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18 Marzo 2026 - 11:59
Carcere di Torino, tra suicidi e degrado: “È una sconfitta dello Stato, il sistema sta affondando”
Non una ricorrenza da celebrare, ma un’emergenza da affrontare. Alla vigilia del 209º anniversario della Polizia Penitenziaria, previsto per il 20 marzo, dal carcere di Torino arriva una denuncia durissima che riporta al centro dell’attenzione la condizione degli istituti penitenziari italiani.
A sollevarla è l’OSAPP, il sindacato autonomo della polizia penitenziaria, che parla senza mezzi termini di una situazione ormai fuori controllo, aggravata da un nuovo suicidio avvenuto proprio nelle ultime ore all’interno dell’istituto torinese. Un episodio che, secondo il sindacato, rappresenta “l’ennesima sconfitta dello Stato” e rende ancora più difficile immaginare un clima di celebrazione.
Il contrasto tra la realtà quotidiana e la cerimonia ufficiale appare, nelle parole del sindacato, evidente. La scelta di organizzare le celebrazioni non all’interno del carcere o nella città di Torino, ma nel Palazzo Comunale di Pianezza, viene letta come un segnale di distanza da una situazione che invece richiederebbe attenzione immediata.
Secondo l’OSAPP, l’istituto torinese si trova in condizioni che vanno oltre ogni limite di tollerabilità. Il quadro descritto è quello di una struttura segnata da degrado diffuso, carenze igieniche e problemi strutturali evidenti, che rendono sempre più difficile il lavoro del personale e la gestione quotidiana dei detenuti.
Negli ultimi giorni, un episodio simbolico ha riacceso l’allarme: nel Padiglione B, al terzo piano, si è staccata una parte dell’intonaco dal soffitto. Un segnale che, secondo il sindacato, evidenzia la fragilità dell’intero complesso.
Ma non si tratta di un caso isolato. I Padiglioni A e B vengono descritti come ambienti deteriorati, sporchi e difficili da gestire, mentre le condizioni igieniche in alcune aree detentive sarebbero ormai gravemente compromesse. In alcuni spazi, si legge nella denuncia, la situazione sarebbe paragonabile a quella di un “letamaio”.
Nel Padiglione C, le docce del terzo piano presentano pareti ricoperte di muschio e incrostazioni, segno di una manutenzione insufficiente. Criticità analoghe vengono segnalate anche nel padiglione femminile, nella sezione di semilibertà e nell’ICAM.

Il degrado non si limita agli spazi interni. Anche le aree esterne dell’istituto mostrano segni evidenti di abbandono: rifiuti accumulati, marciapiedi dissestati, crepe, buche e vegetazione incolta. Una situazione che, oltre a incidere sul decoro, avrebbe conseguenze dirette anche sulla sicurezza, favorendo fenomeni come i lanci di sostanze stupefacenti dall’esterno.
A tutto questo si aggiunge il nodo del sovraffollamento, che continua a rappresentare una delle principali criticità del sistema penitenziario. Celle piene oltre la capienza, spazi insufficienti e tensioni crescenti rendono il contesto sempre più difficile da gestire.
Il peso maggiore ricade sul personale. Gli agenti di polizia penitenziaria, secondo il sindacato, sono costretti a sostenere turni massacranti, con doppi e tripli servizi e crescenti difficoltà nel garantire i riposi.
“Il personale è esasperato – dichiara il segretario generale Leo Beneduci – e lavora in condizioni sempre più difficili tra degrado, sovraffollamento e continue tensioni. Aggressioni, minacce e violenze sono ormai quasi quotidiane”.
Parole che restituiscono un quadro di forte pressione operativa, in cui la gestione della sicurezza si intreccia con condizioni logistiche e organizzative sempre più critiche. Di fronte a questo scenario, il sindacato invita a cambiare prospettiva. “Parlare di celebrazioni rischia di suonare come una provocazione – prosegue Beneduci –. Prima delle cerimonie servono interventi concreti per restituire sicurezza, dignità e condizioni di lavoro accettabili”.
Da qui la richiesta alle istituzioni e ai vertici dell’amministrazione penitenziaria di effettuare un sopralluogo immediato all’interno del carcere torinese. Un invito esplicito a verificare di persona le condizioni dell’istituto, andando oltre relazioni e comunicati ufficiali. “Chi ha responsabilità istituzionali venga a vedere di persona – è l’appello finale –. Solo entrando nei reparti sarà possibile comprendere il livello di degrado e abbandono in cui il personale è costretto a operare ogni giorno”.
La denuncia riaccende i riflettori su una questione più ampia, che riguarda l’intero sistema penitenziario italiano. Sovraffollamento, carenze strutturali, mancanza di risorse e crescente disagio tra detenuti e operatori rappresentano criticità note da tempo, ma ancora lontane da una soluzione definitiva.
Il caso di Torino, con l’ultimo suicidio e le condizioni descritte dal sindacato, diventa così emblematico di una situazione che va oltre il singolo istituto. Un segnale d’allarme che, ancora una volta, chiama in causa la responsabilità dello Stato e la necessità di interventi strutturali.
Alla vigilia di una ricorrenza istituzionale, il carcere torinese appare dunque come il simbolo di un sistema sotto pressione. Dove, più che celebrare, si chiede di intervenire.
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