettanto potente. Come racconta il viucese Luca Teghillo, dopo l’abbandono il castello sarebbe diventato rifugio di una banda di briganti che per anni terrorizzò la valle. Razzie, furti e violenze segnarono profondamente la popolazione, fino a quando, secondo la leggenda, gli abitanti di Viù decisero di ribellarsi. In una notte rimasta impressa nella memoria collettiva, i viucesi assaltarono il covo e lo incendiarono, ponendo fine alle angherie. Fu proprio su quelle rovine, simbolo di paura, che nacque la cappella, segno di rinascita, protezione e speranza.

La Cappella dell'Annunziata di Viù

Per la comunità viucese non è quindi solo una ricorrenza religiosa quella del 25 marzo, ma una vera e propria festa di liberazione. Il grande falò, “lo farò”, e i cerchi infuocati dei “vantrel”, sono simboli che raccontano e rievocano quella notte, mentre il pane della carità – il pän dla ciarità – distribuito dalle priore mantiene vivo il legame con la fede.

Quest’anno, a ricoprire il ruolo di priori e a rendere particolarmente solenne la celebrazione c’erano Valentina Bergagna e Luca Teghillo, affiancati da Francesca Versino e Federico Durando. Per l’occasione le priore hanno onorato la tradizione indossando il costume tipico viucese. I festeggiamenti sono iniziati al mattino con la distribuzione del pane benedetto a Viù e nelle frazioni, ad abitanti e attività locali.

La giornata è poi proseguita con un momento conviviale a pranzo, seguito dalla Messa celebrata nella chiesetta al Castello. Nel pomeriggio, i presenti hanno potuto ristorarsi con la merenda offerta dal forno San Martino di Viù e poi è seguito il tradizionale incanto. Il forte vento ha però impedito l’accensione del consueto falò, momento tra i più attesi, rinviato a sabato 28 marzo alle ore 21.

Nonostante questo imprevisto, la festa dell’Annunziata ha rinnovato il suo valore, dimostrandosi tradizione viva, nonché custode dell’identità locale.

I priori con la Cappella dell'Annunziata sullo sfondo 

Resti del castello di Più

Resti del Castello di Viù

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