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L’Europa rallenta sull’elettrico: 8 auto su 10 non sono green

Segnali di ripresa del mercato, ma la svolta green resta lontana dagli obiettivi

L’Europa rallenta sull’elettrico

L’Europa rallenta sull’elettrico: 8 auto su 10 non sono green

Il mercato europeo dell’auto prova a rialzare la testa, ma la transizione verso l’elettrico resta ancora incompleta. I dati di febbraio indicano una crescita contenuta, un +1,4%, che segue un avvio d’anno debole e non basta a invertire la tendenza negativa del primo bimestre, ancora in calo. È un segnale, ma non una svolta.

A sottolinearlo è il presidente di Anfia, Roberto Vavassori, che parla di una ripresa “timida”, inserita in un contesto ancora fragile. Ma il dato più significativo riguarda le scelte dei consumatori: in Europa, oggi, circa l’80% degli acquirenti continua a non scegliere veicoli elettrici o ibridi.

Un numero che racconta più di qualsiasi statistica.Nonostante la crescita delle auto a batteria, che raggiungono una quota del 18,3% e registrano incrementi a doppia cifra, la maggioranza del mercato resta legata alle motorizzazioni tradizionali o comunque alternative all’elettrico puro. Un fenomeno che evidenzia il divario tra obiettivi politici e realtà industriale e sociale.

Il caso italiano è ancora più emblematico. Nel nostro Paese, la quota di auto elettriche si ferma all’8%, la più bassa tra i principali mercati europei. Un dato che riflette criticità note: costi ancora elevati, infrastrutture di ricarica insufficienti e una diffidenza diffusa tra i consumatori, soprattutto fuori dai grandi centri urbani.

Ma il rallentamento non è solo italiano. Anche a livello europeo, la crescita dell’elettrico, pur costante, non è sufficiente a trainare l’intero mercato verso una trasformazione rapida. Le ibride plug-in seguono una traiettoria simile, ma non riescono a colmare il divario. Il risultato è un sistema ancora in transizione, dove convivono tecnologie diverse e dove la domanda resta prudente.

Il nodo è strategico. L’Unione Europea ha fissato obiettivi ambiziosi per il 2030 e il 2035, con una progressiva riduzione delle emissioni e lo stop alla vendita di auto a combustione interna. Ma, alla luce dei dati attuali, la strada appare più complessa del previsto.

Se quattro automobilisti su cinque continuano a scegliere motori non elettrici, significa che la transizione non può basarsi esclusivamente su una tecnologia. È su questo punto che si inserisce la riflessione di Anfia, che invita a considerare anche altre soluzioni per la decarbonizzazione del settore.

Tra queste, un ruolo crescente potrebbe essere giocato dai carburanti rinnovabili, in grado di ridurre le emissioni senza richiedere una sostituzione immediata del parco circolante. Una prospettiva che apre un dibattito più ampio sulle strategie industriali e sulle politiche energetiche europee.

Nel frattempo, il mercato resta in equilibrio instabile. Da un lato, le case automobilistiche continuano a investire nell’elettrico, spinte dalle normative e dalla competizione globale. Dall’altro, i consumatori mostrano cautela, frenati da costi, infrastrutture e incertezze tecnologiche.

In questo contesto, anche i segnali di ripresa delle immatricolazioni assumono un significato relativo. Non indicano una vera ripartenza, ma piuttosto una fase di assestamento, in cui il settore cerca un nuovo equilibrio. Il rischio, evidenziato da diversi osservatori, è quello di una transizione a due velocità: più rapida nei Paesi con maggiori investimenti e infrastrutture, più lenta altrove.

Una dinamica che potrebbe ampliare le differenze tra i mercati europei e mettere sotto pressione l’intera filiera industriale. La sfida, dunque, non è solo tecnologica, ma anche economica e sociale. Perché la mobilità del futuro non si costruisce solo nei laboratori o nelle fabbriche, ma anche nelle scelte quotidiane di milioni di automobilisti. E, almeno per ora, la direzione appare meno lineare di quanto previsto.

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