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Celestino Vietti e la VR46 Academy: continua il percorso del ciriacese classe 2001

Il pilota di Cirié continua la sua esperienza nel gruppo guidato da Valentino Rossi: non più una promessa, ma parte di una scuola che forma il motociclismo italiano

Celestino Vietti e la VR46 Academy: continua il percorso del ciriacese classe 2001

Celestino Vietti e la VR46 Academy: continua il percorso del ciriacese classe 2001

Ci sono luoghi che non si lasciano davvero, anche quando la carriera prende strade diverse. Per Celestino Vietti, classe 2001 di Cirié, la VR46 Academy è uno di questi. Non solo il punto di partenza, ma un riferimento che continua ad accompagnarlo anche oggi, mentre il suo percorso in Moto2 entra in una fase più matura.

L’esperienza nell’Academy fondata da Valentino Rossi non si esaurisce con l’ingresso nel Motomondiale. Al contrario, prosegue nel tempo, trasformandosi. I test recenti a Mandalika, in Indonesia, lo hanno mostrato chiaramente: Vietti è ancora lì, dentro quel gruppo ristretto che rappresenta il cuore del motociclismo italiano contemporaneo. Non più il più giovane da far crescere, ma uno dei piloti che devono consolidarsi, trovare continuità, fare il salto definitivo.

La VR46 Academy, del resto, non è mai stata solo una scuola tecnica. È un ambiente in cui si costruisce un certo modo di stare nello sport: allenamento condiviso, confronto costante, una dimensione quasi comunitaria che attraversa le diverse fasi delle carriere. In pista, a Mandalika, Vietti ha girato accanto a nomi come Pecco Bagnaia, Marco Bezzecchi e Franco Morbidelli, cioè il vertice attuale del movimento italiano. Non è un dettaglio. È il segno di una continuità che tiene insieme chi è già arrivato e chi sta ancora cercando la propria stabilità.

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Per Vietti, questa permanenza ha un significato preciso. Dopo una fase iniziale in Moto2 segnata da risultati importanti e aspettative alte, il suo percorso si è fatto più complesso. È qui che l’Academy torna centrale: non come trampolino, ma come struttura di supporto, tecnica e mentale. Un luogo in cui si lavora lontano dai riflettori, dove il tempo conta più dell’immediato.

Dal punto di vista del costume sportivo, Vietti rappresenta una figura interessante. Non è il pilota costruito sull’immagine, né quello che vive di dichiarazioni e visibilità. È parte di una generazione che ha interiorizzato il modello dell’Academy: meno esposizione, più lavoro, meno narrativa, più processo. Un approccio che riflette anche le sue radici piemontesi, quella concretezza silenziosa che raramente diventa titolo, ma spesso costruisce carriere lunghe.

La sua presenza costante all’interno della VR46 Academy racconta anche qualcosa di più ampio. Il progetto di Valentino Rossi, a oltre dieci anni dalla nascita, continua a funzionare come una vera e propria filiera. Non solo produce talenti, ma li accompagna nel tempo, creando una rete che va oltre la competizione pura. Vietti, in questo senso, è uno degli esempi più evidenti di questa evoluzione: non più allievo, non ancora veterano, ma figura intermedia che tiene insieme le due dimensioni.

In un motociclismo sempre più globale, dove si corre tra Thailandia, Indonesia e circuiti sparsi nel mondo, il legame con un luogo come Tavullia resta un punto fermo. E per un ragazzo partito da Cirié, quel legame continua a essere parte integrante della sua identità.

Perché, alla fine, l’Academy non è solo un passaggio. È un modo di stare dentro lo sport. E Vietti, oggi, è ancora lì, dentro quella traiettoria.

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