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Ora legale, torna il cambio: nella notte tra il 28 e il 29 marzo si dormirà un’ora in meno

L’effetto immediato sarà quello di serate più luminose, ma dietro lo spostamento delle lancette resta aperto anche il confronto europeo sul futuro del sistema

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Ora legale, torna il cambio: nella notte tra il 28 e il 29 marzo si dormirà un’ora in meno

Con l’arrivo della primavera torna anche uno degli appuntamenti più abituali del calendario civile: il passaggio all’ora legale. Nella notte tra sabato 28 e domenica 29 marzo 2026, anche in Italia, le lancette dovranno essere spostate avanti di un’ora. In concreto, alle 2 si passerà direttamente alle 3. Il risultato sarà immediato e noto a tutti: un’ora di sonno in meno nella notte del cambio, ma più luce naturale nel tardo pomeriggio e nelle ore serali. La regola, del resto, è quella fissata a livello europeo: dal 2001 i Paesi dell’Unione sono tenuti a passare all’ora legale l’ultima domenica di marzo e a tornare all’ora solare l’ultima domenica di ottobre.

Per milioni di persone il cambio avverrà senza nemmeno accorgersene, perché smartphone, computer, tablet e dispositivi digitali si aggiorneranno automaticamente. Diverso il discorso per gli orologi analogici e per alcuni apparecchi domestici meno recenti, che dovranno essere regolati manualmente. Ma al di là del gesto pratico, che si ripete due volte l’anno, l’ora legale continua a essere un tema che tocca abitudini, consumi, salute e organizzazione della vita sociale. Non si tratta soltanto di spostare le lancette: dietro questo meccanismo c’è una precisa logica economica ed energetica, nata per sfruttare meglio la luce naturale nei mesi più caldi.

Il principio è semplice. Anticipando di un’ora l’orario ufficiale, si ritarda l’accensione delle luci artificiali nelle ore serali, quando molte attività sono ancora in corso. È proprio su questo punto che si concentra da anni l’argomento principale a favore dell’ora legale. Terna, la società che gestisce la rete elettrica nazionale, ha più volte evidenziato come il sistema continui a produrre benefici concreti per il Paese. Nei sette mesi di ora legale del 2024, secondo i dati diffusi dalla società, il sistema elettrico italiano ha registrato un risparmio superiore a 100 milioni di euro. Nelle precedenti rilevazioni, Terna ha quantificato anche una riduzione significativa dei consumi elettrici e delle emissioni di anidride carbonica, a conferma di un impatto che non è soltanto economico, ma anche ambientale.

Questo spiega perché, nonostante il dibattito ciclico sulla sua utilità, l’ora legale continui a essere considerata uno strumento utile, soprattutto in una fase storica in cui il tema dell’energia resta centrale. Il risparmio, naturalmente, non è uniforme in tutti i mesi: tende a essere più sensibile nei periodi di passaggio, come la primavera e l’inizio dell’autunno, mentre in piena estate l’effetto si riduce perché le giornate sono già molto lunghe. Resta però il vantaggio complessivo di una migliore distribuzione della luce nelle ore in cui le persone lavorano, si spostano, fanno acquisti o trascorrono tempo all’aperto. Anche per questo l’ora legale ha finito con l’influenzare non solo i bilanci energetici, ma anche gli stili di vita, favorendo attività serali, socialità e permanenza negli spazi aperti.

Accanto ai benefici, però, esistono anche effetti meno graditi. Il più evidente è quello legato al sonno. Il passaggio all’ora legale, proprio perché impone di anticipare bruscamente il ritmo quotidiano, può provocare per alcuni giorni una sensazione di stanchezza, difficoltà di concentrazione o una lieve alterazione del ciclo sonno-veglia. Nulla di particolarmente allarmante nella maggior parte dei casi, ma abbastanza da rendere il cambio d’ora un piccolo fastidio per chi ha ritmi regolari, per i bambini, per gli anziani o per chi già soffre di disturbi del sonno. È uno degli aspetti che negli anni ha alimentato il fronte di chi chiede di superare definitivamente il doppio cambio stagionale.

Ed è qui che si inserisce la dimensione politica europea. Da tempo, infatti, a Bruxelles si discute della possibilità di abolire l’alternanza tra ora solare e ora legale. La Commissione europea ha presentato già nel 2018 una proposta per interrompere i cambi stagionali, lasciando però agli Stati membri la scelta del proprio orario definitivo per tutto l’anno. Proprio questo punto, però, si è trasformato nell’ostacolo principale. Senza una decisione comune, il rischio sarebbe quello di avere Paesi confinanti con scelte diverse, con conseguenze pratiche per trasporti, commercio, mercato interno e collegamenti transfrontalieri. Per questo, in assenza di un’intesa politica condivisa, il sistema attuale è rimasto in vigore e continua ad applicarsi ancora oggi.

Per il momento, dunque, non cambia nulla. Nella notte tra il 28 e il 29 marzo si tornerà all’ora legale e si andrà avanti così fino all’ultima domenica di ottobre, quando arriverà di nuovo il momento di tornare all’ora solare. Una routine che per molti è soltanto una seccatura di stagione, ma che in realtà racconta un equilibrio ancora irrisolto tra risparmio energetico, esigenze del mercato europeo e benessere quotidiano. E anche quest’anno, come sempre, il primo effetto sarà lo stesso: un’ora persa nel sonno, qualche sbadiglio in più al mattino e la sensazione, già dal giorno dopo, che la bella stagione abbia davvero cominciato a prendersi spazio.

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