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Impianto di biometano in Canavese, il Consiglio di Stato chiede controlli al Politecnico di Torino

Dopo il ricorso di Comune e comitato, nuova analisi tecnica sull’impianto previsto vicino alle abitazioni

Impianto di biometano in Canavese, il Consiglio di Stato chiede controlli al Politecnico di Torino

Impianto di biometano in Canavese, il Consiglio di Stato chiede controlli al Politecnico di Torino

Il Consiglio di Stato riapre il dossier sul biodigestore di Villareggia e affida una verifica tecnica al Politecnico di Torino. I giudici amministrativi vogliono chiarire se il progetto dell’impianto per la produzione di biometano rispetti davvero i parametri previsti dalla normativa regionale sulla cogenerazione e sulla corretta localizzazione di questo tipo di strutture.

La decisione arriva dopo l’udienza dello scorso 12 febbraio e riguarda uno dei nodi più controversi dell’intera vicenda: l’idoneità del sito scelto e il modo in cui sono stati calcolati i parametri energetici dell’impianto. Con un’ordinanza, il Consiglio di Stato ha incaricato il Politecnico di Torino di elaborare una relazione tecnica entro sessanta giorni. Solo dopo verrà fissata una nuova udienza.

Il ricorso era stato presentato dal Comune di Villareggia insieme al Comitato Villareggia: Vita, Ambiente, Sviluppo Sostenibile, che da anni si oppongono alla realizzazione del biodigestore progettato dal consorzio Filiera Blu–Capac. L’impianto dovrebbe sorgere a pochi metri dalle abitazioni del paese e proprio la sua collocazione è uno degli elementi più contestati dai residenti.

Secondo il comitato, la decisione del Consiglio di Stato dimostra che i dubbi tecnici non sono stati del tutto chiariti. «Si tratta dello stesso punto su cui già il Tar aveva chiesto una relazione integrativa a Città metropolitana», ricordano gli attivisti. E aggiungono che l’intervento del Politecnico rappresenta «una nuova verifica che dà peso alle analisi presentate nel nostro ricorso».

Al centro della disputa c’è la questione della cogenerazione, cioè il sistema con cui l’impianto produrrebbe energia e calore durante il processo di trasformazione di scarti agricoli e deiezioni animali in biometano. La normativa regionale prevede che il calore generato venga utilizzato in modo efficiente — ad esempio per sistemi di teleriscaldamento — così da compensare l’impatto ambientale dell’impianto.

Il comitato sostiene che i calcoli effettuati durante l’istruttoria abbiano incluso tra il “calore utile” anche quello necessario al riscaldamento del digestore, conteggiandolo di fatto due volte. Senza quella voce, affermano, i parametri energetici scenderebbero sotto le soglie richieste dalla legge regionale, rendendo l’impianto non autorizzabile. Il Tar Piemonte, nella precedente sentenza, aveva invece ritenuto validi i conteggi presentati da Città Metropolitana di Torino e dal proponente del progetto, respingendo il ricorso.

La protesta contro l'impianto a Villareggia (archivio)

Proprio su questo punto l’appello al Consiglio di Stato ha riaperto la partita. I giudici hanno ritenuto necessario un approfondimento indipendente e hanno deciso di affidarlo al Politecnico di Torino, che dovrà valutare in modo tecnico i parametri contestati.

Il progetto del biodigestore risale al marzo 2021 ed è stato fin dall’inizio contestato da una parte consistente della comunità locale. I residenti temono l’impatto ambientale e la dimensione dell’impianto, previsto in un’area già interessata da altre attività industriali e in una zona considerata sensibile per la presenza della falda acquifera. Secondo il comitato, inoltre, l’assenza di allevamenti nelle immediate vicinanze costringerebbe a trasportare gran parte delle materie organiche da altre aree, con un aumento del traffico pesante.

La battaglia amministrativa, dunque, non è chiusa. Per Villareggia i prossimi due mesi saranno decisivi: dalla relazione del Politecnico di Torino dipenderà la prossima mossa della giustizia amministrativa e, forse, il futuro di un progetto che da cinque anni divide il territorio.

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