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Autodromo di Lombardore, pista ferma da quattro mesi: tra ordinanze, silenzi e proteste

Dopo lo stop imposto dal sindaco Rocco Barbetta per il rischio sul torrente Fisca, nessuna riapertura e nessun calendario. Intanto gli appassionati, come Cristian Martini, lanciano l’allarme: “Così aumenta il pericolo sulle strade”

Autodromo di Lombardore, pista ferma da quattro mesi: tra ordinanze, silenzi e proteste

Autodromo di Lombardore

Da fine novembre i motori sono spenti. E questa volta non per il rumore, non per le solite polemiche tra residenti e appassionati, ma per un problema ben più concreto e certificato: la sicurezza.

Tutto è precipitato il 26 novembre 2025 scorso, quando il sindaco di Lombardore, Rocco Barbetta, ha firmato un’ordinanza urgente per disporre la sospensione immediata delle attività dell’autodromo in località Valle Fisca. Alla base della decisione un esposto arrivato in Comune il 22 novembre, nel quale si segnalava la presenza di residui di copertoni nell’alveo del torrente Fisca, proprio a ridosso dell’impianto. Da qui in avanti il destino appare segnato. Scatta il sopralluogo dei Carabinieri Forestali del nucleo di Volpiano insieme ai tecnici comunali. E quello che emerge è un quadro tutt’altro che rassicurante.

I pneumatici, utilizzati come protezione lungo il guardrail che delimita la pista, risultano accumulati in modo tale da aver deformato la barriera stessa. Il peso della catasta ha piegato il guardrail, mentre la sponda del torrente, già fragile, ha ceduto in più punti. In alcuni tratti i sostegni risultano letteralmente sospesi, privi di fondamento, mantenuti in piedi solo dall’equilibrio precario della struttura. Il guardrail, in parte, finisce dentro l’alveo del Fisca. I tecnici non rilevano una presenza massiccia di pneumatici nel torrente, ma segnalano comunque elementi fuoriusciti a causa dello spostamento della barriera e appoggiati sulla sponda. Il punto è uno: la stabilità è compromessa e il rischio è reale. L’ordinanza parla chiaro, richiamando un «oggettivo pericolo per l’incolumità pubblica».

autodromo

Da qui lo stop. Immediato. Senza margini. Alla proprietà viene imposto di intervenire con urgenza per la difesa arginale lungo il torrente, di verificare le condizioni tecniche di sicurezza della pista e di sospendere ogni attività fino a nuova valutazione. I cancelli si chiudono il 29 novembre. E da quel momento, di fatto, non si riaprono più.

Siamo alla fine di marzo 2026 e, quattro mesi dopo, il quadro è fermo. Non risultano eventi pubblici, il calendario è vuoto o segnato da giornate “chiuso al pubblico”. Soprattutto manca una comunicazione ufficiale che chiarisca se e quando l’impianto potrà tornare operativo. Sul sito si legge ancora “siamo aperti”, ma è una dichiarazione che stride con la realtà dei fatti. Nessun aggiornamento sugli interventi richiesti, nessuna conferma di lavori conclusi, nessuna data. Solo silenzio.

Ed è proprio in questo vuoto che si inseriscono le voci, le segnalazioni, le prese di posizione. Tra queste, quella di un appassionato e frequentatore dell’impianto.

La sua denuncia va oltre il singolo episodio e tocca un nervo scoperto: “La chiusura di un impianto sportivo di questo tipo non rappresenta solo un danno per l’indotto economico e sportivo locale, ma costituisce soprattutto un grave problema di sicurezza stradale”.

Il ragionamento è diretto, e per molti condivisibile.

“La mancanza di un luogo protetto e controllato dove poter sfogare la passione motoristica e testare i veicoli spinge inevitabilmente alcuni utenti verso la strada pubblica”, aggiunge, elencando i rischi: incidenti dovuti a velocità inadeguate, comportamenti pericolosi su percorsi aperti al traffico, perdita di quella cultura della sicurezza che solo i circuiti possono trasmettere. Da qui la richiesta alle istituzioni: intervenire, sensibilizzare, sollecitare una soluzione rapida.

“È fondamentale restituire agli sportivi un ambiente sicuro, sottraendoli ai pericoli della strada”.

Parole che pesano, soprattutto perché arrivano in una vicenda che non nasce oggi. L’autodromo di Lombardore è da anni al centro di un equilibrio instabile tra attività sportiva, vincoli ambientali e rapporti con il territorio. Il tema del rumore, i limiti acustici, gli esposti dei residenti hanno già segnato il passato recente dell’impianto. Questa volta il problema è diverso, più tecnico, meno ideologico. Ma l’effetto è lo stesso: attività ferma, incertezza, nessuna prospettiva chiara.

E allora la domanda resta lì, senza risposta. Gli interventi sono stati avviati? I lavori sono in corso? La pista riaprirà? Oppure quello che oggi appare come uno stop temporaneo rischia di trasformarsi in una sospensione senza fine? A Lombardore, per ora, non si sente nulla. Né motori, né risposte. E forse è proprio questo il dato più significativo.

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