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12 Marzo 2026 - 21:07
Investire nell’arte: a Torino il confronto tra finanza e collezionismo (foto di repertorio)
L’arte non è più solo passione o espressione culturale: sempre più spesso viene considerata un vero e proprio asset finanziario. Un mercato globale in forte crescita che è stato al centro dell’evento “Visioni di valore: dove l’arte incontra la finanza”, organizzato da Banca Generali Private alla Fondazione Sandretto Re Rebaudengo di Torino.
Secondo le stime presentate durante l’incontro, il valore complessivo degli oggetti da collezione posseduti da privati nel mondo supera oggi 2.500 miliardi di dollari e potrebbe raggiungere 3.500 miliardi entro il 2030.
Numeri che confermano come l’arte stia assumendo un ruolo sempre più rilevante anche nelle strategie di gestione patrimoniale. Oggi circa un investitore su quattro considera infatti l’arte una vera e propria riserva di valore.
Durante il confronto tra esperti, consulenti finanziari e professionisti del settore è emerso il crescente peso dell’Art Advisory, un servizio sempre più richiesto per valorizzare e gestire collezioni private e aziendali.
Spesso, infatti, le opere d’arte presenti nelle collezioni familiari o nelle aziende non vengono considerate all’interno della pianificazione patrimoniale, nonostante rappresentino quote rilevanti del patrimonio.
Secondo i dati presentati, nelle famiglie collezioniste l’arte rappresenta in media il 20% del patrimonio, percentuale che sale fino al 28% nei grandi patrimoni.
In Italia, inoltre, una famiglia private su cinque investe già in arte, segnale di un interesse sempre più diffuso per questo tipo di investimento.
Non solo privati: anche molte imprese possiedono patrimoni artistici e culturali, spesso accumulati nel tempo. Tuttavia solo una parte di queste realtà valorizza le opere all’interno dei bilanci aziendali o delle strategie di sostenibilità e reputazione.
Un ruolo sempre più importante nel mondo del collezionismo è giocato anche dalla Next Generation, che interpreta l’arte non solo come investimento ma anche come elemento identitario, esperienza culturale e strumento di impatto sociale.
Secondo Maria Ameli, head of Wealth Advisory di Banca Generali, il patrimonio artistico deve essere gestito con la stessa attenzione riservata agli altri asset.
«La nostra attività di Art Advisory parte da un presupposto semplice: quello artistico è un patrimonio identitario e non può essere gestito come un servizio accessorio», spiega Ameli. «Abbiamo quindi costruito un modello che combina un team interno dedicato e una rete di partner selezionati per accompagnare i clienti dalla valutazione alla protezione, fino alla gestione e alla vendita delle opere».
L’evento torinese ha quindi messo in luce come l’arte stia assumendo un ruolo sempre più centrale nel dialogo tra cultura, investimento e gestione del patrimonio, aprendo nuove prospettive sia per i collezionisti sia per il mondo della finanza.

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