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Il lago che era sparito in Canavese ora torna: inizia il riempimento dell’invaso

Dopo lo svuotamento totale per i controlli alla diga, Iren chiude i lavori: l’abbondante neve in quota accelera il ritorno dell’acqua

Il lago che era sparito in Canavese ora torna: inizia il riempimento dell’invaso

Il lago che era sparito in Canavese ora torna: inizia il riempimento dell’invaso

Il lago di Ceresole Reale è stato svuotato, ispezionato e ora si prepara a riempirsi di nuovo. La fase più evidente — quella che nelle scorse settimane ha cambiato volto all’alta Valle Orco — si è conclusa. E si chiude esattamente come era stata annunciata: senza emergenze, senza imprevisti, ma con un passaggio tecnico che, visto dal vivo, ha avuto un impatto molto più forte di quanto lasciassero intendere le carte.

Iren Energia ha comunicato di aver portato a termine le attività ispettive e manutentive previste sulla diga, sfruttando lo svaso completo dell’invaso. Un’operazione programmata, inserita nelle procedure obbligatorie per la sicurezza delle grandi opere idrauliche, ma che per oltre un mese ha mostrato ciò che normalmente resta nascosto sotto milioni di metri cubi d’acqua.

Il dato tecnico è chiaro: il bacino, che può contenere fino a 34 milioni di metri cubi, è stato completamente svuotato per consentire controlli diretti su componenti fondamentali. L’opera di presa, lo scarico di fondo, la parte bassa della diga. Elementi decisivi per la gestione dei flussi e per la sicurezza complessiva dell’impianto, ma invisibili quando il lago è pieno.

Il dato visivo, però, è stato un altro.

Per settimane il lago non è stato lago. Il fondale è emerso, le sponde si sono allargate, la linea dell’acqua — semplicemente — non c’era più. Un paesaggio insolito, quasi spiazzante per chi frequenta Ceresole e ne riconosce immediatamente l’immagine: quella distesa d’acqua che definisce l’identità stessa del luogo.

E qui sta il punto.

Perché se dal punto di vista tecnico l’intervento rientra nella normalità, dal punto di vista percettivo è stato tutto tranne che ordinario. Lo svuotamento ha reso evidente qualcosa che di solito resta sullo sfondo: quel lago non è naturale, ma il risultato di un equilibrio costruito, regolato, gestito nel tempo.

Le operazioni, spiega la società, si sono svolte nell’arco di circa un mese. Non solo controlli visivi, ma anche verifiche con tecniche specialistiche e strumenti avanzati, tra cui robot cingolati utilizzati per ispezionare le strutture meno accessibili. Un lavoro puntuale, necessario proprio perché riguarda parti che, in condizioni normali, restano completamente sommerse.

C’è poi un altro elemento che ha accompagnato tutto l’intervento: la gestione ambientale.

Lo svaso è stato pianificato in coordinamento con gli enti locali e con i soggetti di tutela del territorio. Sono state attivate operazioni di recupero dell’ittiofauna, affidate alle guardie faunistiche della Città Metropolitana di Torino, per limitare l’impatto sugli ecosistemi. È stata garantita la continuità idraulica del torrente Orco, sia a monte che a valle dell’invaso. E durante tutte le fasi sono stati monitorati parametri come torbidità, ossigeno disciolto e qualità dell’acqua, nel rispetto dei limiti previsti dalla normativa regionale.

Tutto previsto. Tutto regolato. Eppure, anche in questo caso, il nodo resta quello del rapporto tra infrastruttura e territorio.

Perché Ceresole non è solo un impianto idroelettrico. È un luogo identitario, un punto di riferimento per il turismo, un simbolo paesaggistico del Parco del Gran Paradiso. E quando quell’immagine cambia, anche temporaneamente, la percezione cambia con lei.

In queste settimane c’è chi ha guardato il lago svuotato con curiosità, quasi come una scoperta. E chi, invece, ha visto uno scenario spoglio, lontano dall’idea di montagna a cui è abituato. Due letture diverse dello stesso fenomeno, entrambe legittime, entrambe legate a ciò che quel luogo rappresenta.

Ora si entra nella fase opposta.

Secondo quanto comunicato da Iren Energia, l’abbondante innevamento in quota — attualmente vicino ai valori massimi dell’ultimo decennio — porterà a un riempimento rapido dell’invaso nei prossimi mesi. Primavera ed estate dovrebbero riportare il lago al suo livello abituale in tempi relativamente brevi.

È un passaggio quasi naturale, ma in realtà anch’esso legato a un sistema regolato. Non solo lo scioglimento delle nevi, ma anche la gestione dei flussi, delle portate, delle esigenze produttive. Il ritorno dell’acqua non è semplicemente un evento spontaneo: è il risultato di un equilibrio che viene costantemente controllato.

Non è la prima volta che accade.

Interventi simili sulla diga di Ceresole erano già stati effettuati nel 1983, nel 1991 e nel 2004. Più recentemente, operazioni analoghe hanno interessato altri invasi dello stesso sistema, come Pian Telessio nel 2021 e Serrù nel 2023. Segno che si tratta di una pratica consolidata, parte integrante della manutenzione delle grandi infrastrutture idroelettriche.

Eppure ogni volta l’effetto si ripete.

Perché vedere il lago svuotato significa vedere quello che normalmente non si vede. Le strutture, certo. Ma anche il meccanismo che sta dietro a un paesaggio che spesso diamo per scontato.

Adesso l’acqua tornerà a salire. Coprirà di nuovo il fondale, restituirà continuità visiva al paesaggio, riporterà il lago alla sua immagine più riconoscibile. Ma quello che è successo in questi mesi resta.

Resta come promemoria di un fatto semplice: anche i luoghi che percepiamo come naturali sono, in molti casi, il risultato di scelte, infrastrutture, manutenzioni. Di un equilibrio costruito e continuamente aggiornato.

Il lago di Ceresole Reale tornerà a essere quello che tutti conoscono. La differenza è che, per qualche settimana, si è visto cosa c’è sotto.

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