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Costume e società

Subsonica, trent’anni dopo: il suono che resiste alle mode, la provincia che continua a fare cultura

Con “Terre Rare”, la band torna con un nuovo album e celebra una carriera fuori dalle logiche del mercato. Tra i protagonisti anche Andrea “Ninja” De Simone, il batterista di Brandizzo

Subsonica, trent’anni dopo: il suono che resiste alle mode, la provincia che continua a fare cultura

Subsonica, trent’anni dopo: il suono che resiste alle mode, la provincia che continua a fare cultura

C’è una linea che unisce la periferia alla scena nazionale, e spesso passa inosservata. Nel caso dei Subsonica, quella linea attraversa anche Brandizzo, da dove arriva Andrea “Ninja” De Simone, batterista della band e figura chiave di un progetto che, a trent’anni dalla nascita, continua a sottrarsi alle regole più prevedibili dell’industria musicale.

L’uscita di “Terre Rare”, undicesimo album in studio in arrivo il 20 marzo, non è solo un passaggio discografico. È piuttosto il segno di una continuità rara: una band che non ha mai smesso di ridefinirsi, evitando la tentazione più comune, quella di inseguire il consenso. In questo percorso, Ninja rappresenta qualcosa di più di un semplice componente: è il punto di contatto tra la dimensione metropolitana di Torino e quella provinciale, concreta, meno raccontata, da cui spesso nascono le traiettorie più interessanti.

Nel racconto dei Subsonica, la musica non è mai stata un prodotto da adattare al mercato. Lo si capisce anche da questo nuovo lavoro, costruito come un viaggio tra suoni raccolti lungo il Mediterraneo, strumenti non convenzionali e suggestioni che arrivano da luoghi come il Marocco. Una scelta che va nella direzione opposta rispetto alla semplificazione: niente ricerca della hit, ma un tessuto sonoro complesso, stratificato, che chiede tempo e attenzione.

In questo contesto, il ruolo di Ninja acquista un valore particolare. La batteria nei Subsonica non è solo struttura ritmica, ma parte integrante di un equilibrio più ampio, dove elettronica, voce e strumenti dialogano continuamente. È un lavoro meno visibile rispetto alla figura del frontman, ma decisivo per tenere insieme un’identità sonora che negli anni è rimasta riconoscibile pur cambiando forma.

Ninja

Il fatto che uno dei pilastri della band venga da Brandizzo non è un dettaglio secondario. Racconta un modello diverso di costruzione del successo: non quello immediato, legato all’esposizione, ma quello che nasce da un percorso lungo, fatto di sperimentazione, coerenza e legame con il territorio. In un’epoca in cui la narrazione musicale è spesso concentrata sulle grandi città, la presenza di Ninja ricorda che anche la cintura torinese continua a essere parte attiva di questo racconto.

“Terre Rare” arriva inoltre in un momento simbolico: i trent’anni dei Subsonica. Un traguardo che la band ha scelto di celebrare con una serie di eventi a Torino, tra concerti, mostre e iniziative diffuse. Non una celebrazione nostalgica, ma un modo per ribadire un’identità costruita nel tempo, senza scorciatoie.

C’è anche una dimensione più ampia che attraversa il nuovo album. I temi toccano la contemporaneità, dai conflitti internazionali alla percezione dell’“altro”, come nel brano “Straniero”, fino a una riflessione più generale sul presente. Ma, come sempre per i Subsonica, il messaggio non è mai diretto o didascalico: passa attraverso il suono, le atmosfere, le scelte musicali.

E forse è proprio questo a rendere ancora attuale una band nata negli anni Novanta. In un panorama in cui tutto tende a essere rapido, immediato, facilmente consumabile, i Subsonica continuano a muoversi in controtendenza. Non inseguono il pubblico, ma cercano di portarlo altrove.

In questa traiettoria, Ninja, da Brandizzo, resta una figura silenziosa ma centrale. Un esempio di come si possa attraversare il tempo senza perdere coerenza, restando fedeli a un’idea di musica che non è solo intrattenimento, ma anche ricerca, identità e, in fondo, racconto collettivo.

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