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San Savino 2026, il bando con un solo concorrente: gara vinta a tavolino

Un’unica candidatura, nessuna comparazione e incarico affidato a Romeo Domenico Grosso: più che selezione, una conferma. E torna il dubbio sul direttore artistico “invisibile”

San Savino 2026, il bando con un solo concorrente: gara vinta a tavolino

Romeo Grosso

Un bando pubblico, una sola candidatura e un incarico assegnato senza alcuna vera competizione. Si chiude così la partita per la direzione artistica della Festa di San Savino 2026.

Il Comune di Ivrea ha ufficializzato con determinazione del 19 marzo l’affidamento dell’incarico a Romeo Domenico Grosso. Una conferma, nei fatti, più che una selezione. Più ratifica che scelta.

Il percorso amministrativo racconta molto. All’avviso pubblico di gennaio ha risposto solo lui. Nessuna alternativa, nessuna graduatoria, nessun confronto. Insomma, gara senza gara. L’amministrazione ha quindi preso atto dell’unicità della domanda e ha ammesso direttamente Grosso alla fase successiva, saltando di fatto ogni valutazione comparativa.

A quel punto la decisione è passata al sindaco Matteo Chiantore, che lo ha ritenuto idoneo a guidare il programma artistico della festa. E, vista la concorrenza, non era nemmeno difficile.

Una procedura formalmente ineccepibile, ma che lascia aperte più di una riflessione. Perché se è vero che il regolamento consente affidamenti anche senza confronto nel campo delle prestazioni artistiche, è altrettanto vero che un bando pubblico con un solo partecipante suona come apertura sulla carta e porta chiusa nei fatti.

Grosso, va detto, porta con sé un curriculum di peso: responsabile del servizio cultura a Sant’Agata Bolognese, direttore di rassegne musicali e teatrali, produttore di festival e collaboratore con realtà di rilievo nazionale.

Non solo. Grosso conosce già da vicino la macchina organizzativa eporediese: nel novembre 2024 era stato chiamato a subentrare a Davide Barbato, dimessosi dopo appena nove mesi dalla nomina, assumendo la direzione artistica dell’edizione 2025 della festa. In quell’occasione aveva seguito programmazione e comunicazione dell’evento. Una riconferma, quindi, più che una novità.

Il compenso previsto è di 5mila euro, che diventano 6.100 euro complessivi con IVA.

Sul piano amministrativo, tutto regolare. Sul piano politico, però, resta il nodo: quando un bando pubblico si chiude con un solo candidato, la selezione c’è davvero o è fuffa con timbro e protocollo?

Per la cronaca, Grosso sarà il secondo direttore artistico. Nel 2024 si erano presentati in sei. 

Fuori dai giochi rimasero nomi tutt’altro che secondari: Paola Bruna, vicepresidente di Confindustria Canavese e Head of Group Marketing & Communication di RGI Spa; Romeo Grosso, produttore del Festival “La mia Generazione” di Ancona; Stefania Ricci, artista e fotografa di Ivrea; e Annamaria Alessio di Puzzle Agency.

Negli atti ufficiali, come sempre, la motivazione è scolpita nel marmo: le risorse umane interne non sono sufficienti. Non bastano per organizzare la fiera equina, non bastano per gli eventi collaterali, non bastano per lo spettacolo pirotecnico, non bastano per la promozione turistico-territoriale. Insomma, non bastano quasi per nulla. O meglio: bastano per tutto, tranne che per quello che serve.

Da qui la necessità — nero su bianco — di affidarsi a un professionista esterno, capace di tenere insieme i pezzi e soprattutto di coordinarsi con chi si occupa materialmente dell’organizzazione della festa, affidata dal 2024 e per tre anni all’associazione Eporedia 2004 di Elvio Gambone, dopo cinque anni di gestione dell’Associazione “Festa e fiera di San Savino” guidata da Renzo Galletto.

Peccato che, proprio su questo punto, negli ultimi due anni le opposizioni abbiano sollevato più di una perplessità. La critica principale è sempre stata la stessa: un direttore artistico che “non si è visto”. Una figura evocata nei documenti, citata nei comunicati, ma difficilmente intercettabile nella realtà concreta della città. Più citato che visto.

Eppure, sulla carta, il ruolo è tutt’altro che invisibile. Il direttore artistico dovrebbe indirizzare e condurre l’intero programma di eventi, coordinare tutte le attività previste, assumersi la responsabilità delle manifestazioni sotto il profilo artistico e diventare il referente unico per contenuti e scelte creative. Una sorta di regista onnipresente, almeno sulla carta.

Non solo. Tra i suoi compiti rientrano anche la comunicazione, la grafica degli eventi e perfino la ricerca di nuovi bandi di finanziamento. In altre parole, una figura che dovrebbe essere ovunque. Ovunque, tranne dove serve davvero — almeno secondo le opposizioni.

Questa volta, però, c’è una novità non da poco: l’incarico sarà limitato a un solo anno, senza possibilità di rinnovo. Ufficialmente per garantire flessibilità. Ufficiosamente, per prendere tempo e preparare un bando triennale a partire dalla prossima stagione, quando scadrà anche quello con Gambone.

Sempre che, la prossima volta, qualcuno si presenti.

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