AGGIORNAMENTI
Cerca
Attualità
14 Marzo 2026 - 18:51
Moda in crisi. Licenziamenti Alexander McQueen: Novara paga il conto più salato
Il marchio londinese di moda Alexander McQueen, controllato dal gruppo francese del lusso Kering, annuncia una pesante ristrutturazione delle attività in Italia e apre una nuova vertenza occupazionale che coinvolge direttamente il territorio novarese. L’azienda ha infatti comunicato l’avvio della procedura di licenziamento collettivo per 54 lavoratori sui 181 complessivamente impiegati nelle tre sedi italiane, tra produzione e uffici. La sforbiciata riguarda gli stabilimenti di Novara, Scandicci (Firenze) e Parabiago (Milano), ma è proprio il sito piemontese a pagare il prezzo più alto della riorganizzazione.
La sede più grande del marchio in Italia si trova a Novara, in via Leonardo da Vinci, dove lavorano attualmente 105 dipendenti. Qui, secondo quanto comunicato dall’azienda, 38 persone rischiano di perdere il posto di lavoro, un taglio che supera di gran lunga un terzo dell’organico. Una decisione che ha colto di sorpresa lavoratori e territorio e che rischia di avere ricadute significative su uno dei comparti manifatturieri più delicati dell’economia locale. Il sito novarese, infatti, rappresenta da anni un punto di riferimento per la produzione del marchio nella filiera della pelletteria di lusso e lavora in stretta connessione con una rete di fornitori e laboratori artigiani che operano tra Piemonte e Lombardia.

La notizia ha immediatamente acceso la mobilitazione sindacale. Filctem-CGIL, Femca-Cisl e Uiltec-Uil, sia a livello nazionale sia territoriale, parlano apertamente di una scelta che rischia di avere un impatto sociale pesante e chiedono un confronto immediato con la proprietà. «Esprimiamo forte preoccupazione e netta contrarietà rispetto a una decisione che rischia di avere un impatto sociale e occupazionale estremamente rilevante», affermano le organizzazioni sindacali in una nota congiunta diffusa nelle ore successive alla comunicazione aziendale.
Secondo i sindacati, il numero degli esuberi annunciati rappresenta una riduzione molto significativa della forza lavoro, con conseguenze che andrebbero ben oltre le singole posizioni lavorative. «Le ricadute – spiegano – riguarderebbero non solo le persone direttamente coinvolte e le loro famiglie, ma anche l’organizzazione del lavoro e la tenuta complessiva delle attività produttive». Il timore è che la riorganizzazione possa avere effetti a catena anche sulle aziende della filiera, molte delle quali collaborano stabilmente con il marchio per lavorazioni e componenti.
Per questo motivo le sigle sindacali chiedono che nell’ambito della procedura prevista dalla normativa vigente si apra un confronto serio, trasparente e approfondito con l’azienda, con l’obiettivo di verificare tutte le possibili soluzioni in grado di ridurre o evitare i licenziamenti annunciati. La richiesta è quella di aprire subito un tavolo di confronto nel quale discutere strumenti alternativi alla riduzione dell’organico.
Tra le proposte avanzate dai rappresentanti dei lavoratori c’è innanzitutto l’attivazione degli ammortizzatori sociali, ritenuti il primo strumento per gestire una fase di difficoltà senza ricorrere immediatamente ai licenziamenti. I sindacati chiedono inoltre di valutare percorsi di mobilità interna all’interno del gruppo Kering, così da consentire la ricollocazione dei lavoratori interessati in altre realtà del gruppo e salvaguardare le professionalità maturate negli anni. Un’altra richiesta riguarda il criterio con cui individuare gli eventuali esuberi: le organizzazioni chiedono che venga applicato il principio della non opposizione al licenziamento, evitando decisioni unilaterali che potrebbero tradursi in scelte traumatiche per i dipendenti.
La riorganizzazione annunciata da Alexander McQueen si inserisce in un contesto non semplice per il marchio, che negli ultimi anni ha registrato un rallentamento dei risultati economici e una contrazione dei volumi di vendita, spingendo il gruppo Kering ad avviare una revisione delle attività produttive e della struttura dei costi. Un piano che ora rischia però di avere conseguenze dirette su uno dei territori dove il brand ha investito negli ultimi anni per sviluppare la propria produzione.
A Novara, intanto, cresce la preoccupazione. Per il comparto locale della moda la notizia dei possibili licenziamenti arriva come un vero fulmine a ciel sereno, soprattutto perché coinvolge uno stabilimento considerato strategico nella rete produttiva del marchio. Nelle prossime settimane la vertenza entrerà nel vivo con l’avvio del confronto previsto dalla procedura di legge. L’obiettivo dei sindacati è chiaro: ridurre il più possibile il numero degli esuberi e difendere un presidio industriale che, oltre ai posti di lavoro diretti, sostiene un pezzo importante dell’economia del territorio.
Edicola digitale
I più letti
Ultimi Video
LA VOCE DEL CANAVESE
Reg. Tribunale di Torino n. 57 del 22/05/2007. Direttore responsabile: Liborio La Mattina. Proprietà LA VOCE SOCIETA’ COOPERATIVA. P.IVA 09594480015. Redazione: via Torino, 47 – 10034 – Chivasso (To). Tel. 0115367550 Cell. 3474431187
La società percepisce i contributi di cui al decreto legislativo 15 maggio 2017, n. 70 e della Legge Regione Piemonte n. 18 del 25/06/2008. Indicazione resa ai sensi della lettera f) del comma 2 dell’articolo 5 del medesimo decreto legislativo
Testi e foto qui pubblicati sono proprietà de LA VOCE DEL CANAVESE tutti i diritti sono riservati. L’utilizzo dei testi e delle foto on line è, senza autorizzazione scritta, vietato (legge 633/1941).
LA VOCE DEL CANAVESE ha aderito tramite la File (Federazione Italiana Liberi Editori) allo IAP – Istituto dell’Autodisciplina Pubblicitaria, accettando il Codice di Autodisciplina della Comunicazione Commerciale.