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27 Marzo 2026 - 12:28
Immagine di repertorio
Lo scorso 13 marzo, nella cittadina di Lanzo Torinese, ha fatto tappa il Grande Circo Alex Medini. Per tre giorni, fino al 15 marzo, il tendone ha animato la vita del paese con spettacoli pomeridiani e serali, richiamando famiglie, curiosi e appassionati.
Il circo, da sempre, porta con sé un immaginario fatto di stupore, tradizione e intrattenimento capace di parlare a pubblici di tutte le età.
Anche a Lanzo, come in molte altre località, l’arrivo della compagnia è stato accolto con entusiasmo. Eppure, accanto alla dimensione festosa, emerge una domanda che da tempo attraversa l’opinione pubblica e che, proprio in occasioni come questa, torna a farsi sentire con maggiore forza: il circo con gli animali ha ancora un senso nel 2026?
È soprattutto sui social che questo interrogativo trova spazio e si moltiplica. Le immagini dei giorni di spettacolo hanno raccolto reazioni contrastanti, tra chi rivendica il valore della tradizione e chi, invece, ne mette in discussione la legittimità.
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Foto di Alex Medini
Il Circo Alex Medini, da parte sua, non ha mai nascosto la propria identità, anzi la rivendica con decisione: una storia familiare che si tramanda da oltre quattro generazioni e che include, accanto ad artisti e tecnici, anche gli animali, considerati parte integrante non solo della compagnia ma della famiglia Medini. Una presenza che, secondo i gestori, è accompagnata da cura quotidiana, attenzione e rispetto, nel pieno rispetto delle normative vigenti.
Eppure, il contesto in cui questa realtà si inserisce è in rapido cambiamento. Da anni, associazioni come la LAV (Lega Anti Vivisezione) portano avanti campagne per il superamento dell’utilizzo degli animali nei circhi, contribuendo a orientare un dibattito sempre più acceso.
Anche sul piano normativo, il tema resta aperto: lo stop definitivo, più volte annunciato, è stato recentemente rinviato al 31 dicembre 2026, segno di un percorso ancora in evoluzione e tutt’altro che concluso.
Nel frattempo, qualcosa si muove anche all’interno dello stesso mondo circense. Alcune realtà storiche hanno scelto di intraprendere nuove strade, puntando su spettacoli senza animali, basati su acrobazie, tecnologia e performance umane. Per alcuni si tratta di un’evoluzione naturale, in linea con una crescente sensibilità verso il benessere animale; per altri, invece, è un cambiamento che rischia di snaturare l’identità stessa del circo.
In questo scenario si inserisce anche la recente decisione di Stefano Orfei e Brigitta Boccoli, che a fine febbraio hanno annunciato l’abbandono degli animali nei loro spettacoli, parlando apertamente di un cambiamento dei tempi e delle sensibilità. Una scelta che ha avuto ampia risonanza e che ha inevitabilmente contribuito ad alimentare il dibattito.
Proprio in risposta a queste dichiarazioni, il Circo Medini ha sentito l’esigenza di chiarire la propria posizione, sottolineando la distanza tra percorsi artistici differenti e ribadendo la volontà di proseguire nel solco della tradizione del circo classico.
"Vogliamo precisare che queste dichiarazioni riguardano esclusivamente scelte personali e non rappresentano l’intero mondo del circo - hanno fatto sapere, aggiungendo - per noi gli animali non sono attrezzi da lavoro, ma parte della nostra famiglia". Una presa di posizione netta, che ha riacceso il confronto e diviso ulteriormente l’opinione pubblica.
Da una parte, c’è chi considera il circo con animali una tradizione da preservare, sottolineando il legame storico e culturale che lo accompagna, oltre alla convinzione che il benessere degli animali possa essere garantito anche in questo contesto. Dall’altra, cresce una sensibilità che vede in queste pratiche un modello superato, incompatibile con una nuova idea di rispetto e tutela degli animali.
In mezzo, una pluralità di posizioni, esperienze personali e percezioni diverse: chi racconta di aver sempre vissuto il circo come un momento di meraviglia, chi invece osserva con occhi diversi ciò che accade dietro e fuori dalla pista.
Opinioni che spesso si scontrano, raramente si incontrano, ma che restituiscono la complessità di un tema che va oltre il singolo spettacolo o la singola città.
Così, mentre il tendone viene smontato e la carovana riparte verso una nuova destinazione, la domanda resta aperta. È possibile conciliare tradizione e cambiamento? E quale forma assumerà il circo del futuro, tra memoria, identità e nuove sensibilità?
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