Cerca

Attualità

Desertificazione commerciale a Ivrea: via Palestro perde un altro negozio

Tra parole amare dello staff. E i dati 2025 confermano la crisi: Ivrea è l’unica grande città della provincia con il segno meno

Desertificazione commerciale a Ivrea: via Palestro perde un altro negozio

Un foglio bianco attaccato con lo scotch, storto, quasi timido. Sta lì, in via Palestro, nel “salotto” di Ivrea, dove le vetrine una volta raccontavano la città meglio di qualsiasi discorso.

Dietro il vetro, i manichini sono ancora in piedi. Vestiti, illuminati, perfetti. Ma è un’illusione. Perché quella luce, ormai, non serve più a vendere. Serve solo a ricordare.

“Decisioni aziendali improvvise e unilaterali”. Parole fredde, burocratiche. Ma sotto, tra le righe, si sente altro. Si sente la voce di chi quel negozio lo apriva la mattina, di chi salutava i clienti per nome, di chi ha passato anni lì dentro a costruire qualcosa che non era solo lavoro.

il cartello

“Grazie di cuore… per la fiducia e l’affetto.” Ecco, è qui che cambia tutto. Perché non è un cartello. È un addio.

Ivrea perde un altro pezzo di quotidianità. Un altro piccolo presidio di vita. E non succede in una strada qualunque. Succede qui dove si passeggia, si guarda, si vive. Dove oggi si legge e basta.

I numeri, quelli ufficiali, raccontano la stessa storia. Solo che lo fanno senza emozione. In provincia di Torino macellerie in calo del 5,7%. Fruttivendoli giù del 6,2%. Negozi di abbigliamento e scarpe in flessione del 3,4%. In difficoltà anche le attività dedicate alla casa.
È il commercio di prossimità, quello delle vetrine illuminate la sera, delle chiacchiere tra cliente e negoziante, quello che si sta lentamente spegnendo.

Resistono i supermercati, le farmacie, le parafarmacie. Crescono i negozi di tecnologia, telefonia, informatica.
Il sistema non muore. Cambia pelle. Ma nel farlo, lascia indietro qualcosa. O qualcuno.

La Camera di commercio di Torino fotografa una realtà che, a prima vista, potrebbe sembrare persino positiva: nel 2025 le imprese tornano a crescere, arrivano a 221.224, con un saldo attivo di 1.317 attività tra aperture e chiusure. È uno dei migliori risultati degli ultimi dieci anni.

E poi c’è Ivrea.  Tra i principali comuni della provincia, è l’unica a chiudere l’anno con un segno negativo: -0,56%.

fafa

Un numero piccolo, quasi invisibile. Ma pesante. Pesante perché simbolico. Racconta una città che fatica più delle altre. Una città che non riesce a tenere il passo.

Settimo Torinese e Chivasso reggono, si adattano, trovano un equilibrio tra logistica, servizi, attività legate alla casa e alla persona.
Ivrea invece inciampa proprio lì dove un tempo era più forte: nel commercio di vicinato, nelle botteghe, nelle vetrine che facevano comunità prima ancora che economia.

E allora quel cartello in via Palestro non è più solo il cartello di un negozio ma il segnale (l'ennesimo) di un cambiamento più grande.

La verità è che ogni percentuale ha un volto. Ogni “-3,4%” ha una saracinesca abbassata. Ogni “-6,2%” ha una vetrina spenta. Ogni “-0,56%” ha una città che, piano piano, si svuota.

E fa male quella vetrina ferma, quel cartello stampato in fretta, quel “ci scusiamo” che sembra quasi fuori posto, come se chi lo ha scritto si sentisse in colpa per qualcosa che non ha deciso.

E allora capisci che la desertificazione non è solo economica. È emotiva. È sociale. È umana.

Ogni negozio che chiude non è solo una serranda che si abbassa. È una storia che si interrompe. È una relazione che finisce.
È un pezzo di città che smette di respirare. E in via Palestro, oggi, si respira un po’ meno.

Commenti scrivi/Scopri i commenti

Condividi le tue opinioni su Giornale La Voce

Caratteri rimanenti: 400

Resta aggiornato, iscriviti alla nostra newsletter

Edicola digitale

Logo Federazione Italiana Liberi Editori