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Iran, la guerra annunciata e le ipocrisie dell’Occidente

Dal ritiro degli Stati Uniti dall’accordo sul nucleare del 2018 fino agli attacchi del 2025 e alla crisi nello Stretto di Hormuz: una ricostruzione dei fatti che hanno portato all’escalation in Medio Oriente, tra silenzi occidentali, doppie morali e diplomazia distrutta

Iran, la guerra annunciata e le ipocrisie dell’Occidente

Donald Trump

Forse i più non si rendono conto di quanto sta accadendo e di quanto inevitabilmente accadrà, forse perché distratti dalle idiozie e dalle bugie della classe politica nostrana, da “destra” a “sinistra” assolutamente indegna e indecorosa; forse, però, perché va bene così, in fin dei conti, testimoniato dal voto, la classe politica, tanto quella di governo quanto quella di “opposizione”, rappresenta chi la esprime e forse l’Italia è questa perché gli italiani sono questi e l’Italia la vogliono così. In ogni caso, visto che mi pare che sino ad ora l’abbiano fatto in pochi, anzi, in pochissimi, senza andare troppo indietro negli anni, voglio iscrivere “La Voce” fra i rarissimi organi d’informazione italiani che, basandosi solo sui fatti, senza l’arroganza propria di chi detiene il monopolio dell’informazione ufficiale e della distribuzione della patente di “buoni” o di “cattivi”, cercherà di fare chiarezza su quanto sta accadendo in Medio Oriente dove, viste le ripetute e continue stragi, attacchi ad ospedali, scuole, università e civili abitazioni, Israele e Stati Uniti, in aperta violazione della Carta delle Nazioni Unite e del Diritto Internazionale Umanitario, sono intervenuti militarmente mentre a Ginevraera ancora in corso il negoziato sul nucleare iraniano alla presenza degli inviati dell’amministrazione Trump, Steve Wittkopf e Jared Kushner, del Ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi e del suo team, del Ministro degli Esteri dell’Oman Badr Al-Busaidi e del Direttore dell’Agenzia Internazionale per l’Energia Atomica, Rafael Grossi.

iran

Era l’otto maggio 2018 quando il Presidente americano Donald Trump annunciava il ritiro unilaterale degli Stati Uniti dall’accordo sul nucleare iraniano reintroducendo contro la Repubblica Islamica le sanzioni commerciali sospese nel gennaio 2016.

Circa due anni dopo, nella notte tra il 2 e il 3 luglio 2020, dopo che Israele si era già prodotto, ben occultati dalla nostra “pluralistica” informazione, in numerosi attacchi “mordi e fuggi” contro l’Iran, una “misteriosa” esplosione distruggeva un impianto di produzione di centrifughe nella struttura di arricchimento nucleare iraniano di Natanz. Era la terza delle “enigmatiche” esplosioni che avevano colpito l’Iran nell'arco di sette giorni, la prima si era verificata in una base missilistica vicino a Teheran in contemporanea con un incendio divampato nella centrale elettrica di Shiraz, la seconda era stata avvertita pochi giorni dopo ed aveva provocato 19 vittime civili in una clinica medica di Teheran.

Nello stesso anno, il 27 novembre, Mohsen Fakhrizadeh, eminente scienziato nucleare iraniano, considerato il "padre" del programma atomico di Teheran, veniva assassinato in un agguato vicino alla capitale da una mitragliatrice telecomandata mentre viaggiava in auto. Edy Cohen, israeliano di origine libanese, storico, commentatore televisivo, esperto di terrorismo e ricercatore presso il Begin-Sadat Center for Strategic Studies di Tel Aviv cercò di indirizzare le indagini dicendo che di tutto poteva trattarsi ma non di casualità, ma per tutto l’Occidente e per l’A.I.E.A., nonostante l’intelligence iraniano avesse accusato Israele degli “incidenti”, senza nessuna indagine da parte degli organismi internazionali deputati, il tutto era da addebitarsi a sfortunate coincidenze. Passarono pochi mesi e l’11 Aprile 2021 un attacco informatico condito dall’uso di esplosivi prese nuovamente di mira l’impianto nucleare sotterraneo di Natanz. Addirittura il New York Times, riportando dichiarazioni dei servizi segreti statunitensi, definì l’incidente al sito nucleare iraniano come “un’operazione segreta di Israele” mentre il capo dell’Agenzia per l’energia nucleare iraniana, Ali Akbar Salemi, condannò l’azione come un atto di sabotaggio e di “terrorismo nucleare” israeliano. La risposta arrivò immediatamente dallo Stato ebraico per bocca dell’allora Primo Ministro Naftali Bennett, leader della destra nazionalista israeliana, ex militare delle forze speciali e milionario dell’hi-tech, che nella parte dell’indignato, senza nessuna vergogna e senza nessun timore si limitò a far presente: “Cancelleremo la piovra iraniana dal mondo”. 

Così, mentre da noi si dava la caccia ai “no vax”, si impediva di lavorare a chi rifiutava il “vaccino” anti covid, si radiavano dall’albo migliaia di medici e infermieri colpevoli di voler affrontare la fantapandemia da “covid 19” secondo scienza e coscienza, la tensione saliva e, pur non possedendo nessuna prova in merito, Israele, spalleggiato dagli U.S.A., alzava il tiro allertando il mondo sulla minaccia nucleare iraniana. Pochi ci avranno fatto caso, ma mentre da noi infuriava il dibattito sull’obbligo vaccinale, mentre milioni di italiani terrorizzati dai telegiornali attendevano ogni sera di conoscere i numeri dei decessi causati dall''inafferrabile virus “SARS-coV-2”, il 22 maggio 2022veniva assassinato in un agguato davanti alla sua abitazione di Teheran, freddato da cinque colpi di pistola sparati da due killer su una moto in corsa, un alto ufficiale dei Guardiani della Rivoluzione, il colonnello Hassan Sayyad Khodaei. Nel mese di giugno dello stesso anno, nel giro di 24 ore, morirono un altro colonnello dei Guardiani della Rivoluzione, Ali Esmaeilzadeh, secondo gli organi d’informazione occidentali a causa di un incidente domestico, lo scienziato Ayoob Entezari del Centro di ricerca e sviluppo di Yazd e il geologo Kamram Aghamolaei, questi ultimi per cause da determinare e mai determinate secondo la nostra pluralistica informazione, invece, entrambi morti per avvelenamento secondo l’intelligence iraniano. 

Nel frattempo, mentre l’Unione Europea continuava a sputtanare miliardi nell'acquisto di “vaccini” anti covid, c’è chi dice quattro, chi oltre sei e mentre si gettavano al macero 215 milioni di dosi scadute, 49 milioni nella sola Italia, Israele cambiava guida, via Naftali Bennett, succeduto a Benjamin Netanyahu, che aveva già governato lo Stato ebraico dal 1996 al 1999 e poi dal 2009 al 2021, e dentro Yair Lapid alla guida di un governo di transizione. Per dirla tutta noi riuscimmo anche a destinare circa 120 milioni per l’acquisto di oltre 434.000 banchi a rotelle da destinarsi alle scuole,  banchi mai utilizzati, risultati più costosi all’atto della macerazione che non a quello dell’acquisto. 

Intanto, fra un’incursione “preventiva” in Libano e un attentato in Iran, il 7 ottobre 2023 accadde quello che nessuno si sarebbe mai aspettato, l’intelligence e il sistema di sicurezza israeliano, che avevano l’ammirazione del mondo per la capacità di sapere in anticipo qualunque mossa del nemico, di uccidere senza scampo i capi delle organizzazioni terroristiche, anche a migliaia di chilometri di distanza e di fare delle frontiere israeliane le frontiere più impenetrabili del pianeta terra, collassarono inspiegabilmente, offrendo ad Hamas l’occasione di penetrare in territorio israeliano e di compiere un attentato nel quale perirono 1.139 israeliani e 240 furono presi in ostaggio.

Atto condannato da tutto il mondo, poi, cieco e sordo di fronte alla carneficina quotidiana di civili in terra di Palestina messa immediatamente in atto da Israele e tutt’ora in corso. Nessuna sanzione per il pacifico Stato ebraico continuamente costretto a far stragi e attentati terroristici a scopo preventivo. La nostra politica, tanto a “destra” quanto a “sinistra”, così come la quasi totalità dei nostri organi d’informazione, avevano occhi solo per i cattivoni russi che, contro ogni “diritto internazionale”, il 24 febbraio 2022 erano intervenuti militarmente in Ucraina per porre fine alle stragi di civili e al rapimento di bambini ad opera delle milizie ucraine. 

Comunque, fra un fiume di inutili parole condite dalle solite scaramucce politiche, cose caratteristiche della nostra classe dirigente, proprie di chi non ha né argomenti, né idee e né progetti, si arrivava al 14 febbraio 2024, quando un attacco di sabotaggio israeliano provocava diverse esplosioni sul gasdotto iraniano che prima dell’attentato collegava la provincia occidentale di Chahar Mahal e Bakhtiari alle città sul Mar Caspio e poi, anche al primo aprile, quando il consolato iraniano a Damasco fu vittima di un raid israeliano, pare, seppur la cosa fu smentita dalla C.I.A., con la complicità americana, raid che provocò 16 morti fra i quali il Generale Mohammad Reza Zahed, comandante delle forze Quds, e il suo vice. 

Nella notte del 13 aprile 2024 per la prima volta, in risposta al bombardamento del consolato iraniano in Siria, ci fu una reazione iraniana con un attacco diretto contro lo Stato di Israele. L’Iran utilizzò missili balistici da crociera e oltre 300 droni. Il sistema di difesa israeliano “Iron Dome”, coadiuvato dai Paesi alleati e anche dalla Giordania, respinse la minaccia, Israele affermò che nessun cittadino era stato ferito e che non si erano registrati danni gravi sul territorio israeliano. 19 aprile, Israele compiva la sua ritorsione nei confronti dell’Iran attaccando una base aerea militare nei pressi della città di Isfahan a circa 400 chilometri da Teheran. La Repubblica Islamica parlò di “attacco fallito” e lo stesso leader dell’estrema destra israeliana Itamar Ben-Gvir parlò di attacco “debole” creando una spaccatura nel Parlamento israeliano. 31 luglio 2024Ismail Haniyeh, capo politico di Hamas, veniva ucciso insieme alla sua guardia del corpo a Teheran in quello che, pur non essendo mai stato rivendicato, è stato considerato da tutti gli osservatori internazionali un raid israeliano. Haniyeh era ospite in una struttura gestita da militari iraniani a seguito della sua partecipazione alla cerimonia di insediamento del nuovo presidente iraniano, Masoud Pezeshkian. 27 settembre 2024, un attacco aereo israeliano, facente parte dell’operazione “Nuovo Ordine”, uccideva a Beirut il leader di HezbollahHassan Nasrallah. Primo ottobre 2024, in risposta alle uccisioni di Ismail Haniyeh e Hassan Nasrallah, l’Iran lanciava un attacco diretto nei confronti di Israele utilizzando circa 200 missili balistici che, citando fonti israeliane, non provocarono alcun danno. 16 ottobre 2024, nella Striscia di Gaza un commando israeliano uccideva il leader di HamasYahya Sinwar. 26 ottobre 2024, Nella notte fra il 25 ottobre e le prime ore del 26, Israele lanciava un nuovo attacco della durata di diverse ore sul territorio iraniano. Lo Stato ebraico comunicava di aver colpito le strutture di produzione di missili utilizzati contro lo stato di Israelenell’ultimo anno e invitava Teheran a non reagire per evitare nuovi e più potenti attacchi. L’allora Presidente U.S.A., Joe Biden, impegnato, in attesa degli sviluppi delle presidenziali americane, a trovare il modo di concedere la grazia al figlio Hunter, cosa poi avvenuta, per i reati che lo vedevano sotto processo, legati alla droga, al possesso illegale di armi e all’evasione fiscale, fece pressione affinché Israele non tornasse a colpire gli impianti nucleari iraniani. Cosa disattesa, infatti, nella notte del 13 giugno 2025 Israele lanciò una vasta offensiva aerea contro l’Iran, colpendo impianti nucleari, installazioni militari e residenze di alti dirigenti del Governo di Teheran. L’operazione, denominata “Rising Lion”, sino a quel momento, si rivelò come il più imponente attacco diretto tra i due Paesi nella storia recente del Medio Oriente. Evidentemente le pressioni del Governo Biden non erano state prese in considerazione, probabilmente perché ritenuto da Netanyahu l’espressione di quella che ormai da anni si era manifestata al mondo come un’indecente “caricatura di democrazia”. Oltre 200 velivoli dell’aeronautica israeliana presero parte all’azione, supportati da cyber-attacchi e operazioni di intelligence mirate. Vennero colpiti obiettivi strategici per il programma nucleare iraniano nelle aree di Natanz, Khondab, Khorramabad, Teheran eIsfahan. Negli attacchi furono uccisi il comandante in capo dei Guardiani della rivoluzione, il Generale Hossein Salami, il Capo di Stato Maggiore delle forze armate iraniane, Mohammad Bagheri e alcuni importanti scienziati nucleari. Intanto, finita la breve epoca Biden, alla Casa Bianca era tornato il “pacifista” Donald Trump, quello che “se ci fosse stato io non ci sarebbe mai stata la guerra in Ucraina” e lui si congratulò con Netanyahu parlando di “attacco eccellente” e accusando Teheran di non aver “colto la possibilità di trattativa sul programma nucleare che gli era stata fornita”. L’Iran rispose lanciando missili e droni verso Israele.

Nella notte fra il 21 e il 22 giugno 2025 gli Stati Uniti attaccarono i siti nucleari iraniani di Fordow, Natanz e Isfahan. Il presidente Donald Trump in un discorso alla nazione parlò di “spettacolare successo militare”, aggiungendo: “se non ci sarà presto la pace, colpiremo altri bersagli”. Il premier israeliano Benjamin Netanyahu lodò: “la coraggiosa decisione americana cambierà la storia”.  23 giugno 2025, in tutta risposta Teheran lanciò tante bombe e missili quanto gli americani ne avevano lanciati sui tre siti nucleari iraniani verso la base U.S.A. di Al Udeid in Qatar. Nel corso della stessa giornata Israele aveva attaccato pesantemente l’Iran colpendo alcuni edifici simbolo del potere fra i quali il carcere di Evin. Poche ore prima dell’attacco il ministro degli Esteri iraniano, Abbas Araghchi, era stato ricevuto al Cremlino da Vladimir Putin, che nell’occasione aveva definito il raid americano “un’aggressione immotivata e priva di giustificazione”. Nella notte fra il 23 e il 24 giugno il Presidente americano Donald Trump annunciava un cessate il fuoco “pienamente concordato fra Israele e Iran”, proclamando la fine di quella che lui definì “la Guerra dei 12 giorni”. Addirittura Trump, specialista mondiale in giravolte e sceneggiate politiche lodò i due Paesi per aver dimostrato grande “intelligenza e coraggio” . La TV iraniana parlò di vittoria e Benjamin Netanyahu affermò: “tutti i nostri obiettivi sono stati raggiunti, abbiamo eliminato una duplice minaccia esistenziale immediata, sia nel campo nucleare che in quello dei missili balistici”.  Ma ecco l’imprevisto, cosa normale quando si ha a che fare con Stati Uniti d’America e Israele, a un’ora di distanza dall’entrata in vigore della tregua, due missili balistici venivano lanciati verso il nord di Israele, della cosa, seppur Teheran dichiarò la sua innocenza e la sua estraneità ai fatti, venne accusato l’Iran, evidenziando ancor più i due pesi e le due misure dell’Occidente filoamericano e filoisraeliano. Le smentite iraniane al contrario di quelle israeliane non sono mai state prese in considerazione, gli arabi mentono sempre, è così sin dai tempi delle Crociate. Questo il mantra occidentale, le parole d’ordine israeliane. Intanto Netanyahu, sotto processo in patria dal 2020 per corruzione, frode e abuso di fiducia, uomo politico che ieri ha evitato il tribunale grazie alla pandemia da “covid 19” ed oggi grazie alle guerre continue in cui continua a fiondare Israele, ha potuto anche beneficiare dello strano incidente automobilistico che il 4 gennaio 2026 causò la morte del Presidente del Tribunale distrettuale di Beersheba, Benny Sagi.

Questi gli avvenimenti, quelli più importanti che hanno portato all’aggressione dell’Iran da parte di Israele e Stati Uniti d’America. Se tutto quanto fosse accaduto a parti invertite, oggi ci sarebbero in campo tutte le forze dei Paesi N.A.T.O. e la guerra si sarebbe risolta, probabilmente, in pochi giorni. Così non è stato, la N.A.T.O. ad oggi non è intervenuta, non ne aveva motivo, ma intanto, dopo il no iniziale, il Regno Unito ha dato il via libera agli Stati Uniti per l’uso delle sue basi militari e incredibile, ma vero, lo scorso 19 marzo, da parte di Italia, Francia, Germania, Paesi Bassi, Regno Unito e Giappone c’è anche stata una richiesta di moratoria degli attacchi iraniani contro gli impianti petroliferi e le infrastrutture civili, contemplata in un piano destinato a riaprire il passaggio delle navi nello Stretto di Hormuz. Nel documento i sei Paesi si dicono disposti a "contribuire agli sforzi appropriati per garantire il passaggio sicuro attraverso lo Stretto”  e non solo, manifestando l’ipocrisia più sfacciata, scrivono: “Condanniamo con la massima fermezza i recenti attacchi dell'Iran contro navi commerciali disarmate nel Golfo, gli attacchi alle infrastrutture civili, inclusi impianti petroliferi e di gas, e la chiusura de facto dello Stretto di Hormuz da parte delle forze iraniane. Esprimiamo la nostra profonda preoccupazione per l'escalation del conflitto. Invitiamo l'Iran a cessare immediatamente le sue minacce, il posizionamento di mine, gli attacchi con droni e missili e ogni altro tentativo di bloccare lo Stretto alla navigazione commerciale, e a conformarsi alla Risoluzione 2817 del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite. La libertà di navigazione è un principio fondamentale del diritto internazionale, anche ai sensi della Convenzione delle Nazioni Unite sul diritto del mare. Gli effetti delle azioni dell'Iran saranno avvertiti dalle persone in ogni parte del mondo, specialmente dalle più vulnerabili. In linea con la Risoluzione 2817 dell'Unsc, sottolineiamo che tali interferenze con la navigazione internazionale e l'interruzione delle catene di approvvigionamento energetico globale costituiscono una minaccia alla pace e alla sicurezza internazionale. A questo proposito, chiediamo una moratoria globale immediata sugli attacchi alle infrastrutture civili, compresi gli impianti petroliferi e di gas”.

Insomma al “libero”, “democratico” e “tollerante” Occidente non gli frega nulla dei massacri di civili palestinesi, iraniani, libanesi, qatarioti e iracheni; non gli interessa se Israele un giorno sì e l’altro pure bombarda e lancia missili ovunque nel Medio Oriente; non ne vuole sapere del Diritto Internazionale quando a violarlo sono israeliani e americani, ma è estremamente interessato alle navi che trasportano gas e petrolio. Tutti hanno creduto alle parole di Trump, alla guerra vinta in un’ora e adesso, invece, devono fare i conti con l’Iran, che non è il Venezuela, non è il Libano e non è la Palestina. Comunque qualche nave dallo Stretto di Hormuz passa, ma non per effetto delle minacce americane o, in ultima istanza, per la “mano tesa” di Trump, passano per intercessione del Governo Cinese. Gli iraniani degli americani e degli israeliani non ne vogliono più sapere, il Ministro degli Esteri iraniano, Abbas Araghchi è stato chiaro: “Non accettiamo nessun cessate il fuoco. Non vogliamo che si ripeta lo scenario dell’anno scorso. Vogliamo una fine completa, globale e sostenibile della guerra. L’unica soluzione accettabile è una fine completa della guerra. Ci devono essere garanzie che questa situazione non si ripeterà e i danni che ci sono stati causati devono essere risarciti”. 

Ora tutto è possibile, l’unica cosa certa è l’ennesima menzogna di Trump, che ha dichiarato l’inizio dei negoziati con l’Iran, non si sa per cosa, non si sa con chi, sembra con un certo sconosciuto leader iraniano. Un’altra cosa certa è il narcisismo patologico che ormai da troppi anni accompagna la politica del Tycoon americano, come è anche certo che le cose non sono andate come prospettate da Netanyahu, una guerra, lui da buon palazzinaro yankee non l’aveva previsto, infatti, non la si risolve con un rilancio come al tavolo da poker. Un’altra cosa certa è la ribadita collaborazione militare fra Iran e Russia, che potrebbe far decidere al Cremlino di impegnarsi per la creazione in Medio Oriente delle necessarie condizioni di equilibrio. Nelle condizioni attuali di distruzione di ogni diplomazia e di sostituzione di ogni qualsivoglia parvenza di diritto con il diritto della forza e del terrore, l’unico modo per arrivare a un equilibrio capace di porre definitivamente fine alle continue aggressioni israeliane e americane, pare essere quello di dotare la Repubblica Islamica del numero necessario di ordigni nucleari, sufficienti a garantire risposte letali verso gli aggressori. Intanto, per chiarire, in attesa di un attacco di terra da parte dei soldati americani e israeliani, dallo Stretto di Hormuz si passa, grazie alla Cina, ma pagando all’Iran 2 milioni di dollari per nave.

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