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Torino punta all’Unesco con il chilometro quadrato dei santi sociali

Torino valorizza una tradizione di solidarietà internazionale

Torino punta all’Unesco

Torino punta all’Unesco con il chilometro quadrato dei santi sociali

Torino avvia il percorso per candidare all’Unesco il “chilometro quadrato dei santi sociali”, l’area della città in cui nell’Ottocento operarono alcune delle figure religiose più importanti della storia torinese e della carità sociale.

L’iniziativa riguarda il quartiere alle spalle di Porta Palazzo, dove vissero e svolsero la loro attività Giovanni Bosco, Giuseppe Cottolengo, Leonardo Murialdo, Giuseppe Allamano, Giulia e Tancredi di Barolo e Giuseppe Cafasso. Qui, in pochi decenni, nacquero opere religiose e sociali destinate a diffondersi in tutto il mondo.

Per avviare la candidatura è stato costituito un primo gruppo tecnico, mentre nelle prossime settimane la Diocesi di Torino, rappresentata dalla referente della Caritas Elide Tisi, avvierà il coinvolgimento degli istituti religiosi fondati dai santi e di altri enti del territorio, tra cui fondazioni bancarie e istituzioni locali.

«Sono terminate questo pomeriggio le consultazioni della Diocesi con Comune, Città metropolitana e Regione» spiega l’arcivescovo di Torino cardinale Roberto Repole, che aveva lanciato l’idea lo scorso gennaio. «Desidero esprimere molta gratitudine al presidente Alberto Cirio e al sindaco Stefano Lo Russo per l’adesione alla proposta di candidare il chilometro quadrato della carità di Torino a Patrimonio dell’Unesco».

Secondo Repole, proprio in questa parte della città si sviluppò una straordinaria stagione di impegno sociale e religioso.

«Questi santi mobilitarono la città nella lotta contro le grandi sofferenze dei poveri» sottolinea il cardinale. «In pochi decenni nacquero opere importanti sul fronte della cura dei malati, come la Piccola Casa del Cottolengo, dell’educazione dei giovani con i Salesiani di don Bosco e i Giuseppini del Murialdo, dell’assistenza ai carcerati grazie alle iniziative dei Marchesi di Barolo e di Cafasso, e della missione nel mondo con i Missionari della Consolata».

In quegli stessi anni Torino fu anche il luogo di attività di altre figure religiose significative, come il beato Faà di Bruno e i beati fratelli Boccardo, contribuendo a creare un vero e proprio laboratorio di solidarietà e impegno sociale.

Nel quartiere storico vicino a Porta Palazzo, l’ispirazione alla carità e alla solidarietà sociale mise radici profonde, dando origine a istituzioni e opere che ancora oggi operano in città e in molti Paesi del mondo.

«Fu un’esperienza unica – conclude Repole – che continua ad animare Torino con iniziative antiche e nuove, come la recente apertura del Museo Frassati, dedicato alla memoria dei santi torinesi. Riteniamo che l’Unesco possa riconoscere l’eccezionale valore universale di questa storia».

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